SCRITTOIO - Diego Cugia

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Jack l'uomo della folla  

(Mondadori, 2002)

L’ex detenuto numero 3957 di Alcatraz è tornato per ricordarci le verità che fanno male, le notizie taciute, la memoria tradita di un Paese senza faccia, di un’Italia di zombie mascherati da uomini nuovi. Jack il clandestino è qui, fratello ritrovato, per accompagnarci in un viaggio sottopelle, attraverso le illusioni infrante e gli amori finiti, dentro le zone d’ombra del nostro passato, gli omissis, i non ricordo, i top-secret pubblici e privati, molto privati.

Jack il mostro, occhi che sparano nei nostri, senza silenziatore, insolente come la verità, non si tira mai indietro, pagando con il proprio isolamento il nostro riscatto da un letargo colpevole. Jack non ha paura di raccontare la follia di un mondo da cui gli adulti sembrano essere scomparsi, l’infanzia prepotente di piccoli dittatori educati soltanto a pretendere, la miseria di chi fa la riverenza, l’arroganza di chi ha deviato i nostri sogni confinandoli negli scaffali dei supermercati, fra sottilette e deodoranti. Dice quello che pensa dello sceicco e della giornalista, dei missili intelligenti e dei generali da talk show, della vanità di chi ci governa come se il proprio ego fosse un bene pubblico.

Jack parteggia e si schiera.

Contro i professionisti del Risiko, contro gli ipocriti e la lobotomia di massa, i talebani vicini e lontani. Con gli italiani che hanno perso sempre, con chi si tira fuori dal branco, con chi non ha voce, con i giovani figli di nessuno, con la ragazza del Terzo Millennio, ultima speranza e ultima bandiera. Jack il latitante c’è e non molla la presa. Non ne poteva più di stare lontano dalla sua gente, Jack Folla, l’italiano fuori posto. Gli mancavano la tenerezza e la rabbia di quel dialogo che lo faceva sentire vivo, e alla fine è tornato. Per guidarci alla ricerca della tomba di Don Chisciotte. Per parlare di sé, e dunque di tutti noi. Soli, insieme.

(tratto dal sito www.diegocugia.com)

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