Nota
Biografica
Giancarlo
Micheli è nato a Viareggio il 3 febbraio 1967.
Si dedica alla scrittura, in versi e in prosa, da circa
vent’anni, tra trasilienti entusiasmi e artigiano indugio.
Ha scritto quattro romanzi, a tutt’oggi inediti, Mystes&Pistis
(1994), Il campione di Sèvres (1997), Le figlie di
Cadmo (2000), Elegia provinciale (2004). Ha
pubblicato il suo primo racconto (Fucking fist, 2002)
nella collana Jazz Mediterranea
per l’editore Baroni di Viareggio. Per lo stesso editore
alcune sue poesie sono presenti nella silloge di poeti
versiliesi L’ora d’aria dei cani (2003), nella
quale si raccoglie parzialmente il frutto del lavoro del
gruppo omonimo (letture pubbliche di testi poetici, con
accompagnamento musicale e videoproiezioni). Ha collaborato
alla realizzazione della mostra-evento La vita agra -
l’arte del resistere dal 1943 al 2003 (Viareggio 2003,
Massa 2004). Nell’autunno del 2004 è stata edita la sua
prima raccolta di versi (Canto senza preghiera, Baroni
editore). Nel 2005 ha partecipato alla nona edizione della
rassegna di poesia Altramarea,
ideata e diretta dal poeta e filologo Angelo Tonelli.
Ha pure realizzato alcuni video
operando ibridazioni dei formati e delle fonti luminose in
direzione di una ricerca di realismo lirico ( La realtà è
quello che è?, 1996; L’amour fou, 1997; La
terra desolata, 1997; Rendering, 1998; Res
accendent lumina rebus, 2001; Impressioni n.16
(all’interno del Laboratorio Cinema del Comune di
Viareggio, 2002); La colpa della troia è che i porci la
pagano, 2002; Il sangue sulle spighe, 2003; Memoria
e resistenza, 2004).
Coltiva passioni non inessenziali nel
teatro e nel cinema. Nel 2004 ha messo in scena, assieme
all’attrice Paola Lazzari e a Pierfrancesco Biasetti,
l’atto unico Parti di
guerra (testi di Giancarlo Micheli) e il monologo La
confessione (attrice Paola Lazzari, testi di Sandro
Luporini e Giancarlo Micheli).
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A
PROPOSITO DELL'IMMAGINAZIONE
Stamani
estrema siccità dell’anima
In una
bonaccia di incertezze
Benché più
fulgido il sole sfoderi
Il
cristallo trepido del cielo
Fino ad una
rampicante brezza
Che
circumnaviga il cuore
E doppia il
capo del desiderio
E pure
questo giorno avrà la sua navigazione
E le sue
isole felici
Così prima
della notte era tempesta
Confitta
nell’ottuso portolano
Che orza la
vela alla necessità
Perché la
chiglia separi le acque
E si compia
un sufficiente miracolo
E se devi
dire che sia meglio di niente
Quando ti
cercano ripuliti di naufragi privati
Per
chiederti questo o quello
Preterintenzionati
a concluderti
Ecco
vedi lui è così e così
Quando non
meno che per amore
Avrai
risposto a loro e a te
E pure non
vogliono vederti per quel che sei e desideri
Ma
sorprenderti nella tua caduta
Dalla
murata del tuo pensato bastimento
E nella
tinnante sicinnide del dare e dell’avere
Spacciano
l’uomo con quello che gli è dato di essere
E quella
sarebbe la scelta oppure niente
Questa è
la guerra – amico – credimi –
E nessuno
ne va esente
Nella
tiepida festa quotidiana
Nelle
titaniche miserie del presente
E gli
assessori vogliono petali di parole
O niente
Vaste
commedie su cui il tempo passi
Un oblioso
straccio di sollazzi
E acque di
sentina per oceani
Ché il
prodotto interno vale bene
Un sorriso
sopra labbra indifferenti
Vieni oggi
amico sulla riva
Dove
l’onda batte il ritmo della gioia
Sin da
quando esiste il mare
E non ci
saranno questionari
A esiliare
la risposta dei tuoi passi
Amico non
tardare
Noi siamo
la via
(ottobre
2005)
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AL
DI LA' DEL VETRO
Al
di là del vetro sta
Ciò
per cui vale la pena
La
sapienza della gioia
L’elemento
tenue
Che
non resiste
E
non si sgretola
Trascorre
Oltre
il vetro più trasparente
Dove
l’ansia non incide la sua pena
Di
verecondi cristalli
E
senza sguaiatezza il sangue
Suborna
la sua boria
Di
significazioni
Dov’è
la danza del bambino
Che
porta il suo dono eterno
Nelle
mani da cui cade
L’ellittico
corpo del bambino
Non
il conseguimento dell’orbita
Nella
semplicità del consistere
Pur
giusto
Ma
comprendere del peso il movimento
Al
trapasso dal cerchio al punto
La
vaghezza dell’assunto
Sotto
al cielo rivelato
Quando
don Fernando tornava
Presso
la casa della madre
E
non s’inquietava Sá-Carneiro
Piegando
la freccia dei vocabolari
Fino
a Zenone e al quinto regno
Purché
si dica o si sia detto
E
al suo povero pagliaio
Il
pastore portava la sua cruna
Di
una dicha opportuna
E
si iniziavano le navi
Alle
rose dell’alba
Attorno
al capo delle tempeste
Perché
si venisse dove si era
E
scegliendo la gioia quella si avesse
Precedendo
agrimensori
Con
teodoliti di marea
E
così fino al termine
E
da quello altri chilometri
Tachimetri
e parallasse secondo
Don
Giovanni e un Portogallo possibile
Il
gouache sul ponte dell’autostrada
Quando
rotolavano trefoli di crepuscolo
Sui
cardini del viola
Ed
improvvisamente era il meriggio
Portato
nella quiete
Da
cui nuovamente si partiva
Da
cui gli dei con leggerezza
Ci
abbandonano in un abbraccio azzurro
E
l’ora per sempre è data
(settembre
2005)
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DANNAZIONE
e il mare lacrima
ondate inesorabili
Un vecchio κοũρος,
Cui del
muschio è cresciuto
Sopra al
marmo glabro
Dove un
tempo ebbe il ventre
Per la cui
ferita tanto lenta
La morte
gli è venuta
Che di
tutte le guerre
Ha dovuto
morire,
Anche
adesso sta sepolto
Nella carne
abbandonata,
Iure primi visi,
Tra ciechi
senza veggenza,
Alla
sopravvivenza contesi
Dell’anima
sempre più flebile,
Nei giorni
indifferenti
Della morte
differita.
DELL'EGOISMO
Riducono tutto al pettegolezzo delle
confessioni
E si danno convegni di spocchiose
intimità
Ammiccano mimate amicizie e
volentieri
Vogliono il valore che vidimano
Con atti doverosi e dovizie
deprimenti
Al vento al vento
È distante
Dal pettegolezzo la poesia
Quanto le nuvole dalla panna montata
(ottobre 2005)
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GNOSI
Fu
nell’incurvarsi di un’ombra
Nella
ventricolare invisibile trama
Dal
momento in cui più non li difese
La
separazione delle acque
Dall’oblio
alla memoria
In
una teurgia di smarrimenti dileguarono
E
soltanto li custodiva
L’inconsistenza
di maniere ed affezioni
Nondimeno
segreta una costellazione
Li
apriva alla futura libertà
Ed
in brevi cenni dell’anima
Concordi
si tenevano a un dialogo
E
il fanciullo Elis ne era testimone
Vago
per la natura delle membra
In
un azzurro spirare di alisei disciolte
E
vennero oltre al destino ed alla sorte
Sopra
un culmine di luce
In
un luogo del loro volto
Si
schiuse dalle labbra un aereo nutrimento
Cosicché
crebbero in sentire
Al
di là degli appresi margini dell’essere
(giugno 2005)
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HAIKU
DEL DOLORE
È
il dolore più grande
E un solo corpo non lo contiene
Il dolore di essere
Contenuto
in un solo corpo
(luglio
1998 - pubblicata in Canto senza preghiera, Baroni ed. 2004)
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IL
MONACO NERO
Sono l’apparizione del
monaco nero
Dal vortice dell’uragano Katrina
All’altro vertice della catastrofe
Attraverso la strofa e l’epilogo
Fino alla regola grammaticale
E alla sprezzatura della vita
Sono il contadino e il diavolo
Il dignitario della miseria cinese
E la paura del sicario
Un curato di campagna
E il malato nel suburbio
Dalla psicogeografia dove l’amore
Non è equo e l’equità è senza
amore
Sono dove sei tu ed altrove
Dove sono stato il golem
E la rima con Gershom Scholem
Censurato da un duplice silenzio
L’amico ubriacato dall’assenzio
Ed il ricatto della morale
Di un mondo che si distrugge
Avido di fare male
Frettoloso e senza tempo
Che confonde il serio col giocoso
E la farsa con la tragedia
Attraverso i suoi strumenti necessari
Sono il precario in equilibrio
Sulla bilancia dell’etica e
dell’estetica
Simile in tutto ad uno che farnetica
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IPOTESI
Forse io e te esistiamo
In un luogo all’orizzonte degli
eventi
E se anche vivere non fosse
Oramai che un privilegio
E l’amore un dovere
Un appannaggio di consunte sere
Un offuscarsi di lampade
Un artificio a salve
Prima di darsi
Una scelta
Tra la roulette russa
E il suicidio di massa
Un decalogo deontologico
Un refuso ontologico
C’è sempre il cammino
Fino all’orizzonte
E terra sotto i piedi
Su cui stare
E terra dove andare
E fatti precedere dal cuore
E seguire dall’anima
Fratello per frutto della disamina
(marzo 2004)
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KAIRUAN
Nel nordafrica di un tramonto
Quando zimarre di sentire cingono
Le costole dell’ora e il sole
Brucia la tela del cielo
E nel cerchio dei cortili
Tunisi potrebbe apparire
Da una stagione che inclina
Al dolore lontana
Paul Klee assieme agli amici
Ricerca il rapporto puro
In una levata di muri gialli
E tra quelli e la mano
Appare la dea
Eterna di nuovo
(agosto 2005)
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L'AMORE
AL TEMPO D'INVERNO
L’amore
è un volo a Bangkok,
l’indignazione
dell’organo ufficiale,
l’erezione
di quello artificiale
scaricando
da internet softwares ad hoc.
L’amore
è un volo a Bangkok,
una
ginnastica che fa bene alla salute,
il
connilinguus dopo le grandi bevute,
l’anima
gemella che ti fa l’uovo à la coque.
L’amore
è un volo a Bangkok,
il lascivo
tocco del cambiavalute,
gioie a
milioni comprate e vendute,
la
penetrazione, il ghigno, lo shock.
L’amore
è un volo a Bangkok,
il sesso
sicuro alla televisione,
l’orgasmo
vinto alla ruota della masturbazione,
la verginità
perduta al concerto rock.
E se non è
un volo a Bangkok,
se non è
un fatto, con le dovute proporzioni,
di fiducia,
come nelle società per azioni,
se non è
merce di questo stock,
pure quando
dici: “oggi io non ci sono”,
anch’io
subito scompaio un poco,
e di
un’amante adulta ha il suono
la tua voce
nell’umano gioco,
nel gioco
dell’azzardo, troppo umano,
di chi
punta tutto sull’esito scontato
E, al
termine del suo turno privato,
si tiene il
cuore e passa la mano.
(dicembre 2000 - pubblicata in
L’ora d’aria dei cani, Baroni ed. 2003)
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L'ETERNITA'
DEL GIORNO
Chi non
conosco
Se non
nella verità degli occhi
Sogna la
purpurea nube
Del sogno
che non vedo
Con
ostinazione ricercando
Quel che mi
è dato di trovare
Nell’azzurro
che sia di iride o di mare
Nell’inquieto
unisono dei corvi
Sul falbo
orizzonte della nebbia
O
nell’altezza del gabbiano
E non è
per astenermi dall’umano
Che pratico
altrove la mia gioia
Intera come
questa pergamena
Di cielo
Sulla quale
il sole scrive
L’eternità
del giorno
(agosto
2002)
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LIGUSTRALIA
Infranto in un abisso oscuro
Dove buio era tutto ed esterno
Lucido basalto sotto marine carezze
E adesso brullo cliname di roccia
E una tonsura di pini
A sgravarlo nella tersura
Dell’aria opaca su cui le nuvole
Configgono una selce bianca
E dall’acquosa selva della collina
Si riflette il drago
Da Jules Verne fino ad Empedocle
Lungo Ricochet e la spuma di risacca
Contro i muri e dentro i cuori
Dura il suo viaggio la sottile
Sopra agili passi di pensieri
Liberata nel cerchio meridiano
(settembre 2005)
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NEL
SETTANTESIMO OTTOBRE DELLA RIVOLUZIONE
Freddo
sulla piazza rossa
Il cielo cupo in bianco e nero
Soffia il vento a mulinello
Centomila sfilano in drappello
Messi in riga dalle morti già
vissute
Anche più numerosi di quante se ne
contino
E la piazza rossa di passi risuona
Come di tonfi di corpi
Che cadano dal cielo
Non per la prima volta
Dietrofront!
Applausi al passaggio del numinoso
dio
Nella gabbia di Faraday rinchiuso
Che trasporta un affusto di cannone
Chi va là!?
Cadaveri rimessi sulle gambe
Come la dialettica materialistica li
resuscita
Così il materialismo dialettico li
ha concepiti
Dietrofront!
Si chiudono i circoli dialettici
Dall’alto della difesa aerea solo
forme algebriche
Rombi trapezî differenziali esatti
Che nessuno ha la statura né ali per
non scorgere
Chi va là!?
Sulla plumbea piazza enormi cazzi
sfilano d’acciaio
E l’orgasmo di cinquant’anni fa
è tuttora immenso
Nei petti in climaterio blasonati
Di stelle al valore militare
Dietrofront!
È morto l’epos della guerra fredda
Di tecnologiche poche rivoluzioni
bastano
Perché si eterni lo spirito
d’impresa
Sono passati pochi anni alla velocità
della luce
E si è fatto buio attorno
Chi va là!?
Ha ottenebrato il cielo del capitale
l’accumulazione
Le ragnatele crescono tra cervelli di
nuova generazione
La speranza è la proiezione di un
nuovo sperma.web
Da scaricare a tempo ermetico su
evoluti microchip
Prima dell’autocoscienza della
Microsoft
Dietrofront!
Pope Gapon guida al massacro i suoi
diseredati
E trova ovunque complici rivali o
seguaci
Nel mio piccolo non ho abbastanza
spazio sulla piazza d’armi
Dove le fila si serrano sopra e sotto
Come nella chiusura lampo delle
guerre
Dietrofront!
Ciò che è in alto è uguale a ciò
che è in basso
Ridatemi tutte le mie sante russie
Saprò io che farne questa volta
Chi va là!?
Sulla piazza rossa del sangue da
versare purché i conti tornino
Ancora e sempre
Impiccato alla manica di Esenin
Oscillo
Come il pendolo che misura le
scadenze
Del tempo che mi manca e che vi avrei
promesso
Trascinando il cadavere del mio amore
enorme
Quando Majakovskij canta sonetti
a Tiana
Dietrofront!
Se salvezza è un optional nel
pacchetto finanziario del sopravvivere costi quel che costi
Se utopia è un itinerario turistico
lungo il quale tutti si ritrovano
È tanto facile chinare il capo
all’onda di piena e fare il verso del surf
È tanto facile sommergersi nei
fanghi termali dello squallore
E uscirne con un’immagine migliore
È tanto facile nascondere la testa
sotto la sabbia dell’ultima estetica qualunque
È tanto facile venire a capo di ciò
che non ha senso
Togliere il suo coperchio – che non
fa il diavolo – all’arte plastica
Quella fatta – come dio comanda o
avrebbe potuto comandare –
Di corpi bionici eugenetica
psicofarmaci
Chi va là?!
È tanto facile morire in questa vita
Ma vivere è di gran lunga
preferibile!
(novembre 1997 - pubblicata in Canto
senza preghiera, Baroni
ed. 2004)
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OLTRE
LO SPECCHIO
L’immagine
è sepolta sotto un suprematismo di cenotafi
Al
piacere difformi a piacere e condiscendenza
In
recinti di cattività di coscienza
Aspra
contesa all’escluso assillo
Da
una mimesi di mesi in attese
Di
fiati differiti non degni di risposta
Per
la grossezza della posta
Che
non entra in palio o in lizza
Il
primo maestro regge l’ultimo sul tavolato
Del
palco possibile per salvifica menzogna
E
i burattini agitano i burattinai
Chiamando
a testimone una gragnuola di segni
Lasciati
sulla strada assieme al foglio di giornale
Che
continua ad aspergere l’inchiostro
Dentro
un magro vento d’occidente
Nel
paradiso terrestre che scongiura la catastrofe
Con
il calcolo probabile di possibili reni
Ireniche
ironie sulla fila delle labbra
Dove
le voci si specchiano sul varco
Del
precipizio da cui Cocteau gettava Jean Marais
Ed
era e non era
Ancora
Per
sempre un’altra volta
(settembre
2005)
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PARTICOLARE
AMORE
Tu
sei la molecola del mio desiderio
E
tutte le oasi dove si va dal suo deserto,
La
contraddizione
In
ogni chiaro e distinto asserto,
La
trasparenza
Nella
fata morgana del tuo nome.
Tu
sei un corpo
Sotto
l’abito d’organza della prima comunione,
L’inclusiva
disgiunzione nel paesaggio dei miei occhi;
Del
mio oceano sei la goccia che trabocchi.
Tu
sei il vino che io vado cercando
Dentro
al calice del cuore.
(gennaio
1999 - pubblicata in Canto senza preghiera, Baroni ed. 2004)
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PRIMA
CHE MEMORIA INTRECCIASSE
Prima
che memoria intrecciasse
La
sua fitta selva di riflessi
Sapevamo
Tra
la vocale delle Alpi e la consonante del mare
Quando
da un grumo di sale e di vento
Qualcuno
ci condusse alla sua casa
All’imbrunire
lungo i fianchi della collina
Dove
il sole posava la sua polvere triste
Sopra
i lauri e gli ulivi e dormiva
La
vite sulle pergole di prossimi sogni
E
salperemo ancora verso l’origine chiara
Verso
una terra oltremarina che riscalda
Il
nostro fuoco e là
consisteremo
Nella
fine e nel principio
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PRIMA
DELLA PIOGGIA
Al
matrilineare richiamo dei passeri
Nell’aria
catafratta d’azzurro
Sotto
asili di embrici e pergole
Si
risvegliarono
E
un’odorosa brezza sentiva
Le
labbra delle finestre schiudersi
Dentro
era tutta una febbre di corpi
A
spogliarsi di settimane e di mesi
In
un’ombra cortese sedevano
Tra
le ringhiere ed i muri sbreccati
Dove
giocavano il sole e la pietra
E
si dicevano in gran segreto
Di
voler far crescere l’erba
Dal
cortile all’eternità
(giugno
2005)
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