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Nel
1972 quando Pasolini diresse 'I racconti di Canterbury', tratto dall'opera
di Geoffrey Chaucer, film che racchiudeva in sé un elevato messaggio
politico e di critica ai costumi del tempo, il sentiero era già tracciato,
e mentre solo una parte della critica italiana ne esaltava le doti
artistiche e la capacità del tutto nuova di avvicinare sul grande schermo
la ricerca del piacere e delle gioie del sesso all'arte popolare, il
Medioevo diventava, per tanti ignobili cineasti, terreno fertile per
l'ambientazione di avventure scurrili, monotematiche e ben poco originali.
Anche ne ‘I racconti di Canterbury’ il tema sessuale è uno degli
elementi di provocazione del film che riceverà una lunga serie di denunce
per pornografia e oscenità. Mi sembra significativo ricordare alcune parole
pronunciate da Pasolini nel corso di un convegno sull’erotismo tenutosi in
quegli anni a Bologna: "Perché io sono giunto all'esasperata libertà
di rappresentazione di gesti e atti sessuali, fino, appunto, come dicevo,
alla rappresentazione in dettaglio e in primo piano, del sesso? Ho una
spiegazione che mi fa comodo e mi sembra giusta, ed è questa. In un momento
di profonda crisi culturale (gli ultimi anni Sessanta), che ha fatto (e fa)
addirittura pensare alla fine della cultura – che infatti si è ridotta,
in concreto, allo scontro, a suo modo grandioso, di due sottoculture: quella
della borghesia e quella della contestazione ad essa – mi è sembrato che
la sola realtà preservata fosse quella del corpo. Protagonista dei miei
film è stata così la corporalità popolare. Il simbolo della realtà
corporea è infatti il corpo nudo: e, in modo ancor più sintetico, il
sesso. I rapporti sessuali mi sono fonte di ispirazione anche di per se
stessi, perché in essi vedo un fascino impareggiabile, e la loro importanza
nella vita mi pare così alta, assoluta, da valer la pena di dedicarci ben
altro che un film. Tutto sommato il mio ultimo cinema è una confessione
anche di questo, sia detto chiaramente. E, siccome ogni confessione è anche
una sfida, contenuta nel mio cinema è anche una provocazione. Una
provocazione su più fronti. Provocazione verso il pubblico borghese e
benpensante. Provocazione verso i critici, i quali, rimuovendo dai miei film
il sesso, hanno rimosso il loro contenuto, e li hanno trovati dunque vuoti.
"
di
Ernesto Maria Volpe
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