|
Due lapidi sulla
disubbidienza vengono lette prima delle immagini iniziali, sul rumore di
un'eruzione lavica. I titoli di testa scorrono su un grande e moderno
porcile. Poi, in mezzo ad una landa deserta, un giovane vestito in abiti
antichi che si ciba di farfalle e di serpenti è osservato parallelamente a
Julian, delfino del grande magnate tedesco Klotz, che si aggira
fischiettando nella villa "italianizzante" e neoclassica di suo
padre a Godesberg, nei dintorni di Colonia. Il giovane nel deserto trova
degli elmi e delle armi accanto a carcasse di soldati morti, e li indossa.
Siamo di nuovo a Godesberg, nel 1967, periodo delle prime manifestazioni
studentesche in Germania. Il venticinquenne Julian, figlio unico ed erede di
Klotz, ha uno scialbo rapporto con la diciassettenne Ida, la quale lo ama
non ricambiata. Ida cerca nell'impegno politico studentesco il senso della
sua vita, mentre Julian, "né obbediente né disubbidiente" (come
lo definisce sue padre), si è reso conto che come rivoluzionario è
conformista, e "non ha opinioni". Vive sospeso nel suo limbo, in
un'impenetrabile e stralunata aria di mistero e di fuga dal reale,
nell'infinita ripetizione di un amore segreto e perverso, quella passione
zoofila che lo porta ad eccitarsi e a potersi accoppiare solo con i maiali
che vivono nelle tenute paterne, quei maiali con cui, citando Brecht e Grosz,
il padre "umanista", con cinica ironia, identifica la sua classe e
se stesso. Ida, trattata da Julian come una bambina capricciosa (i loro
dialoghi pullulano di espressioni nonsense come urrà, trallallero, trallallà
ecc.), non riesce a strappare a Julian il segreto del suo vero amore, a
causa del quale viene rifiutata. Alla vuotezza del loro rapporto puramente
verbale si aggiungono i rapporti familiari di Julian con suo padre, il
paralitico Herr Klotz e sua madre, che vedrebbero di buon occhio un
matrimonio con Ida, per salvare Julian dalla sua apatia. Ida esorta Julian a
seguirla nelle grandi manifestazioni di protesta sotto il muro di Berlino.
Julian, giocosamente, rifiuta. Klotz, sdraiato nel letto con il cappello da
notte, si interroga con la sua consorte sull'ambigua condotta del figlio, e
poi afferma che "i tempi di Grosz e di Brecht non sonno affatto
passati", anche se la Germania di Bonn, che fabbrica solo lane,
formaggi, birra e bottoni, "non è mica la Germania di Hitler".
Dopo qualche tempo, sui bordi della grande vasca della villa, Julian, da una
sponda all'altra, fa il suo "ultimo, infame esperimento"
sull'amore di Ida nei suoi confronti, prima di ribadirle che il suo amore è
altrove. Uno stacco sul giovane cinquecentesco lo mostra scrutare a distanza
i movimenti degli uomini che si aggirano sulla montagna deserta. Il giovane,
senza dire una sola parola, affronta un soldato da solo a solo, lo uccide, e
ne getta la testa in un cratere fumante del vulcano. Poi, accanto ad un falò,
mangia la carne del soldato cotta. Si torna a Godesberg, e da un dialogo di
costante contraddizione reciproca tra Ida e la madre di Julian, apprendiamo,
ancora prima di vederlo, che Julian si è chiuso in uno stato di catalessi,
sdraiato su un letto come un povero Cristo, con i pugni stretti e lo sguardo
fisso nel vuoto, del tutto insensibile a chi lo circonda. Intanto, Klotz
suona l'arpa, e, su due nuove lapidi, ne leggiamo i preoccupati pensieri,
che riguardano il suo "concorrente venuto su dal niente",
Herdhitze, che insidia il suo primato produttivo. Sul vulcano, il giovane
cannibale ha trovato un seguace, che, dopo aver coridiviso con lui un pasto,
lo aiuta a fare strage degli uomini che passano di lì, e a rapirne e
stuprarne le donne, che vengono trattate come vere bestie. A Godesberg
giunge il fedele servitore-spia di Klotz, il viscido Hans Guenther, che ha
importanti novità sul conto del maggior concorrente di Klotz, il sedicente
signor Herdhitze. Hans Guenther ha scoperto che Herdhitze altri non è che
Hirt, vecchio compagno di studi di Klotz, criminale nazista addetto alla
"raccolta di crani di commissari bolscevichi ebrei per ricerche
scientifiche all'università di Strasburgo". Sul vulcano, i cannibali
rapiscono e uccidono una donna, poi la mangiano, sotto gli occhi increduli
del marito che è riuscito a nascondersi. La conversazione tra Klotz e Hans
Guenther prosegue amabilmente, con la descrizione del martirio degli ebrei
nelle camere a gas, e con la rivelazione che Hirt (ora Herdhitze) si è
arricchito rubando i denti d'oro dei prigionieri, finché, a un tratto, il
signor Herdhitze stesso, viene annunciato in visita improvvisa dal
maggiordomo di Klotz. In un paesetto cinquecentesco giunge il marito della
donna sbranata dai cannibali, che rivela, davanti alla folla (tra cui anche
il contadino Maracchione,) l'orribile misfatto. Il vulcano si riempie di
soldati armati, appostati e nascosti con i fucili spianati, mentre due
"esche", un uomo e una donna nudi, vengono piazzati, visibili,
nella piana. I cannibali (il cui numero intanto è cresciuto), scrutano la
situazione con diffidenza. A Godesberg, Herdhitze e Klotz conversano,
scrutandosi reciprocamente, e brindando ipocritamente alla loro "nuova
giovinezza". Ancora un breve stacco sul vulcano, dove soldati e
cannibali osservano la situazione. Klotz pensa di avere Herdhitze in pugno,
di poterlo ricattare, ma Herdhitze gli rivela che è a conoscenza del "vizietto"
di suo figlio Julian, dell'accoppiamento con i maiali; in uno sterminato
salone con affreschi settecenteschi, mentre Hans Guenther si specchia la
lingua, Klotz capisce di dover scendere a patti con il suo rivale. Sul
vulcano la situazione si evolve: il giovane cannibale, a gesti, ordina
l'attacco ai suoi seguaci, ma viene sorpreso dai soldati, e catturato dopo
che si è denudato dinanzi a loro. A Godesberg Julian è guarito, e parla
con Ida del nuovo colosso tedesco: l'industria Herdhitze-Koltz, nata dalla
flisione dei due grandi antagonisti. Mentre Ida sta per dare l'addio a
Julian, perché ha deciso di sposarsi, Julian, in un monologo di
straordinaria bellezza letteraria, descrive a Ida il senso del suo amore,
pur senza rivelarne chiaramente l'oggetto. In una fortezza cinquecentesca si
svolge il giudizio della banda di cannibali. Una campana a morto esprime
senza parole il prevedibile verdetto: esecuzione capitale. Il contadino
Maracchione è tra la folla, e assiste sgomento alla processione che
accompagna i condannati sul vulcano. Il giovanie cannibale è l'unico a non
pentirsi davanti alla croce. A Godesberg è in atto un grande ricevimento
per festeggiare la Fusione industriale Herdhitze-Klotz. Julian si allontana
dalla villa, e mentre si avvia nei boschi incontra il sorridente contadino
Maracchione. Una bimba segue Julian a distanza nella sua passeggiata. Con un
montaggio parallelo assistiamo alla costruzione dei patiboli dei cannibali e
all'ingresso di Julian nel porcile. Julian scompare tra i maiali, mentre il
cannibale, con le lacrime agli occhi, pronuncia per quattro volte l'unica
frase di tutto l'episodio: "Ho ucciso mio padre, ho mangiato carne
umana, tremo di gioia". Maracchione osserva muto l'esecuzione dei
cannibali: sono legati in terra con i quattro arti a dei pali, per essere
fatti sbranare vivi dai cani selvatici. A Godesberg, nel pieno dei
festeggiamenti della Fusione, giungono in drappello i contadini di Klotz
vestiti di nero, per annunciare a Herdhitze (il più forte dei due soci)
l'orribile scomparsa di Julian, totalmente sbranato dai maiali. Herdhitze,
avendo constatato che di Julian e della sua deviazione non è rimasta alcuna
traccia visibile, intima ai contadini di tacere per sempre sull'accaduto.
.[Scheda
tratta da "Pier Paolo Pasolini" di Serafino Murri, ed. Il
Castoro].
|