Nell'Italia
di oggi c'è chi ha fatto del suo esilio un regno. Jack Folla, ospite
sgradito al banchetto delle opinioni televisive di Stato, rientra
dalla finestra più segreta, mittente e destinatario delle proprie
lettere dal silenzio, eterno fuoriposto in patria, in fuga dagli altri
e da se stesso, forse proprio per questo espressione del pensiero
clandestino di tutti. L'evaso da 'Alcatraz' non ha più né tempo né
voglia di apparire virtuale. Ormai Jack è lo straniero, incarna una
categoria dell'anima, ha capito che non si può essere davvero liberi
senza essere un altro.
Da
un bambino intrappolato nel suo game boy, al vizio del salutismo di
Stato, dalla masturbazione indicibile oppio di un popolo, alla domanda
sulla pubblicità più invasiva e segreta di tutte: "siete
giornalisti o marchettari?", questo epistolario si legge come il
romanzo autobiografico di un Paese in fortissima crisi, l'unica
opinione in grado di mettere d'accordo sia la destra che la sinistra,
restando sullo stomaco a entrambe.
Le
lettere del nostro alter ego non omologato e non arreso, spedite dai
sotterranei della capitale, attraversano i giorni più grigi
dell'attualità, spazzando via i sorrisi compiaciuti dei talk show, le
retoriche politicamente corrette e le ovvietà intelligenti degli
opinionisti primi della classe. Ruvido e spiazzante più di ieri, Jack
fa del proprio isolamento un'arma che colpisce ed emoziona soprattutto
quando con la sua voce scritta diventa antipatico e irriverente;
quando destabilizza invece di rassicurare; quando punta il dito contro
se stesso: una garanzia di autenticità oggi sempre più rara.
In
un Paese immobilizzato dagli applausi scroscianti a chi è Pro e chi
Contro, Jack irrompe con anarchia appassionata, pagando di persona,
evadendo anche dalla prigione del dissenso, pur di offrire ai suoi
lettori una via di fuga. Perchè le sessanta lettere che ci ha fatto
pervenire dal suo e dal nostro silenzio, si possono riassumere nel
telegramma dell'ultima riga: "Le paure si contano da soli. Le
speranze in due."
(tratto
dal sito www.diegocugia.com)