OMAGGIO ai MAESTRI
Copertina
Stanze
Amici
Rubriche
Scrittoio
Sala Lumière
Segnalibro
Music Loft
Omaggio ai Maestri
Interviste
Appunti di Viaggio
Percorsi Culinari
Eventi & Novità
Permanenti
Biblioteca
Grub Street
HangArt
Voci
Associazione
Manifesto
Atto Costitutivo
Statuto
Attività
Bacheca
imposta il sito dell'Associazione Culturale RHYMERS' CLUB come pagina iniziale

Google

Sfogo di una "fallacista"… per Oriana di Niro Marina

 

Seguendo la linea degli "ismi", mi piace pensare che prima o poi, verrà riconosciuto ufficialmente anche il fallacismo, dato che io già mi sento una fallacista.

 

 

Non avevo neanche 15 anni quando mi sono avvicinata alla sua prima storia, non ricordo neanche come o perché, forse perché consigliato o solo perché quel libro dalla copertina rigida, vissuta e sentenziosa, attirava la vista con quel suo colore arancio e allettava la mente col suo titolo vagamente religioso e triste : Niente e così sia.

Ne sono rimasta affascinata, ammaliata: quella donna coraggiosa, si sarebbe detta brava come un uomo, dacché si può tranquillamente gridare che è una donna con i controcoglioni, con più fegato di un uomo all’occorrenza.

Quel libro mi ha fatto capire ciò che volevo fare, o forse mi ha schiarito le idee mostrando ciò che non sarei mai stata, mi ha fatto ammirare quello sfondo e quel lato del giornalismo. Non quello che ti porta a star dietro una telecamera a leggere notizie scritte da altri, o scrivere i propri articoli su sfilate di moda o partite. No! Ciò che ti presenta è ciò che ha vissuto, il giornalismo puro, vero, quel giornalismo di guerra che va in cerca delle notizie, non le aspetta; rischia per amore del sapere e non cerca protezione per amore della vita. E non perché non voglia vivere, ma proprio perché al contrario la ama troppo, così tanto che la vuole vivere al meglio, che non potrebbe vivere senza fare e dire ciò che le sembra giusto fare e dire.

Ed è così che ho pianto, passando di livello…e così sia.

Poi un libro piccolo, chiaro, forse il più letto di lei, il suo libro di donna.

Non visioni mistiche, non svolte epocali, ma rabbia e paura. Io che fin da ragazzina ho sempre avuto paura di crescere e non poter avere figli, mi trovavo a leggere Lettera ad un bambino mai nato e fare un piccolo passo avanti nella mia vita, ad aggiungere un piccolo tassello al mio sentirmi donna. Come trovarsi davanti ad uno specchio, ad uno specchio particolare, che non ti mostra la tua immagine reale e contemporanea, ma ti pone davanti ad una possibilità di vita, a ciò che potresti diventare e vivere un giorno. E non mi è piaciuto, mi ha fatto pensare e pensando mi ha fatto avere paura…( ognuno di noi ha i propri mostri personali, e se qualcuno, lucidamente, li mostra…beh, povero questo qualcuno, verrà attaccato, accusato e vilipeso perché colpevole realmente di aver fatto riflettere…sarà per questo che tanti, specie dopo gli ultimi suoi libri, le puntano il dito contro e la mettono all’indice?).

Gli ultimi anni delle superiori e i diari di quegli anni, hanno visto in più pagine frasi dei suoi libri. Quante volte ho detto a me stessa e agli altri:<<non so, insciallah, come dio vuole, come dio sa>> e quante volte facendo forza su me stessa, sono tornata al valore normale di ogni attimo ricordando che prima e dopo di noi c’è solo silenzio, <<perché la vita non è altro che un momento di rumore tra due silenzi inesorabili>>.

Sono stata in Libano, sono stata in Grecia, in caserma e in carcere, ho respirato l’amore folle e l’amore eterno…la prima persona è d’obbligo perché ti immergi completamente in quelle pagine, scendi realmente in quei passaggi, in quei dolori, in quelle vite. E conosci Un uomo e arrivi a dire Insciallah.

 

Imparando a conoscere i figli, consci la madre, amando i primi, apprezzi chi gli ha dato la vita.

E così sono partita per l’università, con in valigia, tra le cose necessarie, un antidoto allo sconforto, una medicina da prendere in quei momenti in cui ti chiedi:<<perché sono qui?chi me lo ha fatto fare?>>…guardi quel libro, leggi quelle pagine, e ti torna la passione, e ripeti a te stessa a mò di nenia personale:niente e così sia, niente e così sia…

Ma la passione deve essere alimentata per non smorzarsi, se ami vuoi conoscere, sempre di più, e così ti volti all’indietro, e cerchi di completare il quadro.

E in questo modo arrivi al succo del giornalismo, a tutte le sue interviste a quegli uomini e quelle donne (poche, in proporzione, ma per fortuna qualcuna c’è) che hanno fatto la storia, che scopri non essere poi questa entità astratta e lontana, che ci cade addosso per un destino metafisico o tirato da fili ultraumani.

Mostrando il volto umano(e non sempre molto gradevole) di questi "grandi" ha fatto in parte capire come va il mondo. Con un alternarsi di disgusto e ammirazione, ho letto quell’umanità storica che ha designato in Intervista con la storia.

Cresci, cresci, cresci, e prima o poi ti scontri con i tuoi mostri, impari a conoscerli. Ed io ho conosciuto Penelope, e con lei sono andata alla guerra; come lei affronto il futuro per capire il passato, e vivi ogni attimo come quello decisivo, ogni coincidenza come segno del destino, e capisci che chi sembra forte non sempre lo è realmente, che per arrivare ad essere ciò che sei ( che tra l’altro non è mai un punto fisso) soffri e ti trovi a prendere decisioni che non sempre sono condivisibili da tutti ma che per te risultano necessari.

In una università di sinistra, dove essere alternativi è la norma, dove per essere "in" devi essere no global e opporti al mondo intero col tuo corpo, leggere la Fallaci non è propriamente una chiave d’ingresso.

Sguardi di traverso, incomprensioni e accuse sullo stile di :<<come fai a leggere quella robaccia?!>> sono all’ordine del giorno. Soprattutto dopo l’11 set., "ovviamente" dopo La rabbia e l’orgoglio , in particolare dopo che qualcuno ha cercato di bruciare i suoi libri, ha fatto ironia volgare e pelvica sul suo cognome, ha criticato quotidianamente i suoi pensieri…dopo tutto ciò non c’è mica bisogno di leggere ciò di cui si parla per dire che è robaccia, il disprezzo nasce e si diffonde perché è naturale che sia.

E lì via alla difesa, ai continui :<<puoi capirla, anche se non condividi in pieno le sue idee>>, in bilico tra il giustificare me stessa per questo amore e il cercare di far capire che è degna di esser letta, che se conosci il suo percorso puoi comprendere perché arriva a tanto, che almeno devi ascoltare e leggerla prima di dire:<<è una testa di cazzo>>…e ciò la dice lunga su tanti che parlano di amore opponendosi alla guerra dietro una bandiera multicolore.

 

Un amore contrastato non sempre perde forza, anzi spesso l’acquisisce, e continua, rafforzandosi.

A volte ho pensato addirittura di esagerare: dopo una vita di opposizione ai miti, allo starpparsi i capelli o retrocedere all’idiozia per un cantante o un calciatore, al riempire ogni spazio libero e vivibile di poster, foto e adesivi…dopo ciò, mi ero creata un mito? (sebbene di tutt’altra leva, l’enigma rimaneva). Non so ancora se sono oggettiva nel parlare di lei, ma l’amore e l’ammirazione non eccellono mai per questa dote. Eppure non è un mito, è una donna, non una donna come le altre, è una grande donna, una persona da ammirare e per certi versi emulare, ma, appunto, per certi versi: sarebbe bello essere un po’ come lei, ma non essere lei!

Dopo l’emozione, lo sfogo, viene la riflessione, agisce la ragione. Non diminuisce la portata ma la razionalizza.

Le posizioni dure restano, le critiche persino si acuiscono, l’avvertimento che suona quasi come una condanna viene ripetuto; ma sono libri da leggere, perché dicono cose che l’informazione in Italia non arriva a dire, perché mostra ricerche che nessun’altro ha avuto la briga di fare, esprime idee che fanno pensare. Ed è questo il suo grande pregio: fa pensare.

Non vuole che tutti siano d’accordo con lei, non gliene frega niente di ciò che pensano gli altri, non sono mai riusciti a condizionarla, vuole che il mondo sia consapevole di ciò che sta succedendo, responsabile di ciò che sta facendo, vuole che gli occhi si aprano, magari sbarrati dall’incredulità o dal disaccordo, ma che restino aperti per vedere.

 

Quante emozioni si susseguono nel leggerla, nel parlarne, difenderla o contraddirla, e l’ultima ad affacciarsi è l’invidia, seppur di quella sana e positiva.

Invidia per chi è riuscita ad intervistarla,a porle domande che io avrei voluto farle (e quante altre ancora).

Invidia per Oriana che intervista la Fallaci ( odia sentir pronunciare e ridondare il suo nome, lei stessa ha cambiato il titolo Oraiana Fallaci intervista Oriana Fallaci in Oriana Fallaci intervista se stessa per vederlo solo una volta in copertina. Beh, io l’ho diviso al 50% tra intervistatore ed intervistato, dato che chi fa le domande è una donna, che risponde è un’icona, ma le due figure si rincorrono e coincidono in Lei).

 

La prole è stata varia e numerosa. Non è mai stata madre ma in tanti ci sentiamo un po’ figli suoi. Io di sicuro.

ascolta in diretta 

Rudi Mathematici

© Rhymers' Club - la voce che ti dà voce