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Bella
e potente, la chimica del Novecento tra scienza e società
Luigi
Cerruti
Editori Riuniti
Euro
26,00
recensione
di Enzo Baranelli
la
recensione è comparsa sul numero
numero 27 di LN-LibriNuovi - autunno 2003
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Un
libro che racconta la storia della chimica procedendo attraverso
tutto il secolo scorso offre troppi spunti, porte aperte verso piani
di discussione diversi, intrecciati in una costruzione vastissima.
Partiamo allora dal titolo: Bella e potente. La potenza è sotto gli
occhi di tutti e il racconto di Cerruti, fatto di storie di donne e
di uomini, ne offre una testimonianza esauriente. Riguardo alla
bellezza il discorso è diverso e sarebbe necessario parlare del
linguaggio della chimica, della ricerca, della visione della realtà
offerta da una scienza rivolta verso la molteplicità e
occorrerebbero molte pagine per farlo: la bellezza della chimica
è ancora velata, nascosta quasi a tutti, per via di una certa
torpidezza culturale dei chimici, che non sono stati ancora in grado
di innescare una tradizione di storia, filosofia e divulgazione
della propria disciplina come hanno fatto da tempo i fisici e, in
anni più vicini, i biologi.
Se il pensiero corre a libri che uniscono la fisica a religioni
orientali o a saggi sulla biologia che diventano trattati
filosofici, allora il confronto con la chimica risulta deprimente
per chi si trovi a stare per professione o interessi personali da
questo lato del confine.
Il racconto di Cerruti segue un ordine cronologico e utilizza una
ulteriore divisione per argomenti: da un lato si circoscrive un
campo, dall'altro non si vuole perdere contatto con un filo continuo
che lega la storia della chimica lungo tutto il secolo e la
narrazione riesce a intrecciare in maniera feconda storia ed
epistemologia. La chimica non produce solo conoscenze, ma anche
sostanze: l'autore evidenzia più volte la ricchezza del
ragionamento chimico che si trova sempre immerso in una realtà
contrassegnata dal molteplice e che per propria natura si oppone a
qualsiasi tentativo riduzionista.
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Gli individui chimici per
struttura, forma e relazioni ampliano il panorama conoscitivo. Da
questa massa di dati deriva la capacità di adattarsi al reale. Ad
esempio Bohr applicando il suo modello atomico, in tempi
pioneristici in cui la strumentazione era sostituita dai salti
dell'intuizione, aggiusta i suoi dati sulla base delle conoscenze
chimiche e per il metano propone «un modello molecolare che è
corretto perché non dedotto a livello di calcolo, ma assunto sulla
base della stereochimica». Una scienza che predilige la
rappresentazione topologica a quella matematico-geometrica riesce a
descrivere meglio le relazioni e le interazioni come nella
semplicità di una formula chimica e qui, come nella sintesi di
sostanze, è lo stesso linguaggio che deve trasmettere un
significato a produrre nuovo significato.
Il saggio di Cerruti mette in rilievo idee e problemi con un
discorso che è sempre legato alla storia e quindi alle persone: le
due guerre mondiali scandiscono i capitoli centrali del libro e la
chimica è raccontata in tutte le sue trasformazioni. Quando si
parla del cambiamento prodotto sulla ricerca dall'introduzione di
nuove tecnologie, la narrazione è attenta ai dettagli (dagli
spettrofotometri Beckman DU agli apparecchi Perkin-Elmer Model 21)
ed evidenzia tutte le ricadute sulle attività all'interno di un
laboratorio e non solo, in quanto questa trasformazione è assai
più profonda e fa parlare l'autore di un superamento della chimica
classica che era stata dominata da un'indagine strutturale mediante
reazioni («una prassi che era ad un tempo una sintesi materiale,
fra molecole, e una sintesi intellettuale, fra gli elementi di una
grande tradizione scientifica»). Le innovazioni aprono nuovi
orizzonti: una conseguenza naturale, verrebbe da pensare, in una
scienza contrassegnata dalla trasformazione, dalla molteplicità e
dalla sintesi.
Il Novecento pur essendo «un solo» secolo rappresenta per la
Chimica «almeno la metà della sua vita disciplinare», Cerruti
infatti si attiene a un rigido principio che definisce la chimica
come entità autonoma e seguendo il quale si può indicare l'inizio
della storia della chimica nei primi anni dell'Ottocento. Il modello
autopoietico, discusso nell'introduzione e che serve all'autore a
individuare posizione e rapporti tra le varie discipline, acquista
chiarezza nel corso della lettura e riguardo alla relazione che lega
scienze diverse come la fisica, la biologia, la chimica risulta
evidente che «le discipline interagiscono tra di loro secondo
perturbazioni e non mediante istruzioni, così la chimica non
ammaestra la biologia, e la fisica non determina il modo di
conoscere della chimica». La maniera in cui la strumentazione
fisica ha cambiato i laboratori chimici è una conferma del modello
autopoietico costituito da un sistema vivo, capace di sentire,
rielaborare e trasformarsi.
Al termine della lettura del libro colpiscono la passione che lo
anima e le energie profuse per comporlo. Sono state consultate le
fonti più svariate e in questa storia della chimica i protagonisti
parlano, dove è possibile, con la propria voce. L'interpretazione
nasce dalla disposizione degli argomenti trattati e il racconto non
si interrompe mai. Questo risultato appare ancora più notevole
considerando i temi esposti e una lettura dell'indice del libro è
sufficiente a chiarire le difficoltà che si sono dovute superare,
ma il mondo è qualitativamente ricco e nell'approccio a questa
ricchezza risiede la bellezza della chimica.
[Nota della redazione di LN - LibriNuovi]
Questa recensione ha inevitabilmente provocato qualche
discussione in redazione. Luigi Cerruti, infatti, oltre che storico
della scienza e autore del libro presentato, è anche da anni membro
dello staff di LN. «Ohibò!», si è detto, «che facciamo, ci
recensiamo i libri tra noi? Bella roba!».
Vero. D'altro canto ci è parso sinceramente filisteo – o peggio,
ipocrita – far finta di nulla o segnalare il libro all'interno di
uno spazio recintato e segnalato. Così ha prevalso il buon senso,
anche alla luce dell'indiscutibile importanza del testo.
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