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Tiziano
Terzani: "Un altro giro di giostra - Viaggio nel bene e
nel male del nostro tempo".
L’inno
alla vita di un uomo che sta imparando a morire.
(Longanesi – Euro
18,50)
recensione
di Neala Antinori
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Non
conoscevo gli scritti di Tiziano Terzani, non conoscevo il Terzani giornalista,
se non come una firma letta a volte in calce a qualche reportage, avevo sentito
parlare delle sue "Lettere contro la guerra" ma non le avevo mai
lette; poi è capitato che sia morto e che i quotidiani si siano riempiti di lui
proprio il giorno in cui, comodamente seduta, carrozza due -posto 52, affrontavo
il mio periodico viaggio di otto ore. Niente di meglio che un viaggio in treno
per assaporare con calma quei tre o quattro quotidiani che normalmente non puoi
leggere, e che rivelazione quel giorno! Ebbi la possibilità di scoprire,
attraverso gli articoli dei tanti che ne testimoniavano il valore, una figura di
giornalista e di uomo assolutamente straordinaria. Il minimo che potevo fare era
cercare di saperne qualche cosa di più.
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Inizio
così un percorso a ritroso leggendo il suo ultimo libro
"Un ultimo giro di giostra". E’ un libro
piano, sereno, il reportage di un viaggio dentro e
fuori, dall’occidente all’oriente, un viaggio alla
ricerca di una cura per il |
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cancro che si
trasforma nella
ricerca di una cura per l’anima. Lo stile estremamente
scorrevole e senza orpelli rende il libro di facile
lettura, ma spesso mi sono ritrovata a rileggere più
volte qualche passaggio per assaporarne a fondo il
significato, per condividere l’emozione sottesa, per
rafforzare la convinzione che Terzani abbia incontrato
nel suo viaggio il significato della vita. Ricerca e
incontro tra culture, tra medicina allopatica e
omeopatica impegnate entrambe nello stesso obiettivo: la
"cura".Dalla
California a Hong Kong, all’Himalaya, i personaggi
incontrati e descritti, qualunque ne sia la
nazionalità, sono accomunati nei desideri e nelle
speranze, nella loro umanità.
E’
un libro da leggere e rileggere, un antidoto potente
contro i tamburi di certa "letteratura"
imbevuta di odio, di chi fomenta "scontri di
civiltà". Un inno alla vita scritto da un uomo che
stava imparando a morire, un forte messaggio di pace e
non violenza che rinverdisce la speranza nel futuro
delle nuove generazioni, speranza che mi piace
riconoscere nelle rivoluzioni pacifiche di questi
giorni, da quella arancione di Kiev a quella delle rose
di Beirut.
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