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Note
di cucina di Leonardo da Vinci
Shelegh
e Jonathan Routh
Voland
Euro
12,00
recensione
di Silvia Treves
la
versione completa di questa recensione apparirà sul numero 36 di
LN-Librinuovi, dicembre 2005
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Siamo
abituati a considerare Leonardo un personaggio eclettico
e per molti versi un precursore, ma questo libro ce ne
rivela tratti insospettabili e molto moderni. Oltre che
pittore, letterato, scienziato e inventore, Leonardo fu
per trent'anni Gran Maestro di feste a banchetti per
Ludovico il Moro; fu insomma un organizzatore di eventi,
professione che a torto crediamo squisitamente
contemporanea. Le sue esperienze giovanili lo avevano
preparato a dovere: il marito della madre – valente
pasticciere – fu il suo mentore e tanto deliziose
erano le sue produzioni che Leonardo fu il classico
adolescente grasso. Per mantenersi agli studi dal
Verrocchio, come molti ragazzi odierni, Leonardo la sera
lavorava in birreria (data l'epoca, si trattava di un
locanda) dove dette sfogo al suo interesse per un genere
culinario che noi chiameremmo senz'altro nouvelle
cuisine. Vista la reazione sfavorevole dei clienti
del locale, Leonardo e un amico decisero di aprire una
locanda in proprio: Le tre rane di Sandro e Leonardo
(Sandro di cognome faceva Botticelli)…
Questo e molto altro potrete scoprire nel libro dei
Routh, traduzione e commento di un «Codex Romanoff» di
incerta origine e provenienza che, tuttavia, potrebbe
essere un autentico manoscritto leonardesco, dimenticato
da chi ereditò e mise ordine fra i mille scritti del
Maestro. Come altri suoi scritti, anche il Codex
Romanoff potrebbe essere andato perso in qualche
soffitta o malamente catalogato presso qualche
biblioteca europea per poi comparire a distanza di
secoli, in questo caso nella Russia degli zar.
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| Qualunque
sia la loro natura, queste note sono una lettura
spassosissima, non priva di utili spunti di riflessione
sulle abitudini dell'epoca. Alle ricette di pietanze
pesantissime amate da Ludovico e che Leonardo definisce
«quell'orrendo intruglio di carne e ossa» si alternano
quelle dei «miei piatti semplici», che Leonardo
avrebbe «preparato se il mio Sire Ludovico non li
avesse rifiutati con tutta la loro delicatezza e purezza»
e quelle di piatti insoliti come le «pastiglie di mucca»,
il ghiro farcito e la spalla di serpente. Ma il Codex
Romanoff contiene anche precetti, testimonianze di
abitudini di corte, rapidi ritratti di commensali di
Ludovico, indicazioni di carattere dietetico e norme di
galateo come l'elenco intitolato «comportamento
sconveniente alla tavola del mio Signore» («nessun
ospite dovrebbe pizzicare o leccare il vicino», «nessun
ospite dovrebbe pulirsi l'armatura a tavola»…) o
quello intitolato «come deve sedersi a tavolo un
assassino». Tra una risata e l'altra scoprirete che
Leonardo, oltre alle macchine da guerra inventò utili
arnesi da cucina, il sandwich e i tovaglioli (prima era
usanza asciugarsi le dita nella tovaglia, ma
l'imperdonabile Sire Ludovico se le puliva sulla «gonna»
dei vicini o nel pelo dei propri cani).
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