
"Pongo
Sergio tra Sandro Penna e Moravia. A Sandro Penna egli assomiglia per la
totale e quasi santa libertà, l’anarchia assolutamente priva di
aggressività, così naturale da non opporsi in alcun modo allo stato di
vita degli altri (tutti schiavi!) come alternativa: a Sergio non
salterebbe mai in mente di pretendere di offrirsi come esempio o di fare l’apostolato
(ch’è sempre terroristico) della sua anarchia. A Moravia egli
assomiglia per la rapidità dell’intelligenza e il pessimismo".
Così l’amico
Pasolini scriveva di Sergio Citti, pochi anni prima della sua morte e
adesso, ad un mese dal trentennale della morte di Pier Paolo, i due si
sono ritrovati in qualche osteria dell’aldilà a discutere di politica,
poesia, calcio e cinema davanti a due bicchieri di vino rosso. L’11
ottobre, infatti, a Fiumicino si è spento in totale povertà, solo e
malato Sergio Citti.
Aveva 72
anni e da anni soffriva di un male incurabile che gli stava rendendo la
vita impossibile. Cresciuto nel quartiere di Torpignattara ha sempre
dovuto adattarsi ad uno stile di vita difficile e a districarsi nella
complessa giungla della periferia romana.
Figlio
legittimo della borgata popolare, anarchico e irascibile è stato scoperto
proprio da Pasolini che l’ha voluto i molti suoi films ed al quale era
legato da profonda stima e da intensa amicizia. Grazie a Pasolini, Sergio
crebbe intellettualmente e assunse una propria identità culturale che,
seppur grezza, si dimostrò di indubbio valore. Il suo pessimismo surreale
lo fece diventare oltre che ottimo attore un grande cineasta dal suo primo
film OSTIA del 1970 per arrivare a FRATELLA E SORELLO del 2004 l’ultima
sua creazione, ma non vanno dimenticati MORTACCI del 1989 e VERDELUNA del
1983 uno dei tredici telefilms di SOGNI E BISOGNI interpretato da un
magistrale Roberto Benigni.
Sergio
lascia il fratello Franco anche lui solo ed in pessime condizioni
economiche e di salute ed anche lui genio incompreso di Torpignattara.