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Mario Luzi

di Dimitri Fulignati

disegno di Mippia Fucini

Mario Luzi era nato il 20 ottobre del 1914 a Firenze, città in cui compì i suoi studi e dove si laureò in letteratura francese. E’ stato docente di letteratura francese all'Università di Firenze ed il 14 ottobre 2004 è stato nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi.

E' morto, sempre nella sua Firenze, il 28 febbraio 2005 proprio nell’era della globalizzazione e della standardizzazione artistica e di pensiero che lui tanto aborrava. Questo che sto scrivendo vuole essere oltre che un omaggio ad un grande artista, un semplice ricordo da parte del "Rhymers’ Club" ad uno dei fondatori dell'ermetismo italiano, nonché uno dei maggiori poeti contemporanei.

I suoi esordi letterari risalgono agli anni prima della guerra, quando comincia a frequentare altri giovani poeti tra i quali Bigongiari, Parrochi e Bo e collabora a riviste d'avanguardia come "Frontespizio" e "Campo di Marte".
Nel concreto, questo fondamentale aspetto della poesia di Luzi si traduce, almeno inizialmente, in liriche che si rifanno al simbolismo del suo maestro Mallarmé.
Il periodo migliore della poesia di Luzi rimane, a mio avviso, quello che si apre con la raccolta Primizie del deserto dei primi anni Cinquanta. Ciò che prima era posa, languore, compiacimento, diventa esperienza esistenziale. Troviamo un'inquietudine profonda che si traduce con la presenza di paesaggi tetri ed aspri e nella ricerca di un invisibile ponte tra essere e divenire, mutamento e identità, tempo ed eternità, nell'incerta speranza che questo possa in qualche modo lenire il trascinarsi della vita.
Recentemente Luzi modificò radicalmente il suo stile. Il verso era diventato prosastico, i contenuti erano orientati verso le memorie dell’adolescenza e colmi degli ambienti della quotidianità urbana e di paesaggi esotici.

Quella di Mario Luzi resta, comunque, una poesia d'elezione, la "certezza dell’essenza spirituale dell’universo" come la definì Franco Fortini, poeta ed amico.

Buon viaggio, Mario.

Alcune poesie di "Marietto" …

FIUME DA FIUME - ALLA VITA - L'IMMENSITA' DELL'ATTIMO - INFRAPENSIERI NELLA NOTTE - PADRE DEI PADRI

FIUME DA FIUME

Si pasce di sè il fiume, bruca
                                            serpeggiando
le sue
          quasi essiccate sgorature,
                                                  visita
le sue
          quasi aride pozzanghere,
si trascina ai suoi gi… putridi ristagni
finch‚ poco più oltre
                                   un poco lo confortano
misteriosi trasudamenti,
lo irrorano frescure,
umori, vene
dal più profondo
del suo cuore sotterraneo
                                    ed eccolo
rinasce esso dalle secche,
ora, si lascia dietro la sassaia
della sua quasi estinzione
per il suo nuovo cammino -
                         si muove verso se stesso il fiume,
                         si sposta dentro il suo cangiante bruco
ed entra, fiume nuovo
uscito dalle sue ceneri
nei luoghi dove opera
la primavera            e non c'è
fiore né gemma, non c'è ancora
ma c'è quella radiosa incandescenza
di luce e opacità nel bianco dell'aria,
c'è, ed ecco si diffonde, quella trepidante animula
e quel chiaro sopra la linea degli alberi,
quel già più festoso scintillamento delle acque.
C'è tutto "quello". E c'è
                                lui fiume,
ne vibra intimamente
il senso. C'è questo, c'è prodigiosamente.

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ALLA VITA

Amici ci aspetta una barca e dondola
nella luce ove il cielo s'inarca
e tocca il mare, volano creature pazze ad amare
il viso d'Iddio caldo di speranza
in alto in basso cercando
affetto in ogni occulta distanza
e piangono: noi siamo in terra
ma ci potremo un giorno librare
esilmente piegare sul seno divino
come rose dai muri nelle strade odorose
sul bimbo che le chiede senza voce.

Amici dalla barca si vede il mondo
e in lui una verità che precede
intrepida, un sospiro profondo
dalle foci alle sorgenti;
la Madonna dagli occhi trasparenti
scende adagio incontro ai morenti,
raccoglie il cumulo della vita, i dolori
le voglie segrete da anni sulla faccia inumidita.
Le ragazze alla finestra annerita
con lo sguardo verso i monti
non sanno finire d'aspettare l'avvenire.

Nelle stanze la voce materna
senza origine, senza profondità s'alterna
col silenzio della terra, è bella
e tutto par nato da quella.

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L’IMMENSITA’ DELL’ATTIMO

Quando tra estreme ombre profonda
in aperti paesi l'estate
rapisce il canto agli armenti
e la memoria dei pastori e ovunque tace
la segreta alacrità delle specie,
i nascituri avallano
nella dolce volontà delle madri
e preme i rami dei colli e le pianure
aride il progressivo esser dei frutti.
Sulla terra accadono senza luogo
senza perché le indelebili
verità, in quel soffio ove affondan
leggere il peso le fronde
le navi inclinano il fianco
e l'ansia de' naviganti a strane coste,
il suono d'ogni voce
perde sé nel suo grembo, al mare al vento.

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INFRAPENSIERI NELLA NOTTE

Il sonno, il nero fiume -
v'immerge la sua tempra
per il fuoco dell'aurora
che lo avvamperà, lo spera,
l'indomani -
                 Sono oscuri
il turchese ed il carminio
nei vasi e nelle ciotole,
                                 li prende
la notte nel suo grembo,
li accomuna a tutta la materia.
Saranno - il pensiero lo tortura
un attimo, lo allarma -
pronti alla chiamata
quando ai vetri si presenta
in avanscoperta l'alba e, dopo,
quando irrompe
e sfolgora sotto la navata
il pieno giorno -
                       hanno
incerta come lui la sorte
i colori o il risveglio
per loro non è in forse,
la luce non li inganna,
non li tradisce? E stanno
nella materia
                             o sono
nell'anima i colori? -
                                divaga
o entra nel vivo
                      la sua mente
nella pausa
della notte che comincia -
                    smarrisce
e ritrova i filamenti
dell'arte, della giornata...
                                    Esce
insieme ai lapislazzuli
l'oro dal suo forziere, sì,
                                   ma incerto
il miracolo ritarda,
la sua trasmutazione
in luce, in radiosità
gli sarà data piena? Avrà
lui grazia sufficiente
a quella spiritualissima alchimia?
                               Si addorme,
s'inabissa,
                è sciocco,
                                lo sente,
quel pensiero, è perfida quell'ansia.
Chi è lui? Tutto gioca con tutto
nella universale danza.

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PADRE DEI PADRI

Questi erano i patti,
                             altri
forse in allegria
                        per pura amicizia
                                                  ovvero
per un grano
                     ancora celeste
                     di celeste libertà
                     riposto nel cuore
                                            li avevano
                                                           in un tempo
ancora indiviso
dall'eternità
                 quei patti
                               immemorabilmente stretti
noncuranti di nominarli
di dirli, di dettarli
                        ed essi come nuvole
                        nel mezzogiorno dei monti
                        riposavano in sé
così si trasmettevano
                               così operavano essi di età in età...

E ora che cosa non sanno, che cosa non ricordano
                                                                     questi che
                                                                     ripetono
nella loro oscurità di posteri
                                        imprecando
la lunga traversata del loro esodo -
                                                              miglia e miglia,
afa
     e quel nerore
                         su tutta l'affocata linea delle dune,
sparse ossa
raffioranti, semisepolti
rottami
       rosi da sale e ruggine:
                                  testimoni? - Sì, potrebbero
                                  veramente esserlo
                                  testimoni, e non solo morti segni
che qui furono tutti
fatti una sola polvere
i codici, i rescritti
                          e anche quei profondi
indicibili regolamenti
                      sconciato ogni decalogo
                                                          derisa
                      vecchia e nuova alleanza
                      e il sangue del loro preziosissimo sigillo.
                                                                Per libidine
di sangue (li vorrei
consci di questo):
                          buio sangue
                                            da scolatoio di macelli
                          dove tutto defluisse, tutto si disfacesse.
                                                      Per quella libidine.

Che cosa non ricordano, che cosa non sanno?
li stringe il tempo
fedifrago, li pesta nel mortaio
                                          della sua
                                          sanguinosa nullità
ma ha
          talvolta
                     ritorni procellosi
                         la mente a se medesima
                                                              rientri
atroci
        dalla sua contumacia abominevole...
                                                         E sussultano essi,
che cosa li rimorde?
                             c'è oblio o c'è ignoranza
- e di cosa - in quella spina?
                                         Si dibatte
contro un'oscura dimenticanza,
si aguzza e si tortura
la mente
             per un'impossibile chiarezza
                                                       e intanto
li accusa un quid,
                          li incolpa
un'ignominia
occulta, un'infedeltà...

ai patti - quali erano quei numinosi patti?
                                                          Ne portano
essi solo l'ombra
                         e il cruccio di un tradimento...
Davvero nessuno parla?
                                    Tace nel silenzio
                                    delle sue lontane rocce
                                    l'antica parleria -
                                                         o il silenzio
                                    è nostro, e non più lacuna,
                                    ora, di parola
                                                        ma annullamento
                                    e cenere da cui tutto risorgerà?

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Rudi Mathematici

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