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E' un film inchiesta,
costituito da scene e interviste girate in tutta Italia, negli ambienti più
vari e in tutti i livelli sociali. Il regista ha interrogato centinaia di
persone su argomenti considerati tabù, come il significato del sesso, il
problema dello scandalo, il rapporto tra sesso e società, il matrimonio,
l'onore sessuale, il divorzio, la prostituzione, ecc. Le centinaia di
risposte, sono state intercalate dagli interventi dello psichiatra Cesare
Musatti e dello scrittore Alberto Moravia, allo scopo di vagliare il
materiale raccolto nelle interviste.
Nel 1963 Pasolini girò un
film-inchiesta sulla sessualità, percorrendo tutta la penisola, dalle
grandi città alle campagne e chiedendo a passanti, contadini, operai,
calciatori famosi, studenti, commercianti, a persone appartenenti a diversi
ceti sociali, che cosa ne pensassero dell'erotismo e dell'amore.
Dalle risposte degli intervistati, soprattutto quelli di estrazione
borghese, uscì un'immagine complessiva del nostro Paese ipocrita,
costituita di frasi fatte e di luoghi comuni; le persone appartenenti a
classi sociali meno abbienti fornirono risposte più spontanee.
Ciò che più colpisce, dice Enzo Siciliano nel suo Vita di Pasolini
(Giunti, Firenze), “è la presenza sullo schermo di Pasolini medesimo: il
film è il suo più spassionato autoritratto. La sua testardaggine
pedagogica, la sua mitezza che era violenza e la sua violenza che era
mitezza – quell'insistere nelle domande, quel modularle a pennello, a una
madre, a una recluta, a un ragazzotto siciliano, a due frequentatrici di
balere; quindi il timbro insolito della sua voce, schermata dietro un rigore
razionalista che pare non appartenergli: il film aderiva perfettamente, e
fuori di ogni previsione, alla sua persona fisica, al modo in cui erano
inforcati gli occhiali o la giacca gli ricadeva sulle spalle”.
L'impressione che si trae oggi da questo film-inchiesta – recentemente
riproposto dalla televisione italiana – è quella di una grande, diffusa
ignoranza anche in strati di popolazione più acculturata, di una profonda,
generalizzata arretratezza e di un vero e proprio timore dell'italiano medio
ad affrontare, senza assurde “vergogne” un qualsiasi confronto legato ad
un tema quale quello della sessualità, che dovrebbe invece essere trattato
con infinita naturalezza.
Il film fa riflettere, infine, su quali siano stati nel nostro paese
(all'epoca, ma ancor oggi, direi) i condizionamenti, le distorte
sovrastrutture mentali, le paure instillate da un uso repressivo della
religione fatto dalle istituzioni cattoliche. E anche sulle responsabilità
di una classe politica che non ha dato impulsi di sorta a un rinnovamento
profondo dei sistemi educativi. È un'inchiesta sull'amore e sul sesso
nell'Italia dei primi anni Sessanta articolata in un prologo, un epilogo e
tre parti chiamate programmaticamente "Ricerche". Pasolini stesso
vi figura nei panni dell'intervistatore che rivolge le sue domande a persone
di diversa età, sesso, condizione sociale, spaziando dal nord
industrializzato al profondo sud arcaico e contadino.
Tra una ricerca e l'altra,
Pasolini commenta i dati raccolti con Alberto Moravia e Cesare Musatti. Il
primo sostiene l'iniziativa di Pasolini come esempio di cinema-verità che,
per di più, affronta la questione sessuale, per tanti aspetti ancora tabù;
il secondo invece è scettico, pensa che la gente non parli, o se lo fa,
mentisca. "(…) Il film non è soltanto un documento sociologico
particolarmente vivo. È anche un eccezionale risultato cinematografico nel
campo del film-inchiesta. Davanti alla qualità espressiva di questi visi e
gesti, si rimpiange che vi sia stata così scarsa attenzione in Italia per
il "cinema diretto" che avrebbe trovato in questo popolo espansivo
degli attori nati. E poi, più di tutto forse, questa inchiesta ci rimanda
come uno specchio l'immagine di Pasolini con la sua passione combattiva al
servizio della verità, la sua ricerca della felicità, la sua maniera di
impegnarsi tutto intero, la sua sincerità senza compromessi. Inoltre essa
completa o corregge l'immagine che altri film avevano potuto offrirci del
loro autore. Infatti la ricerca del sacro, la valorizzazione
dell'irrazionale che in effetti troviamo altrove, lasciano spazio qui a una
lotta contro l'ignoranza che avrebbe il suo posto in una filosofia
illuminista (…)".
Jean Delmas, Jeune cinèma. Paris , 101, mars 1977
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