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Speciale Pier Paolo Pasolini

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"Cantata per Pier Paolo Pasolini"

Giovanna Marini 

con 

Patrizia Nasini - Francesca Breschi - Patrizia bovi

TRACK LIST

 

1. Il galeone 2’08"

2. Il mio primo incontro con Pier Paolo Pasolini

3. Mi pesa andar lontano

4. E adesso?

5. Miserere di Santu Lussurgiu

6. Amour me amour/Dansa di narcis

7. Pauli/Madonuta

8. Stornelli e discanti alla cepranese

9. Montefiore dall'aso

10. Stabermater

11. Eccoci bella mia/Buongiorno

12. Calpestavamo mosaici

13. Si lui la vole

14. Sono arrivati i barbari

15. Il dì dala me muàrt

16. Lied

17. Lamento per la morte di Pasolini

 

Allora non avevo mai visto Pasolini
di Roberto Calabretto
[dal fascicolo che accompagna il CD Cantata per Pier Paolo Pasolini]

 

“Allora non avevo mai visto Pasolini e rimasi piacevolmente sorpresa nel notare quanto conoscesse la musica di Bach e come ne parlasse con estrema padronanza e competenza, al punto da farmi venire il sospetto ch’egli fosse un musicista. Ad un certo punto della serata, dopo che avevo suonato ininterrottamente per molto tempo pagine di Johann Sebastian Bach, tra cui la sua amatissima Ciaccona, mi chiese se conoscevo anche qualche repertorio della cultura musicale popolare. Questa richiesta mi lasciò molto perplessa, in quanto pensavo di trovarmi ancora una volta di fronte ad una persona che relegava la chitarra al ruolo di strumento accompagnatore di canzonette e motivetti vari e, non lo nascondo, la sua domanda mi irritò. 

A quel punto si unì alla discussione Enzo Siciliano ed entrò anch’egli nel vivo del problema. Parlarono così della bellezza e della ricchezza del canto popolare, denunciando l’arretratezza della cultura musicale italiana che ignorava lo studio delle tradizioni orali. Siciliano iniziò così a cantare alcune canzoni degli anni ‘20, mentre Pasolini propose alcune Villotte del suo Friuli.

Pagine stupende, come Si saveis ches fantazinis ce che son penseirs d’amoùr che non ho più dimenticato. Fu allora che Pasolini e Siciliano m’invitarono ad andare a Milano dov’erano nate le edizioni dell’"Avanti!". E proprio Pier Paolo mi parlò di un disco, Bella ciao, curato dall’istituto De Martino dove c’era Giovanna Delfini che cantava Bella ciao e Sandra Mantovani”. 

 

Nella sua Cantata per Pier Paolo Pasolini Giovanna Marini è solita iniziare la serata con questo simpatico aneddoto. Allora, siamo nel 1958, spesso veniva invitata nei salotti della borghesia romana per intrattenere il pubblico con la sua chitarra, “rigorosamente classica”. Occasione preziosa per chi come lei, appena diplomata ai Conservatorio, necessitava di farsi conoscere e di suonare in pubblico. Nel salotto di Adele Cambria, dove solitamente si riunivano gli intellettuali che formavano anche l’entourage di Pier Paolo, aveva così avuto modo di conoscere il poeta di Casarsa in questo simpatico frangente. Quest’incontro sarà decisivo nel suo percorso artistico e contribuirà a segnare una ben precisa svolta, per cui di lì a poco diventerà uno dei musicisti maggiormente interessanti e significativi dell’universo folclorico italiano.

Ricorda spesso, la cantautrice romana, questo momento. Un momento illuminante che le fece intravedere la bellezza delle culture musicali orali e del canto popolare, e che la portò a conoscere il poeta di cui poi spesso metterà in musica i versi della lirica friulana e della sua produzione teatrale. Tutti conoscono, infatti, le sue musiche di scena per I Turcs tal Friúl, che anni fa hanno ottenuto un clamoroso successo non solo in Friuli ma anche in Italia e in Francia; pochi, invece, sanno che le sue melodie accompagnano alcune poesie de La meglio gioventù, servendosi di una scrittura musicale ricca di pathos e attentissima alle più recenti acquisizioni dell’avanguardia musicale europea. Una scrittura leggibilissima - con frequenti impennate di tono che ricordano gli stilemi dei madrigali, del canto monodico modale e la ballata epico-narrativa - che permette di cogliere le risonanze musicali dei versi de Il dì da la me muàrt, della Dansa di Narcìs, di Amòur me amòur e di EI testament Coràn.

Ben aveva colto Michele Straniero la poeticità di questa scrittura quando, già nel 1984, scriveva che la Marini in queste liriche riesce a dar vita ad un “neo-madrigalismo che rappresenta il suo più recente punto d’approdo nella lunga navigazione compiuta tra le due sponde opposte e parallele della musica alta e del canto popolare”. 

Proprio per questi motivi, proprio a Giovanna Marini verrebbe da pensare quando Pasolini sosteneva la necessità di trovare degli interlocutori con il mondo popolare che sapessero far lievitare questa realtà, dando ad essa una veste colta e lontana dal folclore di facile maniera. 

Il linguaggio musicale della Marini, cosi ricercato ed elaborato con atteggiamenti compositivi che nascono dall’osservazione dei modi popolari poi decantati in formule compositive moderne, si rivela proprio per questo incredibilmente fedele alla sensibilità di Pasolini. Anche al primo ascolto, infatti, questa musica manifesta subito il grande pregio di saper cogliere nel profondo la sua lirica friulana, contrariamente a tante altre esperienze musicali protrattesi nel corso del tempo che spesso non hanno nulla a che vedere con la natura di queste poesie. Quest’affinità nasce, innanzitutto, da un preciso modo di comporre.

“Quando scrivo della musica sui versi pasoliniani - ha detto ancora la Marini - cerco di fare un’operazione ovvia e penso solamente al testo. Però, in questo, normalmente è sotteso un equivoco. Quando uno dice “il testo” si pensa sempre che uno si ispiri in modo diretto, immediato e meccanico, mentre non è così. Meccanico sarebbe fare una musica triste se il testo è triste, se è allegro fare una musica allegra, se è drammatico... Invece a me piace sentirmi leggere il testo, e immaginare dei suoni che si associno a quelli del testo stesso. Il friulano da questo punto di vista è stupendo; è una lingua, di lingua si tratta e non semplicemente di dialetto!, che possiede una straordinaria musicalità. Le sue vocali implicano dei suoni precisi, per cui non si può scrivere una musica al di fuori di quelli, dev’essere una musica adeguata, come altrove ho fatto in altri miei lavori”. Parole, queste, che ricordano quelle note di Enzo Siciliano: “Sera imbarlumida tàl fossal a cres l’aga..., dice la prima poesia salvata per tale dal poeta. E fu subito musica”.

Ma non è solo la bravura della cantautrice a rendere possibile queste risonanze sonore dei versi pasoliniani. È anche il suo sentire musicale molto vicino a quello del poeta che, da un lato, volgeva a Bach e Mozart e, dall’altro, alla musica. popolare. Pasolini ha subito fortissimamente il fascino della musica nel corso della sua vita. Un fascino di natura passionale, dato da fortissimi impulsi e folgorazioni nei cui confronti la riflessione razionale che ha costellato la sua attività di polemista e di scrittore, pur sempre viva e interessantissima, resta ancillare e subordinata. Ecco allora i cori bachiani di Accattone, i concerti di Vivaldi in Mamma Roma, i canti popolari nella Trilogia, la Missa Luba congolese nel Vangelo e tutti gli “adagi” musicali che attraversano i suoi romanzi e le sue poesie.

La Marini ha saputo scavare nel profondo non solo dei testi ma anche dell’universo di Pasolini e propone le sue versioni di alcune liriche (Amòur me amòur, Il dì da la me muàrt, Dansa di Narcìs), altri significativi aneddoti della vita del poeta a cui lei ha avuto modo di assistere o partecipare e una commovente pagina dai Turcs tal Friúl, dove la musica, con un seguito di brevi frammenti monodici, contrappunta suggestivamente le ansie, la paura e la disperazione di un popolo che osserva il dolore del mondo che scorre sotto i suoi occhi. 

Completa questo percorso il Lamento per la morte di Pasolini. Si tratta di una delle tante canzoni scritte in occasione della morte del poeta dove la Marini dà vita ad una Ballata, utilizzando alcuni frammenti di un testo popolare su una bellissima musica di origine folclorica con echi di marcia funebre. Veramente una pagina molto suggestiva e commovente.

La Cantata per Pier Paolo Pasolini è stata riproposta recentemente a San Vito al Tagliamento, un centro della periferia pordenonese. Un luogo della memoria pasoliniana. Nell’assistere a questo spettacolo, abbiamo apprezzato la spontaneità con cui la Marini ha raccontato i suoi aneddoti, il suo humour, la sua lucida analisi del presente. Accanto a Pasolini, la Cantata parla anche di Giovanni Falcone e di altri momenti della storia politica italiana. Oltre alle liriche del poeta, la Marini e il suo quartetto vocale ripropongono stornelli, discanti e canti popolari di diversa provenienza. L’omaggio a Pasolini viene quindi reso coi rituali della cultura popolare, dal regista tanto amata, e con i ricordi personali di una militanza politica mai rinnegata. Proprio questo ha suscitato nel pubblico una calorosa adesione.

Lamento per la morte di Pasolini 

Persi le forze mie persi l’ingegno
Che la morte m’ha venut’a visitare
E leva le gambe tue da questo regno
Persi le forze mie persi l’ingegno

Le undici le volte che l’ho visto
Gli vidi infaccia la mia gioventù
O Cristo me l’hai fatto un bel disgusto
Le undici le volte che l’ho visto

Le undici e un quarto mi sento ferito
Davanti agli occhi ho le mani spezzate
E la lingua mi diceva “è andata è andata”
Le undici e un quarto mi sento ferito

Le undici e mezzo mi sento morire
La lingua mi cercava le parole
E tutto mi diceva che non giova
Le undici e mezzo mi sento morire

Mezzanotte m’ho da confessare
Cerco il perdono dalla madre mia
E questo è un dovere che ho da fare
Mezzanotte m’ho da confessare

Ma quella notte volevo parlare
La pioggia e il fango e l’auto per scappare
Solo a morire lì vicino al mare
Ma quella notte volevo parlare

E non può non può può più parlare può più parlare.

 

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Rudi Mathematici

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