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"La ricotta"
Regia: Pier Paolo
Pasolini
Interpreti: Orson Welles,
Mario Cipriani, Laura Betti
Durata: h 0.35
Nazionalità: Italia 1963
Genere: drammatico
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Quarto episodio del film RoGoPaG.
Gli altri episodi sono: Illibatezza di Rossellini, Il
nuovo mondo di Godard, Il pollo ruspante di
Gregoretti.
Stracci, che
"interpreta" come comparsa la parte del ladrone buono in un film
sulla Passione di Cristo che un pretenzioso regista (impersonato da Orson
Welles) che si autodefinisce marxista ortodosso sta girando su un enorme
prato della periferia romana, è un sottoproletario perennemente affamato.
La scena è ingombra di decine di membri della troupe e di comparse, che
in mezzo alla scenografia "sacra", alcuni ancora in costume da
santo, ballano un twist scatenato. Quando la sua povera e numerosa
famiglia lo va a trovare sul set, Stracci dona loro il cestino del pranzo
che gli spetta in quanto attore per consentirgli di consumare un misero
pasto in mezzo al prato, che assume il valore di una vera e propria
eucaristia. Per non saltare il pasto, Stracci, approfittando della
confusione del momento di
pausa, si traveste da donna e riesce a "rimediare" un nuovo
cestino dalla produzone. Con infantile entusiasmo si accinge quindi a
mangiarlo, al riparo da tutti, in una piccola grotta poco lontano dal set.
Ma dal set giunge l'ordine di presentarsi in scena, e Stracci a malincuore
è costretto ad abbandonare il suo cestino dietro un sasso. Quando torna,
trova che il cagnolino della prima attrice del film ha divorato tutto il
contenuto del suo cestino. Stracci, sconsolato, piange a grandi lacrime
come un bambino, e nella disperazione rimprovera il cane accusandolo di
voler essere meglio di lui perché è "il cane de 'na miliardara".
Nel frattempo sul set giunge la visita importuna e inattesa di un
giornalista di "Teglie sera", che con fare deferente e
complimentoso avvicina il regista per un'intervista. Il regista risponde
alle sue domande piene di retorico buonsenso di "uomo medio" con
una feroce e beffarda ironia intellettuale, che il cronista non è neppure
in grado di cogliere. Dopodiché il regista recita una poesia davanti
all'attonito giornalista, e con fermo cinismo gli spiega perché, secondo
la sua ottica "marxista", lui semplicemente "non
esiste". Il giornalista, frastornato, se ne va dal set, e incontra
Stracci che, nei pressi della grotta, accarezza il cane della prima
attrice. Notato l'insistente interessamento del giornalista per il cane,
Stracci glielo vende per mille lire, ripagandosi così del maltolto.
Appena concluso l'affare Stracci si precipita a comprare un gigantesco
pezzo di ricotta, con l'intenzione di ingurgitarlo al riparo da tutti. Ma
proprio mentre sta per cominciare il pasto, il "ladrone buono"
è richiamato sul set dal megafono. Così, Stracci, lasciata la ricotta
nella sua grotta, viene legato sulla croce, e nell'attesa che sia pronto
il set, assiste ad un improvvisato strip-tease di una rubiconda attrice
vestita da santa, mentre viene stuzzicato sulla sua fame dai membri della
troupe. Quando tutto è pronto, la prima attrice pretende di girare subito
la sua scena, e la scenografia viene di nuovo smontata, per lasciare
spazio alle interminabili riprese di un tableau vivant che riproduce la Deposizione
del Pontormo. Finalmente Stracci può tornare nella grotta a "strafogarsi"
della sua ricotta. Mentre mangia con avidità, altre comparse e alcuni
tecnici, divertiti dal grottesco spettacolo della sua fame atavica, lo
fanno cibare dei resti della scena dell'ultima cena, ormai già girata.
Stracci, in mezzo alle risa dell'improvvisato pubblico, mangia ogni sorta
di cibarie senza battere ciglio. Nel frattempo, sul set arriva il
produttore seguito dal drappello della stampa specialistica: il gruppo
assisterà alle riprese della scena della crocefissione della morte di
Cristo, nella quale Stracci ha addirittura una battuta: "Quando sarai
nel regno dei cieli, ricordati di me". Al grido di
"azione!" del regista, però, la scena non parte: Stracci,
infatti, è morto di indigestione sulla croce. Il regista, senza ombra di
commozione, commenta: "Povero Stracci. Crepare... non aveva
altro modo di ricordarci che anche lui era vivo...".
da S. Murri, Pier
Paolo Pasolini, Il Castoro-l'Unità 1995
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