Pensieri
di primavera
Si
rincorrono pensieri alati
Lanciandosi
nell’azzurro
In
mirabolanti evoluzioni
Agili
acrobati aviatori
Ritornano
intanto
Africane
migrazioni
Una
misteriosa forza antica
Guida
precise rotte di ineffabili viaggi
E
rinnova le stagioni
Rapidi
sì, i miei pensieri
Volubili,
inquieti
Malinconici
agrodolci
Onde
incalzanti susseguenti
A
riva fratte spumeggianti
Silenziosi
pungenti
Distratti
Dal
volo d’un gabbiano
Turbati
sorridenti
Viaggiatori
sulle nuvole
Valigie
di cose inutili
Affascinati
da un refolo di vento
Esploratori
curiosi
Mai
stanchi mai sopiti
Mai
spenti
Ieri
notte m’han portato
Dove
atterrano le stelle cadenti
Diventando
gemme tra le dita
D’un
piccolo principe indiano
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L’Appeso
Dei
tarocchi io sono
L’Appeso
Appeso
da secoli al filo io
Aspetto
Oscillo
Pondero
Penso
Vacillo
Sospeso
io
Soppeso
E
vedo
Il
mondo
Con
i miei occhi rovesciati
Come
lontane affondano le radici
Crescendo
sotterranee segrete
A
fissare solidi boschi
Intricate
Intrecciate
Ricamate
da intelligenze superiori
Che
disdegnano la luce
E
ti canzonano,
Come
col cuore
Vedo
Ti
inquieta la mia presenza
Sul
tappeto
Non
dò risposte,
Io
sono l’Appeso
Ma
ti consiglio:
Non
t’inquietare
Impara
ad aspettare
Da
secoli io
Rido
Al
mio piede
Appeso
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Luna
tu dici
Luna
tu dici
Si
plachi il cuore mio con le maree
Aliti
d’un giovane autunno
Notte
di marea crescente
Sommerge,
tu rammenti
Misteriosi
labirinti silenziosi
Di
rii calli salizade
Sottoporteghi
muschiosi
Ove
s’intrecciano armoniose
Terra
acque vitree stelle
Ove
ogni piccolo amore infinito
Si
palesa al palcoscenico del mondo
Nel
tempo dilatato delle maree
Anche
tu lo rammenti, ma da lontano
Ti
supplica luna il cuore mio
Prega
che la notte sia più lunga
Per
stringersi al suo sogno come allora
Marea
sospirosa in rigagnoli si ritira
Ridisegnando
beffarde spirali arabescate
Nuovi
labirinti ai nuovi amanti
Perché
quello in cui noi ci perdemmo
Resti
per sempre, amore, tuo e mio soltanto
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In
volo
"Cielo
e mare
Io
vedo, cielo e mare
Riflessi
l’uno nell’altro
Rincorrendosi
all’infinito
Volo
all’orizzonte ultimo
Sempre
cangiante, sempre
Irrimediabilmente
distante
Nei
tempi di bonaccia,
Nei
tempi di tormenta,
Dispiego
al vento le mie ali bianche,
Anch’io
seguo forse il mio destino,
Ma
vigile è il mio riposo ,attento
Della
notte sul mare i fruscii ascolto
Sussurri
di stelle, rollii e sciabordii
di
tante rabbiose lacrime sola resta
unisona
pulsare, ritmica risacca
E
attendo l’alba, e ripartire"
Ferma
è la fessura dei suoi occhi
A
quel punto dove si genera
e
termina del tempo la spirale
Dove
mai s’incontreranno,
solo
sfiorandosi appena
cielo
e mare, quando la bruma…
Quando
la bruma leggera
Lenta
sale, tra cielo e mare,
mano
tesa, carezza velata
mirabile,
inevitabile, estrema
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Anni
dopo
Forse
per sentirsi poeti
Non
basta un impermeabile grigio,
due
caffè, sul tavolino di ferro e di vetro,
questo
foglio, scarabocchiato nell’attesa
Forse
non basta, certo che no,
Mi
si stringe il cuore nelle banalità di rito,
oggi
che tutto è cambiato, passato, finito
paradiso
irrimediabilmente perduto....
Forse
non bastava allora appena
una
matita per disegnarti - senza soffrire,
sì,
per fissarti alla memoria in pochi
tratti,
ora che tutto - è solo ricordi
E
forse tu, non sei più tu,
né
io.
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Appunti
di viaggio
Come
sono diversi ,gli appunti di viaggio
Dalle
stanche istantanee con quegli sfondi,
sciupati
,abusati, stinti.
Appunti
fitti, pagine sfogliate, rime declinate
Di
tutte le vite possibili una,
Una,
nel
girotondo dei giorni ,delle notti,
dei
ma, dei se, dei forse sospesi
dei
sì, dei no, cercando
un
senso nel pazzo destino che
beffardo,
piano piano si dipana
Una,
nell’infinito
ripetersi
delle
stagioni.
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Mai
Mai
ho scelto
La
via più facile e breve
Mai,
quei docili declivi verso il nulla
Mai
le convenzioni, le pretese,
Le
anestesie nella vita quotidiana,
Mai,
i baratti ai saldi di stagione.
Mai
ho scelto le fughe,
Le
contrattazioni sui cigli delle strade,
Mai
ho stretto mani sporche , tese
Solo
il volto argentato della luna
Conosce
il pianto che mi ha rigato il viso
Mai
davanti a lei ho abbassato lo sguardo
Nemmeno
quando ne ho visto
Nel
buio più profondo, il lato oscuro.
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Magritte
Questa
la nostra colpa:
Aver
deciso d’esser savi
Aver
scelto i climi temperati
Grigi
continentali, i contorni sfumati,
Sfogliando
estranei, distratti quotidiani
Quale
sia mai il prezzo
Per
questo nostro sentirsi savi
Guardar
la vita dal vetro, vita mia,
Mentre
t’allontani
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Pianoforte
a quattro mani
Le
notti d’autunno sono le migliori
Nella
pianura
Ed
al di là di essa nel bosco
Ed
oltre ancora fino al mare
Ed
oltre ancora l’umida terra
Ed
oltre ancora gli affanni quotidiani…
La
pace che mi porta il tuo sorriso
E’
simile all’umore della terra bagnata
E’
sapere che esisti
Oltre
quell’orizzonte
Da
dove m’arriva il bagliore ultimo
Dei
raggi del sole d’ogni giorno nuovo.
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Polesine
Come
è bella, la mia terra
Distesa
morbida e molle
Come
una giovane madre
Profuma
di zolle divelte
D’intrichi
d’acque
Di
foglie crocchianti
Ha
sapori farinosi d’inverno
Succosi
d’estate
Cangianti
di sole e nebbia
Nelle
sempre umide stagioni
Ha
mani generose e grosse
Di
vecchi contadini e pescatori
Ha
la stessa ruvida bellezza
Delle
loro rughe amare
Attorno
agli occhi
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29
febbraio
Oggi
è il giorno
Che
non c’è sempre
sul
calendario
Le
ventiquattr’ore fatte
Dei
minuti avanzati,
del
resto delle divisioni
Oggi
è un giorno
Straordinario,
infatti
S’è
costretti a dar ragione
Al
tempo quando si ribella
Propongo
che Oggi sia la festa
Degli
esclusi dalle somme,
Di
chi sta da parte,
Di
chi viene messo fuori,
Di
chi non ci sta, incasellato;
Perché
Oggi, è una data
che
non si scorda,
solo
perché è un conto
che
non torna:
Oggi
finalmente potresti
incontrare
te stesso,
passeggiando
per la strada:
Riconoscerti,
forse;
e
perdonarti
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La
terra arsa
Inizia
poco prima d’autunno,
quella
breve stagione: la sua pelle
ha
il colore della terra arsa, quando
Vedi
come è torto lo stelo secco del grano,
un
tempo si usava dargli fuoco
L’uomo
non conosce quale sia
il
tempo dato per vivere e morire:
ma
abbiamo fame , abbiamo sete,
come
fiere inquiete silenziose
vento
di maestrale, e poi.
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Città
di mare
Distratto
e curioso
Gioca
il vento
Con
le parole leggere
D’un
libro scordato aperto
Sfoglia
scorre frettoloso
Mentre
attende il temporale
L’armonica
triste stasera
Riporta
tiepide malinconie
Si
rannuvola lento il cielo
Insieme
al cuore mio
Il
gatto fa le fusa
Il
vociare della via
Assaporo
nell’aria aromi
Di
pesce e di limone
Canta
una giovane mamma
Una
ritrovata ninna nanna
Volano
si tuffano i gabbiani
Strillano
e sogghignano
Irridono
l’ingenua
Silenziosa
domanda mia
Avverto
allora Vita
Sottile
il tuo respiro
Punta
dritto al cuore mio
E
tutto s’avviluppa infine
In
sabbiosi mulinelli
Di
sogni e di pensieri
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Mr.Hartmann
in London underground
Il
mio maestro, uomo di scienza e cuore,
diceva
che l’uomo vive nel suo ambiente medio,
prevedibile,
nelle
diverse latitudini di questa palla che chiamiamo mondo
sospesa
nella luminosità dello spazio infinito;
poggia
su di un substrato di egg and bacon e cappuccino
ed
usa un trenino per andare al lavoro al mattino
e
di sera ritornare;
Il
mio maestro, uomo di cuore e psiche,
Osservava
l’uomo in quest’ambiente
Di
tovagliette a quadri e newspapers
Certo
non poteva prevedere
Questa
attuale assiduità con la morte
Dove
chi prende il trenino oggi
Non
lo sa, se domani ci sarà ancora il
Suo
substrato di egg and bacon e cappuccino
Questo
,ci dice il professor Big Brother,
sarebbe
giusto da fare in conseguenza,
chiuderci
nella tana, con la realtà virtuale;
Ma
al cuore dell’uomo non gli piace
Ascoltare
queste lezioni :
nuotare
col salvagente,
andar
pian piano, vestir di grigio,
marciare
silenzioso a capo chino,
volgere
lo sguardo per non vedere,
aver
paura del vicino, allora
E’
importante come un rito, di mattino
egg
and bacon, cup of tea, cappuccino
Questa
è la novità, caro maestro,
lo
dicevi e ce ne siamo accorti:
Convivere
con la morte vuole dire
Sia
pure oggi il mio ultimo giorno
Comunque
sia su questa terra io
Vivo,
perché amo, sono libero
e
respiro.
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