James
M. Barrie è all’apice della sua carriera, la buona società inglese ama
le sue commedie, è ricco, rispettato ed invidiato ma non riesce più a
scrivere, non trova più l’ispirazione per le sue opere, fino a che in
una calda giornata di sole al parco di Kengsinton conosce la famiglia
Llewlyn Davies, quattro bambini ed una affascinate vedova Sylvia.
Incomincia
così il viaggio verso l’Isola che non c’è, alla ricerca di quell’infanzia
amata e perduta.
Pur
non ricalcando fedelmente la realtà dei fatti - Sylvia infatti non era
ancora vedova quando conobbe lo scrittore - racconta con delicatezza la
nascita di un meravigliosa capolavoro - un libro che io personalmente amo
molto -.
È
la storia di un uomo che amava la fantasia più della realtà e del suo
desiderio di preservare quell’infanzia, così incantata e pure, il più
a lungo possibile, scordando le convenzioni e gli obblighi sociali in nome
di una vita più semplice e più umana.
Un
film ben riuscito, una produzione hollywoodiana che sembra, in realtà,
molto europea.
E
preferiamo sapere che quei ragazzi sperduti siano rimasti intatti tra
quelle pagine dimenticando invece la cronaca di una realtà che
conosciamo.
"I
bambini non dovrebbero mai andare a letto, si svegliano più vecchi di un
giorno"