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"Eros"

REGIA: Wong kar Wai, Steven Soderbergh, Michelangelo Antonioni

INTERPRETI:
Gong Li, Chang Chen; Robert Downey Jr, Alan Arkin, Ele Keats; Christopher Bucholz, Regina Nemni

DURATA: 144'

PRODUZIONE: USA - Hong Kong - Francia - Italia - Lussemburgo - 2004 - Drammatico

L’amore come avventura della mente………..

IL FILO PERICOLOSO DELLE COSE – Antonioni
Antonioni e la sua ennesima copia in crisi e la lascia vagare all’ìinterno di un paesaggio rurale,tra campagna, spiaggia e mare. Un paesaggio desolato, deserto di figure e sentimenti, Quando fa la comparsa una seconda donna, ferina e disponibile, è il fugace trionfo di un eros nuovamente carnale, illudendo che la solitudine e la perdita del patos, possano essere esorcizzato.
A parer mio molto freddo e patinato

EQUILIBRIO
L'episodio di Soderbergh è dei tre il più divertente. Il cineasta americano si nasconde dietro le confusioni erotico-sentimentali di un giovane dirigente in carriera (Robert Downey Jr.). Seduto sul lettino di un fantomatico spicanalistica (Alan Arkin) che spia insistentemente fuori dalla finestra qualcosa che non ci viene mai mostrato, il nostro inconsapevole paziente vaneggia su un sogno insistente in cui egli stesso spia una bellissima e misteriosa donna che fa un bagno. Col proseguire del breve racconto si scopre ben presto che le identità dei personaggi non sono poi così chiare e chi spia ed è analizzato in realtà è spiato e analizzato a sua volta, e viceversa. Insistendo forse un po' troppo in maniera compiaciuta sul nascondere ed il confondere le carte, Soderbergh cerca di giocare con la sempiterna confusione erotica del maschio, che spesso non riesce a discernere le percezioni reali dai sogni. Alla fine l'unica immagine a conservare la forza di un potere oscuro e seducente è proprio quella inafferabile della donna.


LA MANO di WUONG KAR WEI
Stupenda variazione erotica sul tema degli amori impossibili. Vero gioiello di Eros, l'episodio di Wong Kar-Wai recupera temi ed atmosfere degli ultimi due capolavori, per narrare I capricci di una prostituta d'alto borgo (Gong Li) e del suo giovane ed inesperto sarto (Chang Chen), a cui durante la prima visita domiciliare è concesso il piacere di una masturbazione con un elegantissimo guanto di raso nero (é forse la stessa mano della Mimì di 2046?). Sarà il solo piacere erotico che la donna concederà in tantissimi anni all'unico uomo che seguirà la sua vicenda umana; folle amore impossibile, esso resta sullo sfondo doloroso di un'inarrestabile decadimento fisico ed esistenziale.
Eppure il contatto delle vesti, degli eleganti e ricercati abiti di seta e raso sostituiscono nella realtà il sogno erotico proibito del sarto, quello di unirsi carnalmente con la donna sempre più irraggiungibile. Logico dunque che trionfino le atmosfere ed I colori cari al maestro di Hong Kong e al suo inseparabile direttore della fotografia Christopher Doyle: una Shangai piovosa e misteriosa attraversata dalle luci dei neon, I caldi interni, gli eleganti costumi che frusciano tra porte e specchi; é insomma lo scenario teatrale più intimo per il nostro sarto spettatore, eternamente dannato ad essere voyer di amplessi altrui. L'unico modo per amare una donna che si concede agli altri è allora quello di ricamare egli stesso gli abiti di scena che plasmeranno il suo corpo proibito, creando e ricreando le forme di un'ossessione che possa vincere anche la morte.


Meritano una particolare attenzione gli stupendi disegni erotici di Lorenzo Mattotti che scandiscono gli intermezzi tra un episodio e l'altro, accompagnati dal commento sonoro di una canzone di Caetano Veloso, un'aerea e dolce nenia intitolata semplicemente Michelangelo, dedicata al Maestro.

recensione a cura di Annalisa Silingardi

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