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"Non
vedo perché sia la musica che le parole delle canzonette non
dovrebbero essere più belle."
di Luciano Ceri
[dal fascicolo che accompagna Luna di
giorno - Le canzoni di P. P. Pasolini]
"Non
vedo perché sia la musica che le parole delle canzonette non
dovrebbero essere più belle. Un intervento di un poeta colto
e magari raffinato non avrebbe niente di illecito. Anzi, la
sua opera sarebbe sollecitabile e raccomandabile.
Personalmente non mi è mai capitato di scrivere versi per
canzoni: ossia, come alla maggior parte dei miei amici, non mi
si è presentata l'occasione. Musicisti e parolieri si sono
stretti in un impenetrabile clan, si son ben protetti dalla
concorrenza (e si capisce, i diritti d'autore fruttano
talvolta milioni). Quanto a me, credo che mi interesserebbe e
mi divertirebbe applicare dei versi ad una bella musica, tango
o samba che sia." Così si esprimeva nel 1956 Pier Paolo
Pasolini intervistato dalla rivista "Avanguardia",
nell'ambito di una inchiesta sul possibile coinvolgimento dei
poeti in veste di autori di testi di canzoni, con la
prospettiva di migliorarne la qualità culturale. l'occasione
gli si presentò nel 1959, quando Laura Betti sollecitava agli
amici scrittori e poeti i testi per le canzoni del suo nuovo
spettacolo Giro a vuoto, e all'appello risposero in
molti, da Moravia a Flaiano, da Fortini ad Arbassino, e
Pasolini contribuì con tre canzoni in romanesco, Valzer
della toppa, Macrì Teresa detta Pazzia e Cristo
al Mandrione, diretto riflesso del lavoro compiuto sul
dialetto in occasione della stesura di Ragazzi di vita
e di Una vita violenta. Lo spettacolo debuttò a Milano
nel gennaio del 1960 con la regia di Filippo Crivelli, e
l'anno successivo Laura Betti registrò Valzer della toppa
e Macrì Teresa detta Pazzia, musicate da Piero
Umiliani, per un disco che raccoglieva molte delle canzoni
dello spettacolo. Cristo al Mandrione, su musica di Piero
Piccioni, venne invece incisa soltanto nel 1972, in occasione
della realizzazione di un album di canzoni in dialetto
romanesco interpretate da vari artisti. Per la seconda
edizione dello spettacolo Pasolini scrisse poi il testo di Ballata
del suicidio, su musica di Giovanni Fusco, che Laura Betti
incise solo in francese (La parade du suicide), e che
qui presentiamo nella nuova versione di Anna Nogara. Marilyn
invece non è una canzone, bensì una poesia scritta in
occasione della morte di Marilyn Monroe, che entrò a far
parte della terza edizione di Giro a vuoto (1963)
recitata da Laura Betti su accompagnamento musicale di
Marcello Panni, e che appare per la prima volta su disco con
una nuova veste sonora firmata da Luigi Cinque. Uccellacci
e uccellini altro non è che la messa in musica (firmata
da Ennio Morricone) dei titoli di testa dell'omonimo film
diretto da Pasolini nel 1966, affidata alla voce di Domenico
Modugno così come Cosa sono le nuvole (di cui Modugno
firmava anche la musica) che compariva all'interno
dell'episodio Che cosa sono le nuvole?, girato da
Pasolini nel 1968 per il film Capriccio all'italiana, e
per il cui testo l'autore si era ispirato all'Otello di
Shakespeare. I ragazzi giù nel campo e C'è forse
vita sulla Terra? sono due testi adattati da Pasolini e
Dacia Maraini sulle musiche composte da Marcos Hadjidakis per
il film di Dusan Makavejev Sweet Movie (1974) e
interpretati da una giovane cantante poco conosciuta, Daniela
Davoli. Oltre a Marilyn c'è un altro testo
espressamente poetico, Meditazione orale, che Pasolini
scrisse su richiesta di Ennio Morricone, al quale era stata
commissionata una composizione per un disco celebrativo del
centenario di Roma capitale e che Pasolini recita, come scrive
Morricone rievocando quella collaborazione, "con la
compostezza asciutta, la timidezza severa che emanava dalla
sua persona". Questi
dieci testi costituiscono dunque la la testimonianza del
lavoro di Pasolini nell'ambito della canzone, visto che gli
altri brani che di seguito si presentano si basano su testi
poetici già pubblicati, ed è interessante notare che tutte
queste canzoni non sono mai pensate come puro prodotto
discografico ma vivono tutte all'interno di un processo di
spettacolarizzazione: prima il cabaret caustico e graffiante
di Laura Betti e poi il cinema. Anche i compositori sono
fondamentalmente al di fuori della canzone di puro consumo:
Umiliani, Fusco, Piccioni, Morricone, Panni e Hadjidakis
vengono dal jazz, dalla musica sperimentale e ancora di più
dalla composizione di colonne sonore per il cinema, con
l'eccezione di Modugno, del quale probabilmente Pasolini
apprezzava la matrice popolare e la diretta discendenza dalla
tradizione musicale italiana. Nel
1964, in pieno boom discografico, rilasciando un'intervista al
settimanale "Vie Nuove", Pasolini aveva avuto parole
non proprio tenere verso il mercato discografico, senza
tuttavia manifestare indifferenza al potere seduttivo di una
canzone: "Sulle canzonette potrei dare due tipi di
risposte del tutto contrari. Niente meglio delle canzonette ha
il potere magico, abbiettamente poetico, di rievocare un
"tempo perduto". Io sfido chiunque a rievocare il
dopoguerra meglio di quel che possa fare il boogie-woogie,
o l'estate del '63 meglio di quel che possa fare Stessa
spiaggia, stesso mare. Le "intermittences du coeur"
più violente, cieche, irrefrenabili sono quelle che si
provano ascoltando una canzonetta. (...) Il modo immediato che
io ho di mettermi in rapporto con le canzonette è dunque
particolare, e non so prescinderne. non sono un buon giudice.
Soffro inoltre di antipatie e simpatie profonde per i cantanti
e le melodie (il massimo dell'antipatia è per la canzonetta
"crepuscolare" di cui potrei dare come paradigma Signorinella
pallida). Aggiungo infine che non mi dispiace il timbro
orgiastico che hanno le musiche trasmesse dai juke-boxes.
tutto ciò è vergognoso, lo so: e quindi contemporaneamente
devo dire che il mondo delle canzonette è oggi un mondo
sciocco e degenerato. Non è popolare ma piccolo-borghese. E,
come tale, profondamente corruttore. La Rai-Tv è colpevole
della diseducazione dei suoi ascoltatori anche per questo. I
fanatismi dei cantanti sono peggio dei giochi del Circo". Il
soldato di Napoleone faceva parte del primo album di
Sergio Endrigo (1963) ed era l'adattamento della poesia Il
soldato di Napoleone, compresa nel ciclo I Colussi all'interno
della sezione Romancero (1953) nella raccolta La
meglio gioventù; erano poesie che celebravano la dinastia
dei Colussi, la famiglia della madre di Pasolini, e i
protagonisti della canzone sono la trisavola del poeta, ebrea
polacca, e l'antenato friulano che la sposò e la condusse con
sé in Friuli. Per il testo Endrigo si era basato sulla
versione in italiano che Pasolini stesso aveva approntato in
calce all'originale in friulano. Danze della sera
riprende invece nelle ultime tre strofe il testo di Notturno,
compresa nel gruppo di poesie Il non credo all'interno
di Il pianto della rosa (1946), seconda sezione della
raccolta L'usignolo della Chiesa Cattolica, e fu
musicata da Ettore De Carolis, leader del gruppo Chetro &
Co., che la incise nel 1968. La recessione, infine,
proviene dalla sezione Tetro entusiasmo (1973-74)
all'interno della Seconda forma de La meglio
gioventù, ed è stata musicata da Mino Di Martino, con
qualche adattamento rispetto alla versione in italiano (che
anche in questo caso appariva in calce all'originale
friulano), e incisa da Alice nel 1992 per il suo album Mezzogiorno
sulle Alpi. La
rilettura di Cosa sono le nuvole?, un brano che
conferma la sua attualità di testo e musica, è ad opera
degli Avion Travel, uno dei gruppi più interessanti della
nuova scena musicale italiana, che incisero questa versione
nel 1990. E infine in chiusura due canzoni che ricordano la
figura e la tragica fine di Pasolini. Lamento per la morte
di Pasolini era inclusa nell'album di Giovanna Marini Correvano
coi carri (1978), mentre Una storia sbagliata fu
registrata da Fabrizio De Andrè su un quarantacinque giri del
1980 e da allora mia più ripubblicata. |