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GIANCARLO MICHELI

INDICE

Nota Biografica

A PROPOSITO DELL'IMMAGINAZIONE

AL DI LA' DEL VETRO

DANNAZIONE

DELL'EGOISMO

GNOSI

HAIKU DEL DOLORE

IL MONACO NERO

IPOTESI

KAIRUAN

L'AMORE AL TEMPO D'INVERNO

L'ETERNITA' DEL GIORNO

LIGUSTRALIA

NEL SETTANTESIMO OTTOBRE DELLA RIVOLUZIONE

OLTRE LO SPECCHIO

PARTICOLARE AMORE

PRIMA DELLA PIOGGIA

 

Nota Biografica

Giancarlo Micheli è nato a Viareggio il 3 febbraio 1967.  Si dedica alla scrittura, in versi e in prosa, da circa vent’anni, tra trasilienti entusiasmi e artigiano indugio. Ha scritto quattro romanzi, a tutt’oggi inediti, Mystes&Pistis (1994), Il campione di Sèvres (1997), Le figlie di Cadmo (2000), Elegia provinciale (2004). Ha pubblicato il suo primo racconto (Fucking fist, 2002) nella collana Jazz  Mediterranea per l’editore Baroni di Viareggio. Per lo stesso editore alcune sue poesie sono presenti nella silloge di poeti versiliesi L’ora d’aria dei cani (2003), nella quale si raccoglie parzialmente il frutto del lavoro del gruppo omonimo (letture pubbliche di testi poetici, con accompagnamento musicale e videoproiezioni). Ha collaborato alla realizzazione della mostra-evento La vita agra - l’arte del resistere dal 1943 al 2003 (Viareggio 2003, Massa 2004). Nell’autunno del 2004 è stata edita la sua prima raccolta di versi (Canto senza preghiera, Baroni editore). Nel 2005 ha partecipato alla nona edizione della rassegna di poesia Altramarea, ideata e diretta dal poeta e filologo Angelo Tonelli.

Ha pure realizzato alcuni video operando ibridazioni dei formati e delle fonti luminose in direzione di una ricerca di realismo lirico ( La realtà è quello che è?, 1996; L’amour fou, 1997; La terra desolata, 1997; Rendering, 1998; Res accendent lumina rebus, 2001; Impressioni n.16  (all’interno del Laboratorio Cinema del Comune di Viareggio, 2002); La colpa della troia è che i porci la pagano, 2002; Il sangue sulle spighe, 2003; Memoria e resistenza, 2004).   

Coltiva passioni non inessenziali nel teatro e nel cinema. Nel 2004 ha messo in scena, assieme all’attrice Paola Lazzari e a Pierfrancesco Biasetti, l’atto unico Parti di guerra (testi di Giancarlo Micheli) e il monologo La confessione (attrice Paola Lazzari, testi di Sandro Luporini e Giancarlo Micheli).

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A PROPOSITO DELL'IMMAGINAZIONE

Stamani estrema siccità dell’anima

In una bonaccia di incertezze

Benché più fulgido il sole sfoderi

Il cristallo trepido del cielo

Fino ad una rampicante brezza

Che circumnaviga il cuore

E doppia il capo del desiderio

E pure questo giorno avrà la sua navigazione

E le sue isole felici

Così prima della notte era tempesta

Confitta nell’ottuso portolano

Che orza la vela alla necessità

Perché la chiglia separi le acque

E si compia un sufficiente miracolo

E se devi dire che sia meglio di niente

Quando ti cercano ripuliti di naufragi privati

Per chiederti questo o quello

Preterintenzionati a concluderti

Ecco vedi lui è così e così

Quando non meno che per amore

Avrai risposto a loro e a te

E pure non vogliono vederti per quel che sei e desideri

Ma sorprenderti nella tua caduta

Dalla murata del tuo pensato bastimento

E nella tinnante sicinnide del dare e dell’avere

Spacciano l’uomo con quello che gli è dato di essere

E quella sarebbe la scelta oppure niente

Questa è la guerra – amico – credimi –

E nessuno ne va esente

Nella tiepida festa quotidiana

Nelle titaniche miserie del presente

E gli assessori vogliono petali di parole

O niente

Vaste commedie su cui il tempo passi

Un oblioso straccio di sollazzi

E acque di sentina per oceani

Ché il prodotto interno vale bene

Un sorriso sopra labbra indifferenti

Vieni oggi amico sulla riva

Dove l’onda batte il ritmo della gioia

Sin da quando esiste il mare

E non ci saranno questionari

A esiliare la risposta dei tuoi passi

Amico non tardare

Noi siamo la via

(ottobre 2005)

 

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AL DI LA' DEL VETRO

Al di là del vetro sta

Ciò per cui vale la pena

La sapienza della gioia

L’elemento tenue

Che non resiste

E non si sgretola

Trascorre

Oltre il vetro più trasparente

Dove l’ansia non incide la sua pena

Di verecondi cristalli

E senza sguaiatezza il sangue

Suborna la sua boria

Di significazioni

Dov’è la danza del bambino

Che porta il suo dono eterno

Nelle mani da cui cade

L’ellittico corpo del bambino

Non il conseguimento dell’orbita

Nella semplicità del consistere

Pur giusto

Ma comprendere del peso il movimento

Al trapasso dal cerchio al punto

La vaghezza dell’assunto

Sotto al cielo rivelato

Quando don Fernando tornava

Presso la casa della madre

E non s’inquietava Sá-Carneiro

Piegando la freccia dei vocabolari

Fino a Zenone e al quinto regno

Purché si dica o si sia detto

E al suo povero pagliaio

Il pastore portava la sua cruna

Di una dicha opportuna

E si iniziavano le navi

Alle rose dell’alba

Attorno al capo delle tempeste

Perché si venisse dove si era

E scegliendo la gioia quella si avesse

Precedendo agrimensori

Con teodoliti di marea

E così fino al termine

E da quello altri chilometri

Tachimetri e parallasse secondo

Don Giovanni e un Portogallo possibile

Il gouache sul ponte dell’autostrada

Quando rotolavano trefoli di crepuscolo

Sui cardini del viola

Ed improvvisamente era il meriggio

Portato nella quiete

Da cui nuovamente si partiva

Da cui gli dei con leggerezza

Ci abbandonano in un abbraccio azzurro

E l’ora per sempre è data

 

(settembre 2005)

 

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DANNAZIONE

 

e il mare lacrima

ondate inesorabili

Un  vecchio κοũρος,

Cui del muschio è cresciuto

Sopra al marmo glabro

Dove un tempo ebbe il ventre

Per la cui ferita tanto lenta

La morte gli è venuta

Che di tutte le guerre

Ha dovuto morire,

Anche adesso sta sepolto

Nella carne abbandonata,

Iure primi visi,

Tra ciechi senza veggenza,

Alla sopravvivenza contesi

Dell’anima sempre più flebile,

Nei giorni indifferenti

Della morte differita.

(giugno 2003 - pubblicata in Canto senza preghiera, Baroni ed. 2004)

 

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DELL'EGOISMO

 

Riducono tutto al pettegolezzo delle confessioni

E si danno convegni di spocchiose intimità

Ammiccano mimate amicizie e volentieri

Vogliono il valore che vidimano

Con atti doverosi e dovizie deprimenti

Al vento al vento

È distante

Dal pettegolezzo la poesia

Quanto le nuvole dalla panna montata

(ottobre 2005)

 

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GNOSI

Fu nell’incurvarsi di un’ombra

Nella ventricolare invisibile trama

Dal momento in cui più non li difese

La separazione delle acque

Dall’oblio alla memoria

In una teurgia di smarrimenti dileguarono

E soltanto li custodiva

L’inconsistenza di maniere ed affezioni

Nondimeno segreta una costellazione

Li apriva alla futura libertà

Ed in brevi cenni dell’anima

Concordi si tenevano a un dialogo

E il fanciullo Elis ne era testimone

Vago per la natura delle membra

In un azzurro spirare di alisei disciolte

E vennero oltre al destino ed alla sorte

Sopra un culmine di luce

In un luogo del loro volto

Si schiuse dalle labbra un aereo nutrimento

Cosicché crebbero in sentire

Al di là degli appresi margini dell’essere

(giugno 2005)

 

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HAIKU DEL DOLORE

 

È il dolore più grande

E un solo corpo non lo contiene

Il dolore di essere

Contenuto in un solo corpo

(luglio 1998 - pubblicata in Canto senza preghiera, Baroni ed. 2004)

 

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IL MONACO NERO

 

Sono l’apparizione del monaco nero

Dal vortice dell’uragano Katrina

All’altro vertice della catastrofe

Attraverso la strofa e l’epilogo

Fino alla regola grammaticale

E alla sprezzatura della vita

Sono il contadino e il diavolo

Il dignitario della miseria cinese

E la paura del sicario

Un curato di campagna

E il malato nel suburbio

Dalla psicogeografia dove l’amore

Non è equo e l’equità è senza amore

Sono dove sei tu ed altrove

Dove sono stato il golem

E la rima con Gershom Scholem

Censurato da un duplice silenzio

L’amico ubriacato dall’assenzio

Ed il ricatto della morale

Di un mondo che si distrugge

Avido di fare male

Frettoloso e senza tempo

Che confonde il serio col giocoso

E la farsa con la tragedia

Attraverso i suoi strumenti necessari

Sono il precario in equilibrio

Sulla bilancia dell’etica e dell’estetica

Simile in tutto ad uno che farnetica

 

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IPOTESI

 

Forse io e te esistiamo

In un luogo all’orizzonte degli eventi

E se anche vivere non fosse

Oramai che un privilegio

E l’amore un dovere

Un appannaggio di consunte sere

Un offuscarsi di lampade

Un artificio a salve

Prima di darsi

Una scelta

Tra la roulette russa

E il suicidio di massa

Un decalogo deontologico

Un refuso ontologico

C’è sempre il cammino

Fino all’orizzonte

E terra sotto i piedi

Su cui stare

E terra dove andare

E fatti precedere dal cuore

E seguire dall’anima

Fratello per frutto della disamina

 

(marzo 2004)

 

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KAIRUAN

 

Nel nordafrica di un tramonto

Quando zimarre di sentire cingono

Le costole dell’ora e il sole

Brucia la tela del cielo

E nel cerchio dei cortili

Tunisi potrebbe apparire

Da una stagione che inclina

Al dolore lontana

Paul Klee assieme agli amici

Ricerca il rapporto puro

In una levata di muri gialli

E tra quelli e la mano

Appare la dea

Eterna di nuovo

(agosto 2005)

 

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L'AMORE AL TEMPO D'INVERNO

 

L’amore è un volo a Bangkok,

l’indignazione dell’organo ufficiale,

l’erezione di quello artificiale

scaricando da internet softwares ad hoc.

 

L’amore è un volo a Bangkok,

una ginnastica che fa bene alla salute,

il connilinguus dopo le grandi bevute,

l’anima gemella che ti fa l’uovo à la coque.

 

L’amore è un volo a Bangkok,

il lascivo tocco del cambiavalute,

gioie a milioni comprate e vendute,

la penetrazione, il ghigno, lo shock.

 

L’amore è un volo a Bangkok,

il sesso sicuro alla televisione,

l’orgasmo vinto alla ruota della masturbazione,

la verginità perduta al concerto rock.

 

E se non è un volo a Bangkok,

se non è un fatto, con le dovute proporzioni,

di fiducia, come nelle società per azioni,

se non è merce di questo stock,

 

pure quando dici: “oggi io non ci sono”,

anch’io subito scompaio un poco,

e di un’amante adulta ha il suono

la tua voce nell’umano gioco,

 

nel gioco dell’azzardo, troppo umano,

di chi punta tutto sull’esito scontato

E, al termine del suo turno privato,

si tiene il cuore e passa la mano.

(dicembre 2000 - pubblicata in L’ora d’aria dei cani, Baroni ed. 2003)

 

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L'ETERNITA' DEL GIORNO

 

Chi non conosco

Se non nella verità degli occhi

Sogna la purpurea nube

Del sogno che non vedo

Con ostinazione ricercando

Quel che mi è dato di trovare

Nell’azzurro che sia di iride o di mare

Nell’inquieto unisono dei corvi

Sul falbo orizzonte della nebbia

O nell’altezza del gabbiano

E non è per astenermi dall’umano

Che pratico altrove la mia gioia

Intera come questa pergamena

Di cielo

Sulla quale il sole scrive

L’eternità del giorno

 

(agosto 2002)

 

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LIGUSTRALIA

 

Infranto in un abisso oscuro

Dove buio era tutto ed esterno

Lucido basalto sotto marine carezze

E adesso brullo cliname di roccia

E una tonsura di pini

A sgravarlo nella tersura

Dell’aria opaca su cui le nuvole

Configgono una selce bianca

 

E dall’acquosa selva della collina

Si riflette il drago

Da Jules Verne fino ad Empedocle

Lungo Ricochet e la spuma di risacca

Contro i muri e dentro i cuori

 

Dura il suo viaggio la sottile

Sopra agili passi di pensieri

Liberata nel cerchio meridiano

(settembre 2005)

 

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NEL SETTANTESIMO OTTOBRE DELLA RIVOLUZIONE

 

Freddo sulla piazza rossa

Il cielo cupo in bianco e nero

Soffia il vento a mulinello

Centomila sfilano in drappello

Messi in riga dalle morti già vissute

Anche più numerosi di quante se ne contino

E la piazza rossa di passi risuona

Come di tonfi di corpi

Che cadano dal cielo

Non per la prima volta

Dietrofront!

Applausi al passaggio del numinoso dio

Nella gabbia di Faraday rinchiuso

Che trasporta un affusto di cannone

Chi va là!?

Cadaveri rimessi sulle gambe

Come la dialettica materialistica li resuscita

Così il materialismo dialettico li ha concepiti

Dietrofront!

Si chiudono i circoli dialettici

Dall’alto della difesa aerea solo forme algebriche

Rombi trapezî differenziali esatti

Che nessuno ha la statura né ali per non scorgere

Chi va là!?

Sulla plumbea piazza enormi cazzi sfilano d’acciaio

E l’orgasmo di cinquant’anni fa è tuttora immenso

Nei petti in climaterio blasonati

Di stelle al valore militare

Dietrofront!

È morto l’epos della guerra fredda

Di tecnologiche poche rivoluzioni bastano

Perché si eterni lo spirito d’impresa

Sono passati pochi anni alla velocità della luce

E si è fatto buio attorno

Chi va là!?

Ha ottenebrato il cielo del capitale l’accumulazione

Le ragnatele crescono tra cervelli di nuova generazione

La speranza è la proiezione di un nuovo sperma.web

Da scaricare a tempo ermetico su evoluti microchip

Prima dell’autocoscienza della Microsoft

Dietrofront!

Pope Gapon guida al massacro i suoi diseredati

E trova ovunque complici rivali o seguaci

Nel mio piccolo non ho abbastanza spazio sulla piazza d’armi

Dove le fila si serrano sopra e sotto

Come nella chiusura lampo delle guerre

Dietrofront!

Ciò che è in alto è uguale a ciò che è in basso

Ridatemi tutte le mie sante russie

Saprò io che farne questa volta

Chi va là!?

Sulla piazza rossa del sangue da versare purché i conti tornino

Ancora e sempre

Impiccato alla manica di Esenin

Oscillo

Come il pendolo che misura le scadenze

Del tempo che mi manca e che vi avrei promesso

Trascinando il cadavere del mio amore enorme

Quando Majakovskij canta sonetti a Tiana

Dietrofront!

 

Se salvezza è un optional nel pacchetto finanziario del sopravvivere costi quel che costi

Se utopia è un itinerario turistico lungo il quale tutti si ritrovano

È tanto facile chinare il capo all’onda di piena e fare il verso del surf

È tanto facile sommergersi nei fanghi termali dello squallore

E uscirne con un’immagine migliore

È tanto facile nascondere la testa sotto la sabbia dell’ultima estetica qualunque

È tanto facile venire a capo di ciò che non ha senso

Togliere il suo coperchio – che non fa il diavolo – all’arte plastica

Quella fatta – come dio comanda o avrebbe potuto comandare –

Di corpi bionici eugenetica psicofarmaci

Chi va là?!

 

È tanto facile morire in questa vita

Ma vivere è di gran lunga preferibile!

(novembre 1997 - pubblicata in Canto senza preghiera,  Baroni ed. 2004)

 

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OLTRE LO SPECCHIO

 

L’immagine è sepolta sotto un suprematismo di cenotafi

Al piacere difformi a piacere e condiscendenza

In recinti di cattività di coscienza

Aspra contesa all’escluso assillo

Da una mimesi di mesi in attese

Di fiati differiti non degni di risposta

Per la grossezza della posta

Che non entra in palio o in lizza

 

Il primo maestro regge l’ultimo sul tavolato

Del palco possibile per salvifica menzogna

E i burattini agitano i burattinai

Chiamando a testimone una gragnuola di segni

Lasciati sulla strada assieme al foglio di giornale

Che continua ad aspergere l’inchiostro

Dentro un magro vento d’occidente

Nel paradiso terrestre che scongiura la catastrofe

Con il calcolo probabile di possibili reni

Ireniche ironie sulla fila delle labbra

Dove le voci si specchiano sul varco

Del precipizio da cui Cocteau gettava Jean Marais

Ed era e non era

Ancora

Per sempre un’altra volta

 

(settembre 2005)

 

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PARTICOLARE AMORE

 

Tu sei la molecola del mio desiderio

E tutte le oasi dove si va dal suo deserto,

La contraddizione

In ogni chiaro e distinto asserto,

La trasparenza

Nella fata morgana del tuo nome.

Tu sei un corpo

Sotto l’abito d’organza della prima comunione,

L’inclusiva disgiunzione nel paesaggio dei miei occhi;

Del mio oceano sei la goccia che trabocchi.

Tu sei il vino che io vado cercando

Dentro al calice del cuore.

(gennaio 1999 - pubblicata in Canto senza preghiera, Baroni ed. 2004)

 

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PRIMA CHE MEMORIA INTRECCIASSE

 

Prima che memoria intrecciasse

La sua fitta selva di riflessi

Sapevamo

Tra la vocale delle Alpi e la consonante del mare

Quando da un grumo di sale e di vento

Qualcuno ci condusse alla sua casa

All’imbrunire lungo i fianchi della collina

Dove il sole posava la sua polvere triste

Sopra i lauri e gli ulivi e dormiva

La vite sulle pergole di prossimi sogni

 

E salperemo ancora verso l’origine chiara

Verso una terra oltremarina che riscalda

Il nostro fuoco e  là consisteremo

Nella fine e nel principio

 

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PRIMA DELLA PIOGGIA

 

Al matrilineare richiamo dei passeri

Nell’aria catafratta d’azzurro

Sotto asili di embrici e pergole

Si risvegliarono

E un’odorosa brezza sentiva

Le labbra delle finestre schiudersi

Dentro era tutta una febbre di corpi

A spogliarsi di settimane e di mesi

In un’ombra cortese sedevano

Tra le ringhiere ed i muri sbreccati

Dove giocavano il sole e la pietra

E si dicevano in gran segreto

Di voler far crescere l’erba

Dal cortile all’eternità

(giugno 2005)

 

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