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Perché
un nome d’arte come "Carmelo Africano"?
"Carmelo
Africano" perché ho voluto sottolineare le mie origini
meridionali, essendo la mia una musica che punta a sud, in cui cerco
di far venire fuori la mia anima mediterranea, insieme ad un sound
pop/rock.
Quando
hai iniziato a suonare?
Dai
quindici anni. La solita chitarra di cartone, i primi accordi e poi
una strada che si apre e devi solo percorrerla.
Qual
è stata la cosa più difficile in questo percorso?
Crederci.
La cosa più difficile è senz’altro crederci. Non c’è una
scuola o una strada predefinita.
Se
vuoi fare il ragioniere vai a scuola, poi lavori in uno studio
commerciale … Per i cantautori niente di tutto questo. È una
strada che si traccia da soli, e prima di tutto dentro di se.
Qual
è il tuo obiettivo?
Diventare
un musicista sempre migliore. Riuscire ad esprimermi al meglio.
Non
ti interessa diventare famoso?
Non
necessariamente. Mi interessa piuttosto riuscire a rappresentare
bene la mia interiorità e attraverso questa raccontare verità
comuni. Se lo fai bene, allora la notorietà arriva inevitabilmente,
è nell’ordine delle cose. Ma non e’ facile diventare un
musicista di questo tipo, io ci sto provando.
Che
pensi della discografia?
Un
grande business dove la musica centra poco o niente. Si cercano
voci, personaggi, fotomodelli ed attori. E la musica è un
particolare. La canzone è un linguaggio popolare e per questo è
disprezzato da molti, e si crede di poterlo utilizzare come si
crede. In realtà è un linguaggio di grande potenza e sintesi,
fratello della poesia, e dovrebbe essere rispettato di più, insieme
a chi lo esprime.
Per
non parlare poi dell’incompetenza. Non si può fare il
discografico o il produttore, senza essere prima un cantautore.
Molti solo perché suonano uno strumento o scrivono testi credono di
saper distinguere tra una canzone valida e una no. Non basta. Ci
sono molti produttori che sono deejay, violinisti, arrangiatori,
autori di testi. È tutta gente che non ha i requisiti per fare il
produttore. Non può conoscere quello di cui parla. Ci vuole una
conoscenza globale del linguaggio. E poi c’è la sensibilità e il
gusto. E quelli sono personali.
Hai
mai partecipato a dei concorsi?
All’inizio
qualcuno, per curiosità. Ma ne sono pentito. Mi dà fastidio vedere
situazioni dove un taglio di capelli, un modo di atteggiarsi oppure
una bella voce contano più delle idee e delle canzoni. Sarebbe come
dire che la voce di un attore e il suo vestito sono più importanti
della poesia che sta leggendo. Ma come dicevo è una questione di
rispetto per la canzone.
Uno
dei motivi per cui è difficile sentire musica che rimanga nel tempo
nei grandi circuiti è proprio questo, si cerca male e si dà spazio
a gente che non centra niente con le canzoni.
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