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25 Aprile 1945

di NEALA ANTINORI

 

 

 

Ma poi, in fondo, io che ne so?

 

Di quell’inverno lungo nella giacchetta stretta, i piedi gelati a spingere sui pedali in salita, o forse sulla moto di un amico, che ne so?

Delle notti insonni di mia madre ad aspettare …… ad immaginare chissà che …… e intanto lui diceva: "Se non sai niente, non puoi dire niente".

Che ne so del coraggio e della paura di quei giorni, del cuore che batteva all’impazzata …… povero cuore maltrattato da sempre e per pochi anni ancora.

E dei colpi, del fumo, delle urla, dei silenzi …… e lei chiedeva: "Ma quando? Quando torni?". "Non lo so, stai tranquilla".

Quattro giorni di silenzio. Quattro giorni a fare che? In montagna forse? In fabbrica? Nascosto chissà dove? Hai avuto paura? Forse si, ma certo non hai pensato di lasciar perdere. Non hai pensato a ritornare a casa, a chinare la testa, ad aspettare che passasse la bufera. TU eri la bufera, tu ed i tuoi compagni, infuriati, determinati, lucidi ed appassionati!

 

Ma che ne so veramente io?

 

Quanti? Quanti si sono riflessi nella pupilla dorata attraverso il mirino? Quanti da quel tetto? E quanto immobile stavi, per non farti scorgere? Il grilletto era morbido da premere, oppure pesava sull’anima ogni colpo, ogni filo tranciato di netto? Ma la fabbrica era più importante. La fabbrica, mai così vostra e quanto lontano era padron Agnelli.

 

Ma che ne so davvero poi?

 

Di quel fiore, che immagino rosso, posato ogni mattina sul portone, sdraiato sul sangue di Dante; incoscienza? Sfrontatezza? Orgoglio! Orgoglio di uno spirito libero.

 

Ma poi che ne so del gran giorno?

 

Della vostra festa più grande? La gioia immensa e le urla festose, i canti, l’ingresso trionfale in città …… era il 21 Aprile.

La gente in strada ad accogliervi … e tu dov’eri? Chi stava al tuo fianco? Eri stremato e sorridente? Negli occhi brillava l’orgoglio appagato?

Orgoglio di uomini e donne, a migliaia, temerari, sfrontati, timidi, coraggiosi, risoluti, con un obiettivo più grande della loro stessa vita. Sacrificabili per scelta, sacrificabili per noi, che qui e oggi fatichiamo ad immaginare che cosa sono stati quei giorni.

 

Ma domani è festa!

 

Festa grande ed anch’io canterò i canti che erano tuoi, stringerò le mani di chi ancora può ricordare e condividerò l’orgoglio di chi mi ha dato una Patria libera e una Costituzione democratica.

 

Grazie papà!

 

 

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Rudi Mathematici

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