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Allora
non avevo mai visto Pasolini
di Roberto Calabretto
[dal fascicolo che accompagna il CD Cantata
per Pier Paolo Pasolini]
“Allora
non avevo mai visto Pasolini e rimasi piacevolmente sorpresa nel
notare quanto conoscesse la musica di Bach e come ne parlasse con
estrema padronanza e competenza, al punto da farmi venire il
sospetto ch’egli fosse un musicista. Ad un certo punto della
serata, dopo che avevo suonato ininterrottamente per molto tempo
pagine di Johann Sebastian Bach, tra cui la sua amatissima Ciaccona,
mi chiese se conoscevo anche qualche repertorio della cultura
musicale popolare. Questa richiesta mi lasciò molto perplessa, in
quanto pensavo di trovarmi ancora una volta di fronte ad una persona
che relegava la chitarra al ruolo di strumento accompagnatore di
canzonette e motivetti vari e, non lo nascondo, la sua domanda mi
irritò.
A
quel punto si unì alla discussione Enzo Siciliano ed entrò
anch’egli nel vivo del problema. Parlarono così della bellezza e
della ricchezza del canto popolare, denunciando l’arretratezza
della cultura musicale italiana che ignorava lo studio delle
tradizioni orali. Siciliano iniziò così a cantare alcune canzoni
degli anni ‘20, mentre Pasolini propose alcune Villotte del suo
Friuli.
Pagine
stupende, come Si saveis ches fantazinis ce che son penseirs d’amoùr
che non ho più dimenticato. Fu allora che Pasolini e Siciliano
m’invitarono ad andare a Milano dov’erano nate le edizioni
dell’"Avanti!". E proprio Pier Paolo mi parlò di un
disco, Bella ciao, curato dall’istituto De Martino dove
c’era Giovanna Delfini che cantava Bella ciao e Sandra
Mantovani”.
Nella
sua Cantata per Pier Paolo Pasolini Giovanna Marini è solita
iniziare la serata con questo simpatico aneddoto. Allora, siamo nel
1958, spesso veniva invitata nei salotti della borghesia romana per
intrattenere il pubblico con la sua chitarra, “rigorosamente
classica”. Occasione preziosa per chi come lei, appena diplomata
ai Conservatorio, necessitava di farsi conoscere e di suonare in
pubblico. Nel salotto di Adele Cambria, dove solitamente si
riunivano gli intellettuali che formavano anche l’entourage di
Pier Paolo, aveva così avuto modo di conoscere il poeta di Casarsa
in questo simpatico frangente. Quest’incontro sarà decisivo nel
suo percorso artistico e contribuirà a segnare una ben precisa
svolta, per cui di lì a poco diventerà uno dei musicisti
maggiormente interessanti e significativi dell’universo folclorico
italiano.
Ricorda
spesso, la cantautrice romana, questo momento. Un momento
illuminante che le fece intravedere la bellezza delle culture
musicali orali e del canto popolare, e che la portò a conoscere il
poeta di cui poi spesso metterà in musica i versi della lirica
friulana e della sua produzione teatrale. Tutti conoscono, infatti,
le sue musiche di scena per I Turcs tal Friúl, che anni fa
hanno ottenuto un clamoroso successo non solo in Friuli ma anche in
Italia e in Francia; pochi, invece, sanno che le sue melodie
accompagnano alcune poesie de La meglio gioventù, servendosi
di una scrittura musicale ricca di pathos e attentissima alle più
recenti acquisizioni dell’avanguardia musicale europea. Una
scrittura leggibilissima - con frequenti impennate di tono che
ricordano gli stilemi dei madrigali, del canto monodico modale e la
ballata epico-narrativa - che permette di cogliere le risonanze
musicali dei versi de Il dì da la me muàrt, della Dansa
di Narcìs, di Amòur me amòur e di EI testament Coràn.
Ben
aveva colto Michele Straniero la poeticità di questa scrittura
quando, già nel 1984, scriveva che la Marini in queste liriche
riesce a dar vita ad un “neo-madrigalismo che rappresenta il suo
più recente punto d’approdo nella lunga navigazione compiuta tra
le due sponde opposte e parallele della musica alta e del canto
popolare”.
Proprio
per questi motivi, proprio a Giovanna Marini verrebbe da pensare
quando Pasolini sosteneva la necessità di trovare degli
interlocutori con il mondo popolare che sapessero far lievitare
questa realtà, dando ad essa una veste colta e lontana dal folclore
di facile maniera.
Il
linguaggio musicale della Marini, cosi ricercato ed elaborato con
atteggiamenti compositivi che nascono dall’osservazione dei modi
popolari poi decantati in formule compositive moderne, si rivela
proprio per questo incredibilmente fedele alla sensibilità di
Pasolini. Anche al primo ascolto, infatti, questa musica manifesta
subito il grande pregio di saper cogliere nel profondo la sua lirica
friulana, contrariamente a tante altre esperienze musicali
protrattesi nel corso del tempo che spesso non hanno nulla a che
vedere con la natura di queste poesie. Quest’affinità nasce,
innanzitutto, da un preciso modo di comporre.
“Quando
scrivo della musica sui versi pasoliniani - ha detto ancora la
Marini - cerco di fare un’operazione ovvia e penso solamente al
testo. Però, in questo, normalmente è sotteso un equivoco. Quando
uno dice “il testo” si pensa sempre che uno si ispiri in modo
diretto, immediato e meccanico, mentre non è così. Meccanico
sarebbe fare una musica triste se il testo è triste, se è allegro
fare una musica allegra, se è drammatico... Invece a me piace
sentirmi leggere il testo, e immaginare dei suoni che si associno a
quelli del testo stesso. Il friulano da questo punto di vista è
stupendo; è una lingua, di lingua si tratta e non semplicemente di
dialetto!, che possiede una straordinaria musicalità. Le sue vocali
implicano dei suoni precisi, per cui non si può scrivere una musica
al di fuori di quelli, dev’essere una musica adeguata, come
altrove ho fatto in altri miei lavori”. Parole, queste, che
ricordano quelle note di Enzo Siciliano: “Sera imbarlumida tàl
fossal a cres l’aga..., dice la prima poesia salvata per tale dal
poeta. E fu subito musica”.
Ma
non è solo la bravura della cantautrice a rendere possibile queste
risonanze sonore dei versi pasoliniani. È anche il suo sentire
musicale molto vicino a quello del poeta che, da un lato, volgeva a
Bach e Mozart e, dall’altro, alla musica. popolare. Pasolini ha
subito fortissimamente il fascino della musica nel corso della sua
vita. Un fascino di natura passionale, dato da fortissimi impulsi e
folgorazioni nei cui confronti la riflessione razionale che ha
costellato la sua attività di polemista e di scrittore, pur sempre
viva e interessantissima, resta ancillare e subordinata. Ecco allora
i cori bachiani di Accattone, i concerti di Vivaldi in Mamma
Roma, i canti popolari nella Trilogia, la Missa Luba
congolese nel Vangelo e tutti gli “adagi” musicali che
attraversano i suoi romanzi e le sue poesie.
La
Marini ha saputo scavare nel profondo non solo dei testi ma anche
dell’universo di Pasolini e propone le sue versioni di alcune
liriche (Amòur me amòur, Il dì da la me muàrt, Dansa
di Narcìs), altri significativi aneddoti della vita del poeta a
cui lei ha avuto modo di assistere o partecipare e una commovente
pagina dai Turcs tal Friúl, dove la musica, con un seguito
di brevi frammenti monodici, contrappunta suggestivamente le ansie,
la paura e la disperazione di un popolo che osserva il dolore del
mondo che scorre sotto i suoi occhi.
Completa
questo percorso il Lamento per la morte di Pasolini. Si
tratta di una delle tante canzoni scritte in occasione della
morte del poeta dove la Marini dà vita ad una Ballata,
utilizzando alcuni frammenti di un testo popolare su una
bellissima musica di origine folclorica con echi di marcia
funebre. Veramente una pagina molto suggestiva e commovente.
La
Cantata per Pier Paolo Pasolini è stata riproposta
recentemente a San Vito al Tagliamento, un centro della
periferia pordenonese. Un luogo della memoria pasoliniana.
Nell’assistere a questo spettacolo, abbiamo apprezzato la
spontaneità con cui la Marini ha raccontato i suoi aneddoti,
il suo humour, la sua lucida analisi del presente. Accanto a
Pasolini, la Cantata parla anche di Giovanni Falcone e di
altri momenti della storia politica italiana. Oltre alle
liriche del poeta, la Marini e il suo quartetto vocale
ripropongono stornelli, discanti e canti popolari di diversa
provenienza. L’omaggio a Pasolini viene quindi reso coi
rituali della cultura popolare, dal regista tanto amata, e con
i ricordi personali di una militanza politica mai rinnegata.
Proprio questo ha suscitato nel pubblico una calorosa
adesione. |