L’ex
detenuto numero 3957 di Alcatraz è tornato per ricordarci le verità
che fanno male, le notizie taciute, la memoria tradita di un Paese
senza faccia, di un’Italia di zombie mascherati da uomini nuovi.
Jack il clandestino è qui, fratello ritrovato, per accompagnarci in
un viaggio sottopelle, attraverso le illusioni infrante e gli amori
finiti, dentro le zone d’ombra del nostro passato, gli omissis, i
non ricordo, i top-secret pubblici e privati, molto privati.
Jack
il mostro, occhi che sparano nei nostri, senza silenziatore, insolente
come la verità, non si tira mai indietro, pagando con il proprio
isolamento il nostro riscatto da un letargo colpevole. Jack non ha
paura di raccontare la follia di un mondo da cui gli adulti sembrano
essere scomparsi, l’infanzia prepotente di piccoli dittatori educati
soltanto a pretendere, la miseria di chi fa la riverenza, l’arroganza
di chi ha deviato i nostri sogni confinandoli negli scaffali dei
supermercati, fra sottilette e deodoranti. Dice quello che pensa dello
sceicco e della giornalista, dei missili intelligenti e dei generali
da talk show, della vanità di chi ci governa come se il proprio ego
fosse un bene pubblico.
Jack
parteggia e si schiera.
Contro
i professionisti del Risiko, contro gli ipocriti e la lobotomia di
massa, i talebani vicini e lontani. Con gli italiani che hanno perso
sempre, con chi si tira fuori dal branco, con chi non ha voce, con i
giovani figli di nessuno, con la ragazza del Terzo Millennio, ultima
speranza e ultima bandiera. Jack il latitante c’è e non molla la
presa. Non ne poteva più di stare lontano dalla sua gente, Jack
Folla, l’italiano fuori posto. Gli mancavano la tenerezza e la
rabbia di quel dialogo che lo faceva sentire vivo, e alla fine è
tornato. Per guidarci alla ricerca della tomba di Don Chisciotte. Per
parlare di sé, e dunque di tutti noi. Soli, insieme.
(tratto
dal sito www.diegocugia.com)