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La meglio gioventù

Franco Fortini fu molto impressionato dalle poesie di La meglio gioventù, pubblicate dalle Edizioni dell’Academiuta de Lenga Furlana, di Casarsa, nel 1949 e che conobbe in una successiva edizione Sansoni (1964). Fortini dice, in Attraverso Pasolini, di ricordare, in particolare El testament Coràn, una poesia in settantadue versi di particolare bellezza anche per la musicalità della lingua friulana. El testament Coràn narra di un ragazzo di sedici anni (la vicenda è del 1944), comunista, dal “cuore ruvido e disordinato”. Orfano, lavorava per una famiglia di vicini, e la notte andava a prendere rane con altri ragazzi e poi si fermava con loro nel boschetto a giocare a carte e a cantare. La domenica, con la stessa compagnia, andava “via in bicicletta per luoghi di un incanto senza prezzo”. Incontra una ragazzina, Neta, di tredici anni, e va con lei…: è la sua “prima volta”. Scappa “pieno di ardore” a raccontare agli amici la grande novità della sua vita: ma il paese è “deserto come un mare”, la casa dei vicini brucia, le luci sono tutte spente; nella piazza vede un morto, in una pozza di sangue rappreso. Quattro tedeschi lo prendono, lo caricano su un camion: dopo tre giorni lo impiccano “al gelso dell’osteria”. Il ragazzo dichiara di lasciare in eredità la propria immagine “nella coscienza dei ricchi” e il suo ultimo “evviva” è per il “coraggio, il dolore e l’innocenza dei poveri”. C’è nella bellissima poesia un coraggio e un eroismo che commuovono e che ispirano profondo dolore ma anche una sorta di luminosa speranza nel futuro.

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Rudi Mathematici

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