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"Il Dio nell'Alcova"
Elvezio Sciallis
Edizione Il Foglio

Euro 6,00

 recensione di Silvia Treves

 la versione completa è apparsa sul numero 33 di LN-Librinuovi, marzo 2005

Nel panorama ristretto del fantastico «nostrano» è incoraggiante scoprire autori che, senza rinnegare i debiti con i grandi maestri anglosassoni ed europei, cercano di seguire nuovi e personali sentieri. È il caso di Elvezio Sciallis e della sua antologia Il Dio nell'alcova (Il foglio, 2004). Che cos'hanno di particolarmente originale questi racconti? Innanzitutto una varietà di temi e atmosfere che spaziano da un buon horror fantastico venato di umorismo malevolo di matrice lovecraftiana (che è molto meno facile da scrivere di quanto molti autori e lettori pensino) alla fantascienza, a un horror provinciale e quotidiano, complementare a quello di Danilo Arona. Se la provincia di Arona è quella padana, soffocante d'estate, cupa e nebbiosa di inverno, dove i fantasmi e le presenze malevole sembrano trasudare dall'umidità di pianura, quella di Sciallis è spazzata dalla brezza di mare, calata in una Liguria di Ponente che scardina piacevolmente i ricordi di fritti di pesce e spiagge profumate di abbronzanti al cocco dei torinesi che la frequentano abitualmente.
Nei racconti meglio riusciti di Sciallis si trovano echi di autori ormai classici del genere: in Il dio dell'Alcova, ad esempio, è una buona variazione sui temi prediletti di Arthur Machen, ibridati con il fascino implacabile delle antiche divinità naturali descritte da Vernon Lee.
Il riferimento immediato di Ombre nella pioggia è Lovecraft, in particolare La maschera di Innmouth, un racconto che, malgrado l'atmosfera orrorifica e la fiera opposizione di molti amici appassionati, mi ostino a ritenere «a lieto fine» per l'accettazione finale della propria vera natura. Ombre nella pioggia, però, utilizzando ingredienti molto simili, cambia completamente strada disegnando, senza alcuna catarsi finale, un'alterità irriducibile e irrimediabilmente differente da quella umana,
Niente male anche A caccia, un apologo beffardo sull'avidità ottusa di un certo tipo di nostri concittadini che, armati di fuoristrada, gadget high tech e stupida mondanità - si agitano senza fine e senza scopo, convinti di poter continuare a condurre la «solita» vita, senza comprendere che lo scenario è irrimediabilmente cambiato.
Notevole Scavando nel fuoco, un'abile rivisitazione di temi cari ai registi di genere – quelli che gli anglosassoni chiamano di exploitation – primo fra tutti quello del cinema come testimonianza inesorabile del reale, del diverso e del mostruoso: tornano in mente pellicole cult come L'occhio che uccide e i tanti B-movies nei quali genio e follia si mescolano e scienziati pazzi trasformano chirurgicamente i corpi delle loro vittime.
Altri racconti – Un gioco d'ombre e Compagno di giochi, ad esempio – convincono meno, nonostante alcune immagini potenti e il disegno essenziale ma ben condotto dell'ambiente. Sono, come altri del volume, racconti nei quali la solidarietà verso i personaggi (rispettivamente un gruppo di anziani che la modernità separa irrimediabilmente dalla loro terra e una piccola vittima degli adulti) balza in primo piano, costringendo i lettori a schierarsi e spezzando quella sospensione di giudizio che è la condizione sine qua non del genere fantastico. Questa partecipazione e, talvolta, l'intervento diretto dell'autore nella narrazione sono i limiti dell'antologia.
Il punto di vista di Sciallis sulla scrittura è comunque ben spiegato dalla lettera allegata a ogni copia dell'antologia, nella quale l'autore propone un patto decisamente inusuale ai lettori: pagamento a lettura conclusa e solo se soddisfatti. Altrimenti «pace. Io ci ho provato. Non dovrai inviarmi nulla e… Non so, abbandona il libro in giro in modo che qualcuno lo possa raccogliere e magari leggerlo».
Io la mia copia me la tengo.
Per ordini o pagamenti rivolgersi all'editore: <
www.ilfoglioletterario.it>

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Rudi Mathematici

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