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L’amore
come avventura della mente………..
IL FILO PERICOLOSO DELLE COSE – Antonioni
Antonioni e la sua ennesima copia in crisi e la lascia vagare
all’ìinterno di un paesaggio rurale,tra campagna, spiaggia
e mare. Un paesaggio desolato, deserto di figure e sentimenti,
Quando fa la comparsa una seconda donna, ferina e disponibile,
è il fugace trionfo di un eros nuovamente carnale, illudendo
che la solitudine e la perdita del patos, possano essere
esorcizzato.
A parer mio molto freddo e patinato
EQUILIBRIO
L'episodio di Soderbergh è dei tre il più divertente. Il
cineasta americano si nasconde dietro le confusioni
erotico-sentimentali di un giovane dirigente in carriera (Robert
Downey Jr.). Seduto sul lettino di un fantomatico
spicanalistica (Alan Arkin) che spia insistentemente fuori
dalla finestra qualcosa che non ci viene mai mostrato, il
nostro inconsapevole paziente vaneggia su un sogno insistente
in cui egli stesso spia una bellissima e misteriosa donna che
fa un bagno. Col proseguire del breve racconto si scopre ben
presto che le identità dei personaggi non sono poi così
chiare e chi spia ed è analizzato in realtà è spiato e
analizzato a sua volta, e viceversa. Insistendo forse un po'
troppo in maniera compiaciuta sul nascondere ed il confondere
le carte, Soderbergh cerca di giocare con la sempiterna
confusione erotica del maschio, che spesso non riesce a
discernere le percezioni reali dai sogni. Alla fine l'unica
immagine a conservare la forza di un potere oscuro e seducente
è proprio quella inafferabile della donna.
LA MANO di WUONG KAR WEI
Stupenda variazione erotica sul tema degli amori impossibili.
Vero gioiello di Eros, l'episodio di Wong Kar-Wai recupera
temi ed atmosfere degli ultimi due capolavori, per narrare I
capricci di una prostituta d'alto borgo (Gong Li) e del suo
giovane ed inesperto sarto (Chang Chen), a cui durante la
prima visita domiciliare è concesso il piacere di una
masturbazione con un elegantissimo guanto di raso nero (é
forse la stessa mano della Mimì di 2046?). Sarà il solo
piacere erotico che la donna concederà in tantissimi anni
all'unico uomo che seguirà la sua vicenda umana; folle amore
impossibile, esso resta sullo sfondo doloroso di
un'inarrestabile decadimento fisico ed esistenziale.
Eppure il contatto delle vesti, degli eleganti e ricercati
abiti di seta e raso sostituiscono nella realtà il sogno
erotico proibito del sarto, quello di unirsi carnalmente con
la donna sempre più irraggiungibile. Logico dunque che
trionfino le atmosfere ed I colori cari al maestro di Hong
Kong e al suo inseparabile direttore della fotografia
Christopher Doyle: una Shangai piovosa e misteriosa
attraversata dalle luci dei neon, I caldi interni, gli
eleganti costumi che frusciano tra porte e specchi; é insomma
lo scenario teatrale più intimo per il nostro sarto
spettatore, eternamente dannato ad essere voyer di amplessi
altrui. L'unico modo per amare una donna che si concede agli
altri è allora quello di ricamare egli stesso gli abiti di
scena che plasmeranno il suo corpo proibito, creando e
ricreando le forme di un'ossessione che possa vincere anche la
morte.
Meritano una particolare attenzione gli stupendi disegni
erotici di Lorenzo Mattotti che scandiscono gli intermezzi tra
un episodio e l'altro, accompagnati dal commento sonoro di una
canzone di Caetano Veloso, un'aerea e dolce nenia intitolata
semplicemente Michelangelo, dedicata al Maestro.
recensione a cura di
Annalisa Silingardi
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