|
"I
cinquecento milioni della Begum"
Jules
Verne
Fanucci
Euro
7,50
recensione
di Melania Gatto
la
recensione completa è comparsa sul numero
numero 34 di LN-LibriNuovi - estate 2005
|
Non
è tra i più noti e amati romanzi di Verne, I
cinquecento milioni della Begum (1879), ma per chi
reputa l'autore de L'isola misteriosa un buffo
apologeta di un positivismo ingenuo e un po' semplicione
farà bene a non farsi sfuggire questo piccolo romanzo.
È ingenuo, I cinquecento milioni della Begum,
inevitabilmente animato dal candido sciovinismo di tanti
romanzi di Verne, positivista, proprio come non potrebbe
non essere. Ma vi compaiono molti piccoli indizi di
un'inquietudine per nulla ingenua, avvisaglie di un
timore per gli sviluppi incontrollabili della tecnologia
che è raro incontrare nel libro di un autore reputato
un ottimista a oltranza. Elementi che lo candidano a un
posto nemmeno troppo defilato nel vasto filone degli
incubi antiutopici scritti più tardi, per tutto il
corso del XX secolo.
Protagonisti e antagonisti de I cinquecento milioni
della Begum due scienziati, il dottor Sarrasin –
medico, filantropo, utopista e nazionalista, anche se
garbato e lungimirante – e Herr Schultze, fisiologo,
utopista (anche se di tutt'altro genere) e, fatalmente,
nazionalista rabbioso e intollerante.
L'uno edificherà nei territori dell'Ovest degli Stati
Uniti Franceville, città modello di un futuro
democratico e altamente igienico, l'altro fonderà a
poche miglia dal sogno di Sarrasin Stahlstadt,
cupa e oscura città dell'acciaio, realizzazione del
delirio militarista prussiano.
Lo scontro tra le due opposte visioni del mondo,
incarnate in forma materiale, sarà inevitabile. E
altrettanto inevitabile la vittoria del bene sul male.
Come capita frequentemente, tuttavia, per il lettore si
rivelerà comunque molto più affascinante e ricco di
suggestione il racconto della vita e dell'organizzazione
del lavoro a Stahlstadt che la descrizione
dell'allegra e felice utopia francofona. Altrettanto
inquietante, anche – o forse a maggior ragione – per
il lettore del XXI secolo, la temibile arma finale di
Herr Schultze, inventore ante litteram della
guerra chimica totale. Davvero notevoli e potenti, anche
per il lettore abituale di fantascienza avvezzo ad altri
ritmi e a ben altre tecnologie, le sequenze finali del
romanzo nelle quali si apprende finalmente la sorte del
maligno Herr Professor. Ma qui mi fermo per non rovinare
l'eccellente sorpresa preparata dal buon Jules...
|