Non
avevo neanche 15 anni quando mi sono avvicinata alla sua prima storia, non
ricordo neanche come o perché, forse perché consigliato o solo perché
quel libro dalla copertina rigida, vissuta e sentenziosa, attirava la
vista con quel suo colore arancio e allettava la mente col suo titolo
vagamente religioso e triste : Niente
e così sia.
Ne
sono rimasta affascinata, ammaliata: quella donna coraggiosa, si sarebbe
detta brava come un uomo, dacché si può tranquillamente gridare che è
una donna con i controcoglioni, con più fegato di un uomo all’occorrenza.
Quel
libro mi ha fatto capire ciò che volevo fare, o forse mi ha schiarito le
idee mostrando ciò che non sarei mai stata, mi ha fatto ammirare quello
sfondo e quel lato del giornalismo. Non quello che ti porta a star dietro
una telecamera a leggere notizie scritte da altri, o scrivere i propri
articoli su sfilate di moda o partite. No! Ciò che ti presenta è ciò
che ha vissuto, il giornalismo puro, vero, quel giornalismo di guerra che
va in cerca delle notizie, non le aspetta; rischia per amore del sapere e
non cerca protezione per amore della vita. E non perché non voglia
vivere, ma proprio perché al contrario la ama troppo, così tanto che la
vuole vivere al meglio, che non potrebbe vivere senza fare e dire ciò che
le sembra giusto fare e dire.
Ed
è così che ho pianto, passando di livello…e così sia.
Poi
un libro piccolo, chiaro, forse il più letto di lei, il suo libro di
donna.
Non
visioni mistiche, non svolte epocali, ma rabbia e paura. Io che fin da
ragazzina ho sempre avuto paura di crescere e non poter avere figli, mi
trovavo a leggere Lettera ad un bambino mai nato e fare un piccolo
passo avanti nella mia vita, ad aggiungere un piccolo tassello al mio
sentirmi donna. Come trovarsi davanti ad uno specchio, ad uno specchio
particolare, che non ti mostra la tua immagine reale e contemporanea, ma
ti pone davanti ad una possibilità di vita, a ciò che potresti diventare
e vivere un giorno. E non mi è piaciuto, mi ha fatto pensare e pensando
mi ha fatto avere paura…( ognuno di noi ha i propri mostri personali, e
se qualcuno, lucidamente, li mostra…beh, povero questo qualcuno, verrà
attaccato, accusato e vilipeso perché colpevole realmente di aver fatto
riflettere…sarà per questo che tanti, specie dopo gli ultimi suoi
libri, le puntano il dito contro e la mettono all’indice?).
Gli
ultimi anni delle superiori e i diari di quegli anni, hanno visto in più
pagine frasi dei suoi libri. Quante volte ho detto a me stessa e agli
altri:<<non so, insciallah, come dio vuole, come dio sa>> e
quante volte facendo forza su me stessa, sono tornata al valore normale di
ogni attimo ricordando che prima e dopo di noi c’è solo silenzio,
<<perché la vita non è altro che un momento di rumore tra due
silenzi inesorabili>>.
Sono
stata in Libano, sono stata in Grecia, in caserma e in carcere, ho
respirato l’amore folle e l’amore eterno…la prima persona è d’obbligo
perché ti immergi completamente in quelle pagine, scendi realmente in
quei passaggi, in quei dolori, in quelle vite. E conosci Un uomo e
arrivi a dire Insciallah.
Imparando
a conoscere i figli, consci la madre, amando i primi, apprezzi chi gli ha
dato la vita.
E
così sono partita per l’università, con in valigia, tra le cose
necessarie, un antidoto allo sconforto, una medicina da prendere in quei
momenti in cui ti chiedi:<<perché sono qui?chi me lo ha fatto
fare?>>…guardi quel libro, leggi quelle pagine, e ti torna la
passione, e ripeti a te stessa a mò di nenia personale:niente e così
sia, niente e così sia…
Ma
la passione deve essere alimentata per non smorzarsi, se ami vuoi
conoscere, sempre di più, e così ti volti all’indietro, e cerchi di
completare il quadro.
E
in questo modo arrivi al succo del giornalismo, a tutte le sue interviste
a quegli uomini e quelle donne (poche, in proporzione, ma per fortuna
qualcuna c’è) che hanno fatto la storia, che scopri non essere poi
questa entità astratta e lontana, che ci cade addosso per un destino
metafisico o tirato da fili ultraumani.
Mostrando
il volto umano(e non sempre molto gradevole) di questi "grandi"
ha fatto in parte capire come va il mondo. Con un alternarsi di disgusto e
ammirazione, ho letto quell’umanità storica che ha designato in Intervista
con la storia.
Cresci,
cresci, cresci, e prima o poi ti scontri con i tuoi mostri, impari a
conoscerli. Ed io ho conosciuto Penelope, e con lei sono andata alla
guerra; come lei affronto il futuro per capire il passato, e vivi ogni
attimo come quello decisivo, ogni coincidenza come segno del destino, e
capisci che chi sembra forte non sempre lo è realmente, che per arrivare
ad essere ciò che sei ( che tra l’altro non è mai un punto fisso)
soffri e ti trovi a prendere decisioni che non sempre sono condivisibili
da tutti ma che per te risultano necessari.
In
una università di sinistra, dove essere alternativi è la norma, dove per
essere "in" devi essere no global e opporti al mondo intero col
tuo corpo, leggere la Fallaci non è propriamente una chiave d’ingresso.
Sguardi
di traverso, incomprensioni e accuse sullo stile di :<<come fai a
leggere quella robaccia?!>> sono all’ordine del giorno.
Soprattutto dopo l’11 set., "ovviamente" dopo La rabbia e l’orgoglio
, in particolare dopo che qualcuno ha cercato di bruciare i suoi
libri, ha fatto ironia volgare e pelvica sul suo cognome, ha criticato
quotidianamente i suoi pensieri…dopo tutto ciò non c’è mica bisogno
di leggere ciò di cui si parla per dire che è robaccia, il disprezzo
nasce e si diffonde perché è naturale che sia.
E
lì via alla difesa, ai continui :<<puoi capirla, anche se non
condividi in pieno le sue idee>>, in bilico tra il giustificare me
stessa per questo amore e il cercare di far capire che è degna di esser
letta, che se conosci il suo percorso puoi comprendere perché arriva a
tanto, che almeno devi ascoltare e leggerla prima di dire:<<è una
testa di cazzo>>…e ciò la dice lunga su tanti che parlano di
amore opponendosi alla guerra dietro una bandiera multicolore.
Un
amore contrastato non sempre perde forza, anzi spesso l’acquisisce, e
continua, rafforzandosi.
A
volte ho pensato addirittura di esagerare: dopo una vita di opposizione ai
miti, allo starpparsi i capelli o retrocedere all’idiozia per un
cantante o un calciatore, al riempire ogni spazio libero e vivibile di
poster, foto e adesivi…dopo ciò, mi ero creata un mito? (sebbene di
tutt’altra leva, l’enigma rimaneva). Non so ancora se sono oggettiva
nel parlare di lei, ma l’amore e l’ammirazione non eccellono mai per
questa dote. Eppure non è un mito, è una donna, non una donna come le
altre, è una grande donna, una persona da ammirare e per certi versi
emulare, ma, appunto, per certi versi: sarebbe bello essere un po’ come
lei, ma non essere lei!
Dopo
l’emozione, lo sfogo, viene la riflessione, agisce la ragione. Non
diminuisce la portata ma la razionalizza.
Le
posizioni dure restano, le critiche persino si acuiscono, l’avvertimento
che suona quasi come una condanna viene ripetuto; ma sono libri da
leggere, perché dicono cose che l’informazione in Italia non arriva a
dire, perché mostra ricerche che nessun’altro ha avuto la briga di
fare, esprime idee che fanno pensare. Ed è questo il suo grande pregio:
fa pensare.
Non
vuole che tutti siano d’accordo con lei, non gliene frega niente di ciò
che pensano gli altri, non sono mai riusciti a condizionarla, vuole che il
mondo sia consapevole di ciò che sta succedendo, responsabile di ciò che
sta facendo, vuole che gli occhi si aprano, magari sbarrati dall’incredulità
o dal disaccordo, ma che restino aperti per vedere.
Quante
emozioni si susseguono nel leggerla, nel parlarne, difenderla o
contraddirla, e l’ultima ad affacciarsi è l’invidia, seppur di quella
sana e positiva.
Invidia
per chi è riuscita ad intervistarla,a porle domande che io avrei voluto
farle (e quante altre ancora).
Invidia
per Oriana che intervista la Fallaci ( odia sentir pronunciare e ridondare
il suo nome, lei stessa ha cambiato il titolo Oraiana Fallaci
intervista Oriana Fallaci in Oriana Fallaci intervista se stessa
per vederlo solo una volta in copertina. Beh, io l’ho diviso al 50% tra
intervistatore ed intervistato, dato che chi fa le domande è una donna,
che risponde è un’icona, ma le due figure si rincorrono e coincidono in
Lei).
La
prole è stata varia e numerosa. Non è mai stata madre ma in tanti ci
sentiamo un po’ figli suoi. Io di sicuro.