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APOLOGIA
APOETICA
Sgorgasti
nel monte puro, leggiadro
Viaggiasti
sornione in un anfiteatro.
Tragitto
recintato da fiori ora sono
carogne.
Acqua
dolce che è veleno insidioso
di
impiccati o puttane ubriache sull’altare della
falsità.
Nell’acqua
una crepa,
ne
esce angoscia di un legame violentato.
Ma
tu scendi e
scendi
e scendi
non
scendendo.
La
montagna è ormai lontana,
la
tua purezza è dentatura grigia
che
tutto inghiotte e
soffoca
la preda con zolfo.
Attraversi
boschi non boscosi,
valli
non vallose,
radure
non radunate.
Sonnambulo
fiume di cupido,
tu
cadi giù dal precipizio
nella
forca del dolore dove
hanno
fatto casa gli scheletri
di
un fiume che
non
fiumeggia più. |