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"L'atlante delle nuvole"
David Mitchell
Frassinelli

Euro 18,00

recensione di Melania Gatto

la versione completa è apparsa sul numero 35 di LN-Librinuovi, settembre 2005

David Mitchell è un narratore. Una definizione esauriente senza essere conclusiva. Il suo L'atlante delle nuvole è prima di tutto una rassegna di storie che hanno luogo in un arco di tempo che va dall'inizio del XIX secolo a un remoto futuro dove una catastrofe ha completamente distrutto la civiltà umana. Ma i piani temporali non sono cronologicamente organizzati e i personaggi delle varie vicende hanno tra loro legami in apparenza deboli, occasionali.
O forse, più appropriatamente, emblematici.
Le loro storie non hanno molto di grandioso o definitivo: Mitchell non è il tipo di scrittore che coltivi intenti didascalici o ami presentare etiche personali o storiche. Mr. Ewing è un sprovveduto viaggiatore nei mari del Sud; Robert Frobisher, un musicista spiantato e di dubbia moralità alla ricerca di fortuna nel Belgio degli anni Trenta, in corrispondenza con un certo Sixsmith di Londra; Luisa Rey una giornalista californiana fortunosamente sulle tracce di un caso di inquinamento ambientale di portata planetaria (grazie all'imbeccata di un certo Rufus Sixsmith); Thimoty Cavendish un fallimentare editore di vanità internato in un ricovero per anziani simile a un carcere di massima sicurezza; Sonmi-451 un clone femmina addetta a una mangeria della Papa Song corp.; 
Zahcry il fifone un adolescente devoto della dea Sonmi che tenta di sopravvivere in una Terra drammaticamente regredita a un grado di civiltà tribale. L'atlante delle nuvole si apre e si chiude con la vicenda narrata nel suo diario personale da Mr. Ewing. Come in una matrioshka, seguono e precedono l'epistolario di Frobisher, l'avventura di Cavendish, il rapporto sulla vita di Sonmi e, proprio al centro del testo, il curioso romanzo di formazione di Zachry, superstizioso e impaurito erede della civiltà umana. Storie di persone ma anche di oggetti o di manufatti, come in una mappa abilmente celata nelle linee di un'altra.
Un diario, un epistolario, un verbale, una novella, un romanzo d'azione... Pochi autori sanno padroneggiare altrettanto abilmente le diverse forme della narrazione e gli stili a esse correlati e ancor meno, probabilmente, riescono a dare la sensazione di che ognuna delle forme scelte sia la più adatta a tema e situazione. Il risultato, alla lettura, è una godibilissima vertigine, la sensazione di percorrere alla massima velocità possibile momenti in apparenza secondari ma inaspettatamente significativi della storia umana. Al termine delle seicento pagine de L'atlante delle nuvole, il lettore si troverà così a disporre di nuovi criteri per comprendere il mondo dove ci troviamo a condurre la nostra problematica esistenza.
Esattamente ciò una lettrice come me si augura nel momento in cui prende in mano un libro sconosciuto.

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Rudi Mathematici

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