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Ma
poi, in fondo, io che ne so?
Di
quell’inverno lungo nella giacchetta stretta, i piedi gelati
a spingere sui pedali in salita, o forse sulla moto di un
amico, che ne so?
Delle
notti insonni di mia madre ad aspettare …… ad immaginare
chissà che …… e intanto lui diceva: "Se non sai
niente, non puoi dire niente".
Che
ne so del coraggio e della paura di quei giorni, del cuore che
batteva all’impazzata …… povero cuore maltrattato da
sempre e per pochi anni ancora.
E
dei colpi, del fumo, delle urla, dei silenzi …… e lei
chiedeva: "Ma quando? Quando torni?". "Non lo
so, stai tranquilla".
Quattro
giorni di silenzio. Quattro giorni a fare che? In montagna
forse? In fabbrica? Nascosto chissà dove? Hai avuto paura?
Forse si, ma certo non hai pensato di lasciar perdere. Non hai
pensato a ritornare a casa, a chinare la testa, ad aspettare
che passasse la bufera. TU eri la bufera, tu ed i tuoi
compagni, infuriati, determinati, lucidi ed appassionati!
Ma
che ne so veramente io?
Quanti?
Quanti si sono riflessi nella pupilla dorata attraverso il
mirino? Quanti da quel tetto? E quanto immobile stavi, per non
farti scorgere? Il grilletto era morbido da premere, oppure
pesava sull’anima ogni colpo, ogni filo tranciato di netto?
Ma la fabbrica era più importante. La fabbrica, mai così
vostra e quanto lontano era padron Agnelli.
Ma
che ne so davvero poi?
Di
quel fiore, che immagino rosso, posato ogni mattina sul
portone, sdraiato sul sangue di Dante; incoscienza?
Sfrontatezza? Orgoglio! Orgoglio di uno spirito libero.
Ma
poi che ne so del gran giorno?
Della
vostra festa più grande? La gioia immensa e le urla festose,
i canti, l’ingresso trionfale in città …… era il 21
Aprile.
La
gente in strada ad accogliervi … e tu dov’eri? Chi stava
al tuo fianco? Eri stremato e sorridente? Negli occhi brillava
l’orgoglio appagato?
Orgoglio
di uomini e donne, a migliaia, temerari, sfrontati, timidi,
coraggiosi, risoluti, con un obiettivo più grande della loro
stessa vita. Sacrificabili per scelta, sacrificabili per noi,
che qui e oggi fatichiamo ad immaginare che cosa sono stati
quei giorni.
Ma
domani è festa!
Festa
grande ed anch’io canterò i canti che erano tuoi, stringerò
le mani di chi ancora può ricordare e condividerò
l’orgoglio di chi mi ha dato una Patria libera e una
Costituzione democratica.
Grazie
papà!
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