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L'invenzione della cucina italiana

 

a cura di Lorena Magaglio

L’Italia è un’istituzione recente, lo sappiamo, tanto recente che c’è chi dice che in realtà non esista…

Sembra automatico pensare ad un’arte culinaria comune per tutta la penisola, ma in effetti si tratta anche qui di un’idea affrettata: secoli e secoli di dominazioni diverse hanno prodotto tradizioni molto dissimili da un capo all’altro dello stivale. Si deve arrivare alla fine del XIX secolo, e precisamente al 1891, perché venga alla luce l’opera destinata a diventare il ricettario comune di tutti gli italiani: “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi.

Certo, all’inizio sembra il classico flop letterario: l’autore chiede parere a dotti amici, ricevendone però stroncature.Con le case editrici gli va anche peggio: colleziona rifiuti più o meno secchi, pur avendo addirittura in un caso invitato a pranzo gli editori per far loro toccare “con lingua” la validità di quanto riportato nel suo volume. Invano: la mancanza di un nome conosciuto non è riscattata dall’ottima prova pratica. Infine, scoraggiato ma deciso a proporsi al pubblico, si decide a pubblicare l’opera a proprie spese, in tiratura limitatissima: appena mille copie. Ma ben presto molte altre edizioni, sempre più imponenti, seguono alla prima, e a ragione: nel caotico universo dei ricettari dell’epoca L’arte di mangiar bene svetta come bibbia della tipica cucina borghese agiata. Scritta con spirito e prosa sapiente, è ancora attuale tanto che viene a tutt’oggi stampata (e venduta).

Il tentativo è quello di un dosaggio delle varie tradizioni culinarie  regionali, sia alte che basse, non senza però vistose esclusioni. Tutte confluiscono nel ricettario artusiano e  vi ricevono dignità nazionale e sistemazione intellettuale, anche attraverso rivisitazioni di vario tipo.

l'Artusi stabilisce così un solo codice alimentare e un unico lessico gastronomico. Il primo, derivato dalle tradizioni culinarie romagnolo-bolognese e toscano-fiorentine. Il secondo adottando  il fiorentino quale idioma ufficiale delle cose di cucina. Vengono così messi al bando l'uso del "gergo francioso" dilagante nei ricettari dell'Italia preunitaria, e i regionalismi e le usanze linguistiche dialettali.

Ma per l’Artusi scrivere un libro di ricette era un po’ poco… doveva infondervi tutta la sua idea, il suo “pensiero filosofico”, lo stile di vita. Infatti, non di meri procedimenti di preparazione del cibo si parla, bensì di veri e propri “racconti” che ci prendono per mano e ci guidano nella scienza della nutrizione, in critiche al pensiero del tempo, in aneddoti gustosi.  Certo, alla luce delle più recenti scoperte in campo nutrizionistico molte delle convinzioni espresse sono superate… ma rapportate al periodo in cui furono scritte stiamo parlando di avanguardia.

Insomma, un grande libro che ha, fra i suoi tanti meriti, quello di aver sferzato l’uso invalso di disprezzare la vitalità e la cucina come argomenti vili. Cito:

<O santa bicicletta che ci fa provare la gioia di un robusto appetito a dispetto dei decadenti e dei decaduti, sognanti la clorosi, la tabe e i gavoccioli dell'arte ideale! All'aria, all'aria libera e sana, a far rosso il sangue e forti i muscoli. Non vergogniamoci dunque di mangiare il meglio che si può e ridiamo il suo posto anche alla gastronomia. Infine anche il tiranno cervello ci guadagnerà, e questa società malata di nervi finirà per capire che, anche in arte, una discussione sul cucinare l'anguilla, vale una dissertazione sul sorriso di Beatrice.>

Non potrebbe mancare, alla fine di questa rivisitazione della nascita della cucina italiana, una delle famose ricette dell’Artusi. Quella che riporto è emblematica del discorso fin qui portato innanzi. Buona lettura e buon divertimento.  

Tortellini alla bolognese Quando sentite parlare della cucina bolognese fate una riverenza, ché se la merita. E` un modo di cucinare un po' grave, se vogliamo, perché il clima così richiede; ma succulento, di buon gusto e salubre, tanto è vero che colà le longevità di ottanta e novant'anni sono più comuni che altrove. I seguenti tortellini, benché più semplici e meno dispendiosi degli antecedenti, non sono per bontà inferiori, e ve ne convincerete alla prova. - Prosciutto grasso e magro, grammi 30. - Mortadella di Bologna, grammi 20. - Midollo di bue, grammi 60. - Parmigiano grattato, grammi 60. - Uova, n. 1. - Odore di noce moscata. - Sale e pepe, niente. Tritare ben fini colla lunetta il prosciutto e la mortadella, tritate egualmente il midollo senza disfarlo al fuoco, aggiungetelo agli altri ingredienti ed intridete il tutto coll'uovo mescolando bene. Si chiudono nella sfoglia d'uovo come gli altri, tagliandola col piccolo stampo del n. 8. Non patiscono conservandoli per giorni ed anche per qualche settimana e se desiderate che conservino un bel color giallo metteteli, appena fatti, ad asciugare nella caldana. Con questa dose ne farete poco meno di 300, e ci vorrà una sfoglia di tre uova. "Bologna è un gran castellazzo dove si fanno continue magnazze", diceva un tale che a quando a quando colà si recava a banchettare cogli amici. Nell'iperbole di questa sentenza c'è un fondo di vero, del quale, un filantropo che vagheggiasse di legare il suo nome a un'opera di beneficenza nuova in Italia, potrebbe giovarsi. Parlo di un Istituto culinario, ossia scuola di cucina a cui Bologna si presterebbe più di qualunque altra città pel suo grande consumo, per l'eccellenza dei cibi e pel modo di cucinarli. Nessuno apparentemente vuol dare importanza al mangiare, e la ragione è facile a comprendersi; ma poi, messa da parte l'ipocrisia, tutti si lagnano di un desinare cattivo o di una indigestione per cibi mal preparati. La nutrizione essendo il primo bisogno della vita, è cosa ragionevole l'occupazione per soddisfarlo meno peggio che sia possibile. Uno scrittore straniero dice: «La salute, la morale, le gioie della famiglia si collegano colla cucina, quindi sarebbe ottima cosa che ogni donna, popolana o signora, conoscesse un'arte che è feconda di benessere, di salute, di ricchezza e di pace alla famiglia»; e il nostro Lorenzo Stecchetti (Olindo Guerrini) in una conferenza tenuta all'Esposizione di Torino il 21 giugno 1884 diceva: «E` necessario che cessi il pregiudizio che accusa di volgarità la cucina, poiché non é volgare quel che serve ad una voluttà intelligente ed elegante. Un produttore di vini che manipola l'uva e qualche volta il campeggio per cavarne una bevanda grata, è accarezzato, invidiato e fatto commendatore. Un cuoco che manipola anch'esso la materia prima per ottenerne un cibo piacevole, non che onorato e stimato, non è nemmeno ammesso in anticamera. Bacco è figlio di Giove, Como (il Dio delle mense) di ignoti genitori. Eppure il savio dice: "Dimmi quel che tu mangi e ti dirò chi sei". Eppure i popoli stessi hanno una indole loro, forte o vile, grande o miserabile, in gran parte dagli alimenti che usano. Non c'è dunque giustizia distributiva. Bisogna riabilitare la cucina». Dico dunque che il mio Istituto dovrebbe servire per allevare delle giovani cuoche le quali, naturalmente più economiche degli uomini e di minore dispendio, troverebbero facile impiego e possederebbero un'arte, che portata nelle case borghesi, sarebbe un farmaco alle tante arrabbiature che spesso avvengono nelle famiglie a cagione di un pessimo desinare; e perché ciò non accada sento che una giudiziosa signora, di una città toscana, ha fatto ingrandire la sua troppo piccola cucina per aver più agio a divertirsi col mio libro alla mano. Ho lasciato cader questa idea così in embrione ed informe; la raccatti altri, la svolga e ne faccia suo pro qualora creda l'opera meritoria. Io sono d'avviso che una simile istituzione ben diretta, accettante le ordinazioni dei privati e vendendo le pietanze già cucinate, si potrebbe impiantare, condurre e far prosperare con un capitale e con una spesa relativamente piccoli. Se vorrete i tortellini anche più gentili aggiungete alla presente ricetta un mezzo petto di cappone cotto nel burro, un rosso d'uovo e la buona misura di tutto il resto.

 

Pellegrino Artusi - La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene – Einaudi Editore, collana I millenni

 

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