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Essere lettore.

RIFLESSIONE SUL FUTURO DEL LIBRO

di Raffaele Niro

Io sono un lettore. Come tale considero la libreria un luogo sacro.
Non è solo un modo di dire. Molto spesso, dopo la chiusura serale della mia attività commerciale, vado a rifugiarmi nell’unica libreria presente nella mia città. Lì, tra libri non resi per tempo e polvere datata, riesco a filtrare tutte le contrarietà della giornata e torno a respirare al ritmo del mondo.
Ovviamente non frequento solo la mia “parrocchia”. Conosco tutte le librerie di Foggia e molte librerie italiane che ho potuto visitare durante i miei viaggi. Potrei scrivere una mini-guida alle librerie d’Italia.
Le librerie sono il tempio del sapere (questa mia visione eccessiva forse dipende dal fatto che le biblioteche pubbliche efficienti, dalle mie parti, sono un miraggio – quando ho visitato la Sala Borse a Bologna mi sembrava di far parte del cast di un film di Wim Wenders). Basta dirvi che l’unica biblioteca pubblica di una cittadina di quasi sessantamila abitanti ha fatto i suoi ultimi acquisti agli inizi degli anni ’60 per capire di che situazione tasto il polso. Quotidianamente.
Da lettore, che “vive” con passione le sorti del suo Tempio, ho notato negli ultimi anni un turnover, tra le novità, molto più veloce. I miei amici librai mi hanno confessato che “sono obbligati” a ricevere qualsivoglia pacco della Mondadori, pur di avere qualche copia in più dei titoli “che vendono” e che gli permettono di sopravvivere. Questo con notevoli sforzi economici, in quanto hanno dovuto raddoppiare l’affidamento bancario per poter rispettare le scadenze delle “tratte” mondadoriane. Loro, dunque, sono obbligati a rendere molti titoli nuovi dopo non più di due mesi di giacenza in libreria. Inoltre, questa valanga di libri da “mostrare” in libreria, ha comportato la restituzione di molti titoli, tenuti in conto deposito, di piccole case editrici. Questa loro esigenza ha modificato le mie abitudini di lettore. Prendo “sulla fiducia” solo libri di autori che già conosco e che apprezzo. Molte volte mi trovo costretto ad ordinare libri da poco usciti perché sono stati già resi, con tempi di consegna che in alcuni casi si sono protratti fino ad un mese circa. Inoltre, cosa ancora più tragica per un lettore, è l’incapacità di poter visionare e valutare libri pubblicati da piccole case editrici. Sono costretto ad affidarmi totalmente al “passaparola” degli amici, alle ricerche internettiane e, da poco tempo, alle recensioni di Libri Nuovi, oltre che alle gocce che arrivano da “TuttoLibri” de “La Stampa” e dal “Domenicale” de “Il sole 24 ore”. Ma quante sono le cose che potrebbero interessarmi e di cui io non ho conoscenza? E, soprattutto, per quanto tempo le piccole case editrici potranno ancora sopravvivere con tali condizioni di mercato?

Sapere le librerie in crisi, a rischio di scomparsa come la civiltà di Atlantide, fagocitate da supermercati asettici e tutti uguali – macchine distributrici di libri dei soliti noti, fa venir voglia di “scendere in campo” per lottare, al loro fianco.
I librai sono l’anello più debole di questa catena che vede come protagonisti Editori, Distributori, Librai e lettori.
I librai, per continuare a fungere alla loro funzione di “sacerdoti del sapere”, hanno bisogno dell’aiuto dei lettori.
Ma come possiamo aiutare i nostri amici librai ad aiutarci ad avere una più vasta offerta culturale?
Soprattutto boicottando i centri commerciali, i mega-store del libro, rinunciando al 15% di sconto matematicamente sicuro ed accontentarci dell’approssimativo 10% del nostro amico libraio. Sì, comprando da loro anche Camilleri, Tabucchi e Maurensig. Comprando da loro anche “i codici Brown”, Faletti e la Fallaci. Rinunciando ad ordinare su ibs con il 30% di sconto sui tascabili einaudi (oltre al 6% che ibs potrebbe riconoscere a rhymersclub.it) ed ordinando titoli di Nuto Revelli e di Beppe Fenoglio dal mio amico libraio.
Non comprando i libri allegati ai quotidiani (che, tra l’altro, editorialmente valgono meno di quanto costano).
Sono scelte, economiche, che costano, ma che ritengo bisogna affrontare per poter avere, tra qualche anno, la possibilità di reperire ancora libri di Larsson e di Salieri.
Inoltre, cosa un po’ più complessa da fare, sono dell’idea che i lettori dovrebbero unirsi in Comitato, per poter avere non più tre milioni di voci, ma una sola, per poter far valere tutto il loro peso nelle politiche culturali.
“Atlantide-del-libro” sta subendo una distruzione lenta che può essere, ritengo, ancora fermata.
Forse questa è fanta-scienza, forse.

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Rudi Mathematici

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