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È
il terzo ed ultimo capitolo della "Trilogia della vita", dopo Il
Decameron e I racconti di Canterbury, in cui Pasolini, più che
mai, esalta una spigliata gioia del narrare ed un pieno godimento della
vita, in cui il sesso è finalmente affrancato da ogni tradizione
schiavizzante e dal senso frustrante del peccato.
Se già ne Il Decameron il regista aveva sentito il bisogno di
trasportare l'azione a Napoli (l'unico luogo in Italia, a suo parere, ancora
schietto) qui si è allontanato del tutto dalla cultura occidentale, dove
anche il sesso è entrato in una logica mercificata, ed ha girato in
nazioni, come il Nepal, lo Yemen o l'Etiopia, lontane da ogni
contaminazione. Come negli altri due, inoltre, molti attori non sono
professionisti, in linea con la spontaneità popolare richiesta: un'umanità
semplice e sorridente, dai volti fortemente espressivi (all'uopo doppiati in
un dialetto salentino).
Se il discorso appare per certi versi un po' datato, tanto che lo stesso
regista abiurò la "Trilogia" per addentrarsi negli ortori di Salò,
il film è comunque è un'opera straordinaria. Grazie alla raffinata
fotografia, a una musica suggestiva e ad eleganti riferimenti figurativi, si
ricrea magicamente l'atmosfera seducente de Le mille e una notte, che in
alcuni momenti raggiunge toni di altissima, commovente poesia (come nella
Favola di Aziz ed Aziza o nell'episodio di Yuhan e il ragazzo).
Qui ogni cosa appare pregna di un significato più denso e misterioso: da
quello che è uno dei massimi libri di ogni tempo Pasolini non ha mutuato
infatti solo la struttura ad incastro della narrazione di Sherazade (qui
assente) ma anche la profondità stratificata di lettura dei singoli
racconti, come un'esplicita citazione avverte all'inizio: «La verità non
è in un solo sogno, ma in molti sogni».
In questo Oriente mitico e simbolico, dove il sogno appare la chiave per
entrare nell'essenza delle cose e dove tutto è possibile, ogni imbarazzo
nei confronti del sesso è superato: una divertita visione di corpi nudi,
soprattutto maschili (decisamente inusuali per l'epoca) libera finalmente
l'eros in una totale, coinvolgente letizia.
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