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Gli undici poemetti delle Ceneri di Gramsci vennero raccolti
in volume per la prima volta nel 1957, in un momento particolarmente
delicato per la cultura di sinistra, in crisi dopo l’«anno terribile»
che aveva visto la condanna di Stalin al XX Congresso del Partito
Comunista Sovietico e la drammatica invasione dell’Ungheria. Ebbero un
successo di vendite insolito per un libro di poesia e provocarono accese
discussioni tra i critici.
Nelle Ceneri di Gramsci, scrive Giuseppe Leonelli nella sua
prefazione, «la divaricazione tra io e mondo, tra l’intellettuale
borghese raffinato e il popolo, si risolve e si sublima sul piano
estetico. Tra l’immagine della "vita proletaria" elaborata
nella mente, rappresentata dalla figura di Gramsci, e l’altra
depositata nelle "buie viscere", si crea una differenza di
potenziale che produce un incessante passaggio di energia poetica». Così
la creatività pasoliniana incendia anche quelle che considera le sue
scorie, e ne trae una fiamma di diversa e vitale purezza.
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