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"I racconti di Canterbury"

Regia: Pier Paolo Pasolini 

Attori: Hugh Griffith, Laura Betti, Ninetto Davoli

Durata: h 1.52
Nazionalità: Italia/Francia 1972
Genere: drammatico

Nel 1972 quando Pasolini diresse 'I racconti di Canterbury', tratto dall'opera di Geoffrey Chaucer, film che racchiudeva in sé un elevato messaggio politico e di critica ai costumi del tempo, il sentiero era già tracciato, e mentre solo una parte della critica italiana ne esaltava le doti artistiche e la capacità del tutto nuova di avvicinare sul grande schermo la ricerca del piacere e delle gioie del sesso all'arte popolare, il Medioevo diventava, per tanti ignobili cineasti, terreno fertile per l'ambientazione di avventure scurrili, monotematiche e ben poco originali. Anche ne ‘I racconti di Canterbury’ il tema sessuale è uno degli elementi di provocazione del film che riceverà una lunga serie di denunce per pornografia e oscenità. Mi sembra significativo ricordare alcune parole pronunciate da Pasolini nel corso di un convegno sull’erotismo tenutosi in quegli anni a Bologna: "Perché io sono giunto all'esasperata libertà di rappresentazione di gesti e atti sessuali, fino, appunto, come dicevo, alla rappresentazione in dettaglio e in primo piano, del sesso? Ho una spiegazione che mi fa comodo e mi sembra giusta, ed è questa. In un momento di profonda crisi culturale (gli ultimi anni Sessanta), che ha fatto (e fa) addirittura pensare alla fine della cultura – che infatti si è ridotta, in concreto, allo scontro, a suo modo grandioso, di due sottoculture: quella della borghesia e quella della contestazione ad essa – mi è sembrato che la sola realtà preservata fosse quella del corpo. Protagonista dei miei film è stata così la corporalità popolare. Il simbolo della realtà corporea è infatti il corpo nudo: e, in modo ancor più sintetico, il sesso. I rapporti sessuali mi sono fonte di ispirazione anche di per se stessi, perché in essi vedo un fascino impareggiabile, e la loro importanza nella vita mi pare così alta, assoluta, da valer la pena di dedicarci ben altro che un film. Tutto sommato il mio ultimo cinema è una confessione anche di questo, sia detto chiaramente. E, siccome ogni confessione è anche una sfida, contenuta nel mio cinema è anche una provocazione. Una provocazione su più fronti. Provocazione verso il pubblico borghese e benpensante. Provocazione verso i critici, i quali, rimuovendo dai miei film il sesso, hanno rimosso il loro contenuto, e li hanno trovati dunque vuoti. "

di Ernesto Maria Volpe

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