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"Accattone"
Regia: Pier Paolo
Pasolini
Interpreti: Sergio Citti,
Silvana corsini, Elsa Morante
Durata: h 2.00
Nazionalità: Italia 1961
Genere: drammatico
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"Accattone" è il
soprannome affibbiato ad un giovane che, in una borgata romana, vive senza
far nulla, alle spalle di una prostituta, Maddalena. Quando la ragazza
finisce in carcere, Accattone si trova a mal partito. Respinto e malmenato
dopo un tentativo di riavvicinare la moglie, che vive insieme al
figlioletto in casa del padre e del fratello, il giovanotto tenta di
sostituire Maddalena con una ragazza di nuova conoscenza: Stella. Costei,
incredibilmente ingenua e fidente, non è fatta però per il triste
mestiere ed Accattone, che s'è innamorato, decide di trovarsi un lavoro
per mantenere se stesso e la ragazza. Un solo giorno di fatiche, lo
stronca. Ignaro che la polizia lo tiene d'occhio - Maddalena, gelosa, dal
carcere lo ha denunciato per sfruttamento - Accattone tenta allora la via
del furto. Insieme con un vecchio ladro fa man bassa sulla merce caricata
su un autocarro. Afferrato dai poliziotti, si divincola, sale su una
motocicletta e fugge. La sua corsa è breve: subito si schianta contro un
muro, uccidendosi. La critica... Nel girare "Accattone" Pasolini
metteva le mani in una ferita aperta nella pseudo-coscienza borghese,
quella dell'esistenza di due Italie, una ufficiale, l'Italia da
esportazione, onesta, né povera, né ricca ma allegra e sincera, quella
oleografica dell'antica nobiltà e die mangiatoti di maccheroni, e
un'Italia miserrima, in cui tutto, dalla lingua ai codici morali, era
fermo ad un passato mai risolto di carognesca viltà senza scampo, in cui
neppure un debole riflesso della prima poteva filtrare attraverso il
codice pre-borghese della sopravvivenza, della vita alla giornata. Ma che
erano queste pietre dello scandalo, questa umanità dotata di una purezza
astorica, questi estranei nella propria terra per cui la storia che si
svolge nella società vera è vista solo come costante minaccia poliziesca
o irraggiungibile mito di benessere, quando non è addirittura ignorata,
con un comprensibile meccanismo di compensazione, come inesistente? La
loro storia si intreccia a quella degli interpreti, tutti attori
rigorosamente non-professionisti, reclutati da Pasolini negli stessi
luoghi in cui la vicenda del film si svolge, tanto che a tratti diventa
quasi impossibile distinguere lo spirito della trasfigurazione poetica da
quello dell'inchiesta sociologica. Il "mondo a parte"descritto
da Pasolini nel film era come l'ultima scia di qualcosa di davvero
preistorico, nel senso di precedente alla condizione borghese dell'essere
nella storia: un mondo assoluto, sciolto dai legacci della Ragione
Dominante, in cui si sopravvive solo attraverso una ferina ingenuità
senza spazio per i sensi di colpa, un mondo in cui aleggiava un polveroso
senso di morte in vita, un'allucinata serenità non senza allegria.
Pasolini in strabiliante sintonia con i filosofi della scuola di
Francoforte e in particolar modo con Theodor W. Adorno, dichiarava
preistorica anche la società borghese a quel mondo contemporanea, ma
preistorica in un senso del tutto differente. Preistorica perché in
viaggio verso la nuova barbarie capitalistica, quella tecnocratica, basata
sul depauperamento della coscienza e sull'assimilazione e la digestione di
ogni diversità, attraverso un'irresistibile estetizzazione della merce.
Una società violentemente razzista, la cui apparente tolleranza viene in
realtà usata come arma di ricatto per imporre la giustificazione delle
tendenze più regressive e violentemente antidemocratiche, per lasciare
spazio illimitato all'ottusa colonizzazione della cultura attraverso la
sua illimitata mercificazione. La storia astorica del sottoproletariato è
da sempre ferma alla rivolta individuale contro uno strapotere sovrastante
e sconosciuto: ma la lotta non può trasformarsi in rivoluzione perché il
sottoproletariato non è mai stato una classe omogenea con una coscienza
di sé, ma un gruppo eterogeneo la cui unica caratteristica è posta
dall'esterno ed è l'indegnità sociale. Pasolini aveva immortalato nel
suo film gli ultimi latori di una atroce condizione umana, dialetticamente
contrapposti, nella purezza della loro ignoranza della storia borghese,
alla società dell'apparenze, altrettanto caduca e transitoria, di quegli
anni. Allora dunque era ancora possibile tentare di descrivere una vita
intatta dalla morale borghese, anche se non in grado di contrapporle
alcuna morale: uno di questi sottoproletari aveva infatti molto più in
comune con un uomo della sua condizione vivente nel medioevo che con un
suo contemporaneo appartenente alla classe ideologicamente dominante.
L'ideologia del miserrimo Cataldi Vittorio detto Accattone è infatti
un'ideologia negativa, religiosa alla rovescia, legata al destino e ai
suoi pagani, millenari valori assoluti, quelli del cieco accaparramento
della propria sopravvivenza. Tutto ciò che oltrepassa la vita alla
giornata, persino l'esperienza rinnovatrice dell'amore, non gli è
concessa. Tutto può entusiasmarlo solo per un breve istante, ma quando
esce dalla condizione di sogno irraggiungibile per diventare realtà,
subito si confonde allo squallore della vita, si sporca, è troppo bello
per durare. Per questo Accattone non vive che la morte dell'esperienza, e
non può essere liberato che dall'esperienza della morte.
[Scheda tratta da "Pier Paolo Pasolini" di Serafino Murri, ed.
Il Castoro].
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