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Le
novelle scelte da Pasolini per Il Decameron (1971) sono nove. Il regista,
autore del soggetto e della sceneggiatura, ne riduce la composita geografia
(Borgogna, Napoli, Toscana, Romagna, Barletta, Messina, Siena) al solo
contesto campano. L'episodio di Ciappelletto ha valore eccezionale, avendo
nella parte principale, come nel testo originario, un'ambientazione non
campana. L'omogeneo corpo linguistico boccacesco, il volgare letterario del
trecento, tuttavia socialmente articolato nel registro, diventa espressione
vernacolare dominante: i personaggi rilevanti che non parlano il dialetto
sono soltanto la giovane siciliana, la badessa, il confessore di
Ciappelletto e l'uomo che accompagna Giotto ("l'avvocato"),
esponenti di ceti sociali non proletari. Le giornate dalle quali l'autore
trae materiale narrativo da rielaborare sono I, II, III, IV, V, VI, XIX (una
novella) e VII (due novelle; il tema è la beffa). Sono interamente
trascurate l'ottava (a tema libero) e la decima (fatti magnanimi, d'amore e
non). Relativamente all'ordine, alla frequenza, al modo e alla voce narrante
delle novelle scelte, Pasolini non adotta soluzioni che si discostano dal
testo letterario. La durata degli episodi filmici è invece caratterizzata
dall'avvicinamento diegesi/narrazione, dovuto all'omissione delle parti
prologiche delle novelle, le quali sempre comprendono un ampio periodo
diegetico. Andreuccio L'ordine, ossia il rapporto tra la successione
diegetica degli avvenimenti e la loro disposizione narrativa, non presenta
anacronie: sono assenti analessi (flash-back) e prolessi (flash-forward). Il
racconto della giovane siciliana è riferito ad un passato che mai è
realmente stato, e quindi non è propriamente prolettico. La soluzione della
linearità cronologica concerne l'intera opera. La narrazione ha una durata
di 19' 47'', relativi ad un tempo diegetico di alcune ore: dalla mattina
alla notte seguente. Sono presenti otto ellissi, tutte indeterminate,
riguardanti elisioni di minuti o secondi. La terza costituisce eccezione,
comportando un salto di ore; non è connessa con una variazione locale: lo
spazio rappresentato è sempre la casa della siciliana. Ogni cambiamento
spaziale implica, invece, un procedimento ellittico. Le scene, coincidenza
di diegesi e racconto, sono tre: la siciliana narra ad Andreuccio la sua
falsa biografia; Andreuccio incontra i due ladri; il sagrestano dirige il
fallito furto sacrilego. La frequenza, cioè le relazioni di ripetizione tra
diegesi e racconto, è come negli episodi che seguono singolativa (quanto è
accaduto una volta, è narrato una volta). Il racconto non è focalizzato:
all'istanza narrante e al narratario (lo spettatore) è attribuito un
livello cognitivo superiore rispetto a quello del protagonista. Andreuccio
non conosce l'inganno ordito, mostratoci anticipatamente; crede vere le
vicissitudini della giovane. Come negli altri episodi, la voce narrante è
extradiegetica-eterodiegetica, corrispondendo ad una istanza anonima non
identificabile con un personaggio. Vi è, tuttavia, una narrazione interna
(di secondo grado): la siciliana che riferisce il proprio passato ad
Andreuccio (racconto intradiegetico di forma omodiegetica, riferendosi ad
eventi, fittizi, ai quali chi narra avrebbe partecipato). In Decameron II, 5
la vicenda è preceduta da un antefatto, la decisione della partenza e
l'arrivo di Andreuccio, omesso da Pasolini. La durata diegetica è
equiparabile a quella dell'episodio filmico. Le determinazioni temporali non
sono infrequenti: "la mattina" il protagonista è al mercato,
"in sul vespro" la donna lo fa invitare per parlargli,
"essendo già mezzanotte" il giovane mercante e i due ladri
entrano nella chiesa. Le pause descrittive sono assenti; è presente una
scena: il racconto della giovane. Nell'incontro tra il protagonista e i
ladri e nel secondo tentativo di furto vi sono modeste ellissi ("E
detto questo, consigliatisi alquanto, gli dissero…"; "…dopo
una lunga tencione, un prete disse…"). La narrazione non è
focalizzata. La voce, di terzo grado (narra Fiammetta), è come in ogni
novella intradiegetica/eterodiegetica. Il racconto della siciliana è di
quarto grado. Masetto La narrazione ha una durata di 11' 30'', la diegesi
riguarda alcuni giorni. Le ellissi particolarmente rilevanti, quelle
relative ad un tempo superiore all'ora, sono soltanto tre e coincidono
sempre con una variazione del luogo e dell'azione. Alla prima, come le altre
indeterminata, segue la seconda scena dell'episodio, il dialogo tra le due
suore che precede l'amplesso con il giovane ortolano. Le inquadrature
iniziali del convento, descrittive, hanno una funzione prologica
narrativamente marginale. Segue ad esse la scena della zappatura, durante la
quale il vecchio ortolano racconta la sua esperienza nel monastero. Il
racconto non è focalizzato: tutti i personaggi ignorano che il giovane
finge di essere sordomuto (l'istanza narrante mostra al narratario che non
lo è); le due suore trasgreditrici (seducono il giovane) non sanno di
essere osservate da una consorella. Il racconto del vecchio ortolano è una
narrazione intradiegetica-omodiegetica di secondo grado, modesta infrazione
alla linearità cronologica. La novella letteraria ha una diegesi di molti
anni: il racconto di Filostrato termina con la vecchiaia del protagonista
("…essendo già Masetto presso che vecchio…"); l'explicit
segue, quindi, un'ellissi molto ampia (non vi corrisponde un mutamento
spaziale), mentre le precedenti non superano la durata di alcuni giorni.
Dall'inizio alla fine, lo scarto diegesi-racconto cresce notevolmente e in
maniera non graduale (allontanamento assai rilevante dal modello ideale
dell'isocronia). L'unica scena è costituita dal dialogo tra le due suore
desiderose di conoscere i piaceri sessuali. Non è assente una forma
assimilabile al sommario ("…prendendo a convenevoli ore tempo, col
mutolo s'andavano a trastullare"), che qui indica l'iterazione di un
atto (racconto iterativo). La soluzione del terzo grado, intradiegetica/omodiegetica,
è presente: Nuto, il vecchio ortolano, narra la sua esperienza come
salariato nel monastero. Peronella La differenza temporale tra diegesi e
narrazione è minima: la durata di entrambe è di pochi minuti (il racconto
dura 5' 13''). Le ellissi riguardano omissioni presumibilmente inferiori al
minuto. Le unità di azione, la consumazione dell'adulterio in assenza e in
presenza del marito, e di spazio, l'interno e l'esterno della casa di
Peronella (l'adultera), rendono ulteriormente omogeneo l'episodio. Il
livello cognitivo dell'istanza narrante e del narratario è superiore
rispetto a quello dei personaggi: il marito non sa di essere tradito né lo
scopre entrando in casa; lo spettatore sa del suo arrivo anticipatamente. La
diegesi della novella, indeterminata, ha un'estensione superiore,
inizialmente riferita ad un tempo che antecede la vicenda raccontata
("Avvenne che un giovane de' leggiadri, veggendo un giorno questa
Peronella…si innamorò di lei…"), dalla sceneggiatura omesso. La
narrazione della beffa subita dal marito, quasi coincide con la diegesi: le
ellissi, assai modeste, sono limitate alla parte conclusiva. Ciappelletto Il
soggiorno del protagonista nella residenza dei fratelli usurai, è la
vicenda principale dell'episodio, diviso in parti. La durata diegetica di
essa è 10' 32'', quella narrativa alcuni giorni (presumibilmente due). Alla
scena iniziale, il colloquio tra Ciappelletto e i fratelli, seguono dapprima
una seconda scena (preceduta da una ellissi indeterminata), poi la sequenza
della convocazione del confessore, caratterizzata da una rilevante serie di
modeste ellissi; infine vi è una terza scena, la parodica confessione. Una
nuova elisione, maggiore, conduce alla rappresentazione della predica che
esorta alla venerazione di San Ciappelletto. Il racconto non è focalizzato:
il confessore e i fedeli che ne ascoltano le parole esortative non conoscono
il carattere mendace della confessione. In Decameron I, 1, che ha una
costruzione del racconto maggiormente articolata, vi è un'evidente
antinomia temporale tra l'estesissima scena della confessione (è
predominante il discorso diretto) e le restanti unità narrative, fortemente
ellittiche ("…riparandosi in casa di due fratelli
fiorentini…avvenne che egli infermò"; "Ser Ciappelletto poco
appresso si comunicò…"). Il colloquio tra i due usurai, ascoltato
dall'infermo, come nel film costituisce una scena. Giotto La narrazione (2'
12'') e la diegesi (alcuni minuti) quasi coincidono, in un esile episodio
incentrato sul "soliloquio" dell'avvocato che accompagna il
pittore. Le ellissi non hanno particolare rilievo temporale o qualitativo.
La focalizzazione è zero: Gennarino, l'uomo che offre ricovero ai viandanti
durante il temporale, non conosce la reale identità di Giotto, causa
dell'ilarità dell'avvocato, il quale pone in contrasto la grandezza
artistica del personaggio con la sua vile apparenza. La parte propriamente
narrativa della novella, la quinta della sesta giornata, consta di appena
tre capoversi. L'incontro con il "lavoratore" che dà rifugio ai
due protagonisti è preceduto da quello degli stessi. Il presunto dialogo
dei personaggi è eliso ("…fuggirono in casa di un lavoratore
amico…Ma dopo alquanto…presi dal lavoratore in prestanza due mantellacci…e
due cappelli…cominciarono a camminare."). Mediante una serie
avverbiale, l'autore elide il tempo che precede il dialogo tra Giotto e
Forese: "…essendo alquanto andati…rischiarandosi alquanto il tempo,
essi, che lungamente erano venuti taciti…". L'istanza narrante,
Panfilo, conosce quanto i personaggi ed i narratari. La focalizzazione zero
è superata. Riccardo e Caterina Alla durata della narrazione, 8' 19'',
corrisponde una durata diegetica inferiore alla giornata. Alle ellissi
iniziali, definibili implicite, seguono due scene dialogiche separate da
un'elisione modesta. La successiva è la più consistente: il tempo omesso
è di alcune ore (dal dialogo tra Caterina e la madre, all'arrampicata di
Riccardo che raggiunge la fidanzata nel suo balcone). Una nuova serie
ellittica anticipa la scena dialogica conclusiva (il padre di lei che impone
il matrimonio).. La presenza di una pausa descrittiva è rilevante per il
suo valore eccezionale: la cinecamera fissa inquadra per alcuni secondi un
paesaggio urbano aurorale, non necessario allo sviluppo narrativo. La
focalizzazione rimane interna (i genitori di Caterina non conoscono il vero
motivo che la spinge a dormire nel balcone). Le variazioni spaziali, come
nei due episodi precedenti, sono poco rilevanti. Gli ambienti (contigui) nei
quali è svolta l'azione sono tre: un giardino, una camera nuziale, un
balcone. La costruzione della novella è omologa: dopo l'apertura prologica
nella quale sono fornite informazioni sul passato dei personaggi, si hanno
due scene, divise da un'ellissi di molte ore ("Il dì
seguente…"). La narrazione della notte d'amore è estesa, culminante
nel dialogo tra Riccardo e il prossimo suocero. Lisabetta La diegesi, che
dura tre giorni circa, è raccontata in 13' 52''. Alla sequenza iniziale,
debolmente ellittica, è connessa un'elissi che omette il tempo notturno ed
è seguita da una scena (i fratelli di Lisabetta che invitano l'amante di
lei a seguirli). La sequenza che antecede l'omicidio del giovane è resa
attraverso l'alternanza di concisi dialoghi ed ellissi di minuti, seguite da
due salti temporali rilevanti (diventa notte; ridiventa giorno). Dopo una
breve scena dialogica, c'è una nuova coppia ellittica (notte/giorno),
seguita da una più ampia scena (il ritrovamento del corpo). Il racconto non
è focalizzato ed i livelli cognitivi sono fortemente differenziati.
Lisabetta e Lorenzo non sanno di essere stati scoperti dal fratello;
Lisabetta, che pure sospetta, non conosce la tragica fine dell'amante, se
non dopo, oniricamente; i fratelli non sanno che lei ha saputo il luogo nel
quale è stato sotterrato il cadavere. L'immagine onirica del giovane
diventa un narratore interno con prevalente funzione di informazione, e per
la giovane e per lo spettatore, al quale l'omicidio non è mostrato. La
quinta novella della giornata IV ha una diegesi ampia, di giorni o forse
mesi, sviluppata in una narrazione non estesa. Le ellissi sono frequenti e
mai determinate. Il discorso diretto e quello indiretto sono utilizzati
raramente, a conferma del notevole divario temporale storia/racconto. Don
Gianni L'episodio dura 10' 37'' e comprende un tempo diegetico inferiore
alla giornata. Le ellissi, che progressivamente si ampliano, sono alternate
alle scene dialogiche (il dialogo tra compare Pietro e don Gianni;
l'incontro con la giovane moglie del vecchio Pietro; la richiesta
dell'incantesimo da parte dei coniugi; il falso incantesimo che dovrebbe
trasformare la moglie in cavalla). La focalizzazione è esterna: l'istanza
narrante e i coniugi non conoscono le autentiche intenzioni di don Gianni,
che mira a soddisfare il suo istinto sessuale attraverso l'inganno
dell'incantesimo. (Allo spettatore queste si rivelano nella scena
conclusiva). La novella corrispondente è l'ultima della nona giornata. La
parte prologica, che è riferita al ripetersi delle situazioni
("…quante volte in Barletta arrivava, sempre alla chiesa sua nel
menava…"; "…quante volte donno Gianni in Tresanti capitava,
tante sel menava a casa…"), determina la notevole ampiezza del tempo
diegetico, nella vicenda principale limitato ad alcune ore. Il fallace
incantesimo è risolto in una scena. Tingoccio e Meuccio L'episodio è
bipartito dalle immagini della visione notturna di Giotto e dura 8' 35''; la
diegesi non è determinabile, dato che l'elissi che separa le due parti
potrebbe comprendere ore come giorni. La vicenda consta di cinque scene (la
promessa dei due amici; il dialogo tra Tingoccio e la comare; la
conversazione tra questi e Meuccio; il funerale di Tingoccio; l'apparizione
del fantasma di lui) e di una parte conclusiva con frequenti elisioni. La
focalizzazione è interna e il punto di vista assunto è quello di Tingoccio.
La descrizione dell'oltremondo assume una valenza di narrazione
intradiegetica., con Meuccio come narratario interno. La novella che chiude
la settima giornata ha un'estensione diegetica non determinabile. Il
racconto non presenta scene: la lunga conversazione finale tra i due
protagonisti contiene una breve ellissi, inserita nella forma del discorso
indiretto.
di
Claudio Oddi
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