Una
città moderna, uno scenario qualunque.
Irene
è una donna giovane, bella, intelligente e con uno spiccato senso per gli
affari.
Ottenuto
il dissequestro del Palazzotto di famiglia, Irene scopre che nulla nella
casa sembra cambiato e che tutto sembra riportare i suoi abitanti ad un
vivido e lontano passato, quando la madre era ancora viva.
E
chi è Benny? Piombata improvvisamente nella vita di tutti?
Ozpetek
abbandona per questa volta la tematica dell’omossessualità, a lui così
cara - e che ha regalato film davvero incantevoli come le fate
ignoranti - per riproporci il tema della memoria, già accennato ne la
finestra di fronte.
E
sceglie, per raccontarci la storia, lunghi primi piani di occhi, più che
mai specchi di anime tormentate: quelli blu di Irene, moderni, consapevoli
e disperatamente rivolti ad indagare il passato, quelli vividi e intatti
di Benny e quelli vagamente intravisti o trasognati della madre, che
scelse di vivere come un fantasma recluso in una prigione di geroglifici
strani.
Forse
è un film delicato e di difficile comprensione, forse è un po'? Troppo
lungo e la musica attraversa le sequenze troppo prepotentemente,