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Divided
Kingdom
Rupert
Thomson
ISBN
Euro
16,00
recensione
di Melania Gatto
la
versione completa di questa recensione apparirà sul numero 36 di
LN-Librinuovi, dicembre 2005
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«Nel
giorno della Riorganizzazione, i bambini sono stati
strappati alle madri, le famiglie smembrate e la memoria
si è perduta».
Un libro inconsueto, che suscita curiosità a partire
dalla breve frase riportata in copertina: Sei
collerico, malinconico, flemmatico o sanguigno?. La
curiosità aumenta aprendo il libro all'altezza della
terza di copertina. Una carta della Gran Bretagna
suddivisa in quattro aree di diverso colore – blu,
rosso, giallo e verde – e dove appaiono toponimi
improbabili come Aquaville, Thermopolis, Ustion, Pneuma.
«I colori debbono essere in rapporto con la
Riorganizzazione. Quattro colori come le quattro
categorie... collerico, flemmatico e così via», pensi.
A pagina 17, al piccolo Micklewright, sanguigno separato
dai genitori malinconici, viene spiegata la
Riorganizzazione:
Avevano diviso la popolazione in quattro gruppi
distinti […] in base alla psicologia, in base al tipo.
[…]. A partire da Ippocrate, ci spiegò, per quasi
duemila anni la medicina si era fondata sull'idea che
esistessero quattro fluidi o umori corporei: la bile
nera, la bile gialla, il sangue e la flemma. [...] Sotto
bile gialla scrisse collerico, sotto bile nera scrisse
malinconico, sotto flemma scrisse flemmatico, sotto
sangue scrisse sanguigno.
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La
Riorganizzazione è un provvedimento estremo preso da un
governo disperato di fronte a una situazione di violenza
sociale ormai incontrollabile, una Riorganizzazione
stranamente ispirata alla teoria dell'equilibrio degli
umori immaginata da Ippocrate. Ti chiedi come possa
stare in piedi un romanzo basato su un tema tanto
peregrino, su una riforma sociale tanto improbabile.
Intanto, però, continui a leggere del piccolo
Mickewright, ribattezzato Thomas Parry e trasferito nel
quartiere rosso (Red quarter, capitale Pneuma). I
sanguigni sono individui ottimisti, attivi, vivaci e il
quartiere rosso rispecchia queste loro caratteristiche.
Tutto sembra filare liscio per il giovane
Micklewright-Parry. Una carriera promettente, un impiego
di responsabilità, la benevolenza dei superiori, un
amore. Resta una zona grigia – l'infanzia, la
separazione traumatica, il ricordo dei genitori perduti
– ma Thomas non vi si sofferma più. Rimuove, in
apparenza dimentica. Fino a quando una missione non lo
conduce ad Aquaville, capitale del quartiere Blu e un
uomo misterioso non gli mette in mano la pubblicità di
uno strano locale nella nebbiosa e fredda metropoli dei
flemmatici.
Càpita così: si parte incuriositi e si finisce
coll'inseguire le avventure di Thomas Parry in un mondo
divenuto specchio dei differenti temperamenti umani. Una
Gran Bretagna completamente «umanizzata», dove anche i
colori del cielo e il clima sembrano riflettere,
esaltandole, le caratteristiche di ciascun tipo. La
Riorganizzazione inventata da Thomson diventa credibile
e, come in molti altri romanzi distopici (1984, Il
mondo nuovo, ma gli esempi nella letteratura
britannica sono numerosissimi), ingiusta e minacciosa.
Il suo romanzo diviene così un campo di battaglia
virtuale tra la visione innatista e ambientale della
natura umana, tra ciò che è considerato biologico e ciò
che è storico. Una battaglia, è bene dirlo, che si
chiude senza vinti né vincitori.
Un romanzo inconsueto, scrivevo in apertura di questa
recensione, ma dotato di enorme suggestione, condotto
con sicura abilità d'intreccio e prodigiosa capacità
d'evocazione.
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