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"Omero,
Iliade"
di
Alessandro Baricco
Feltrinelli
Euro
13,00
recensione
di Raffaele Niro
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Come ogni
volta che compare una novità di Alessandro Baricco nelle librerie
italiane (non in tutte, dato che non sono riuscito a trovarne una
copia in una città di sessantamila abitanti; ma evidentemente è
colpa della città) si alza un polverone di polemiche, soprattutto
tra le fila dei “baroni” della cultura.
Questa volta, con “Omero, Iliade”, forse, più del solito.
Evidentemente una delle colpe di Baricco è quella di coltivare la
passione per le storie. In molti, me compreso, lo ricordano seduto
su una cassa, con il suo elegante modo di gesticolare, a raccontare
di libri: le storie degli autori, le storie dei libri e le storie
raccontate nei libri. I suoi romanzi sono ricchi di protagonisti
“originali” e di storie stravaganti. Non convenzionali.
E non convenzionali sono anche i progetti che sviluppa e ci propone.
A lui che piacciono storie di frontiera e lì che ci conduce tutte
le volte. Ad ampliare i confini o per lo meno a scrutarli da
angolazioni diverse.
La definizione più appropriata per Baricco è quella di divulgatore
di storie.
Le letture pubbliche, se oggi sono affollate e frequentate da
migliaia di persone, e non riservate a pochi, ristretti circoli
letterari, lo si deve a lui ed ai suoi “Totem”.
Ed è propria da questo suo precedente progetto che ha origine
“Omero, Iliade”. Dalla sua capacità di tuffarsi nelle storie,
di barcamenarsi tra la giungla della punteggiatura e arrivare alle
spalle delle parole per scovarne i segreti seminati dai loro autori.
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Cosa sono i racconti omerici? Nello specifico l’Iliade racconta
pochi giorni dell’ultimo dei dieci anni di guerra per la conquista
(e la difesa) della città di Troia. Tutto qui? Roba da film
d’avventura? No! I film d’avventura dopo poco usciti sono già
dimenticati. I racconti omerici sono lo stratagemma usato dai padri
per tramandare il sapere ai figli. Tutto il sapere conosciuto
all’epoca di Omero. Tramandato ai figli con la formula del
racconto perché già all’epoca, le paternali, riscuotevano pochi
consensi.
Quale operazione ha dunque compiuto Baricco? Ha tagliato i fronzoli,
le ripetizioni, la distrazione degli Dei, e ci ha offerto un testo
più asciutto ed attuale nel quale è più semplice intravedere il
messaggio omerico, il messaggio che i padri della nostra cultura ci
hanno voluto tramandare.
La guerra è lo strumento più facile che l’uomo utilizza per
ricercare se stesso, per ridare vigore alla propria esistenza, ma,
in questo monumento alla guerra che è l’Iliade, esiste un
messaggio, che Omero ci fa riferire dalle donne e dal più grande
guerriero omerico, Achille, ossia che l’uomo, nella bellezza della
pace, può trovare uno giovamento ancora maggiore.
È questo che ha compiuto Baricco, riconoscersi in
quell’alternativa alla guerra, che sembra essere un’esigenza
nuova ed attuale, ma che ci è stata tramandata dai padri dei padri.
E ci aiuta a fare altrettanto, proponendoci una eco che l’Uomo da
millenni ancora non riesce a dare ascolto, con la carica propulsiva
che i suoi progetti, nel bene e nel male, riescono a generare.
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