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Romanzi
e racconti
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Con i due volumi dei Romanzi e racconti ha
preso il via lo scorso ottobre presso Mondadori la pubblicazione di
tutte le opere di Pier Paolo Pasolini, che si concluderà soltanto nel
2001, quando disporremo dei previsti dieci "Meridiani" al
completo. L’edizione è diretta da Walter Siti, che con Silvia De
Laude è anche il curatore di questi primi due volumi d’assaggio, nei
quali il lettore potrà reperire diversi strumenti utili a decifrare
l’intricato mondo poetico pasoliniano. Innanzitutto, due ampi saggi
dello stesso Siti, il primo volto a offrire un’interpretazione
complessiva dell’opera di Pasolini e, di riflesso, a motivare le
scelte filologiche dei curatori dell’edizione; il secondo dedicato
alla narrativa pasoliniana. Quindi, una cronologia della vita e delle
opere di Pasolini affidata a Nico Naldini, ricchissima di informazioni
(come già lo era quella scritta dal medesimo autore per i volumi che
raccolgono le Lettere di Pasolini).
Una Nota all’edizione, poi, ci informa dei
criteri di lavoro seguiti. I due curatori scrivono di essersi attenuti
unicamente al criterio cronologico; di aver mirato a evidenziare il
"farsi" dei testi piuttosto che il loro esser compiuti; di non
aver separato i testi editi dagli inediti; di aver mirato a mostrarci il
continuo montaggio e smontaggio operato da Pasolini sui propri frammenti
testuali; quindi di aver costruito (utilizzando "parti
significative delle prime stesure, o prefazioni previste e non
utilizzate, o satelliti narrativi che si sono in fasi diverse sganciati
dal corpo principale del racconto") delle Appendici ai
romanzi, le quali, a loro volta, "avrebbero potuto ampliarsi ad
libitum, facendo scoppiare i volumi". Le Note e
notizie sui testi, anch’esse a cura di Siti e De Laude, di
conseguenza, rispettano l’ordine cronologico con cui i testi sono
presentati all’interno dei volumi, limitandosi a riferire circa le
vicende editoriali dei testi editi; illustrando, invece, lo stato della
tradizione e i criteri seguiti nella scelta del testimone nel caso degli
inediti. Completa i volumi un’ampia bibliografia delle opere e della
critica pasoliniane.
Se Pasolini stesso, negli anni settanta, avesse
potuto dirigere l’edizione della propria opera omnia,
probabilmente avremmo avuto dei volumi pressoché identici a questi
"Meridiani". Forse egli avrebbe rinunciato all’idea di
accorpare per generi letterari la propria produzione, ma per il resto
nulla sarebbe cambiato, a cominciare dal rischio di illeggibilità
che caratterizza un’edizione come questa mondadoriana, pensata
soprattutto – ha spiegato Siti su "Tuttolibri" – come
un’occasione per "discutere il tradizionale diagramma di valore
dei romanzi di Pasolini".
Se volessimo un esempio concreto di come si sarebbe
comportato il Pasolini filologo, basterebbe considerare il modo
in cui egli ha costruito Petrolio. Pasolini, infatti, lo aveva
pensato come una "summa", una ricapitolazione della propria
produzione poetica; come un testo "da farsi", ottenuto
dall’unione di parti narrative e metanarrative, segmenti finiti e
appena abbozzati, materiali letterari ed extra letterari. Grandissima,
perciò, è la somiglianza tra il testo postumo pasoliniano e i due
"Meridiani". Siti e De Laude sembra abbiano voluto scrivere
con l’insieme degli altri romanzi pasoliniani un secondo Petrolio,
fornendo così un’interpretazione forzatamente coerente e unitaria del
lavoro di Pasolini. All’interno del quale, invece, esiste un chiaro
spartiacque, rappresentato da Poesia in forma di rosa e dalle
dichiarazioni di poetica contenute in Progetto di opere future in
special modo. Da quel momento in avanti, infatti, Pasolini trasforma in
tecnica narrativa un limite della propria prosa, la frammentarietà;
inizia a considerare tutta la propria produzione poetica come "una
matassa monolitica" e non più come un insieme di opere autonome;
costruisce lentamente un’immagine di sé corrispondente a quella
offertaci di lui dai "Meridiani": un autore preoccupato di
scrivere un’unica, interminabile opera. Alì dagli occhi azzurri,
Teorema, La divina mimesis, presi singolarmente, non
realizzano questo progetto pasoliniano, ma vanno considerati,
nell’insieme, tappe di avvicinamento a quel romanzo monumentale,
enciclopedico e illeggibile che secondo Fortini è Petrolio.
Le scelte operate dai curatori dei "Meridiani", quindi,
rispecchiano quest’ultima stagione della narrativa pasoliniana, ma non
testimoniano dell’altro Pasolini, quello precedente, che
pubblica romanzi che ambiscono a essere finiti, limitati, leggibili,
indipendenti l’uno dall’altro, persino non sperimentali.
Discutibile, perciò, è anche il trattamento
riservato agli inediti pasoliniani. Nei "Meridiani", infatti,
dopo Il sogno di una cosa (caso limite "dove l’Appendice
supera per un numero di pagine il testo finale licenziato
dall’autore") non vi è più alcun allegato significativo. Del
periodo, quindi, in cui Pasolini scrive romanzi più tradizionali e
conserva nel cassetto i testi non finiti, al lettore si offrono svariate
"rovine di edifici" (è la definizione data da Camon degli
inediti pasoliniani): e per dimostrare che Pasolini non è un vero
romanziere si tenta di disaggregare testi omogenei. Al contrario, nel
secondo volume dei "Meridiani", per gli anni che vedono
Pasolini scrivere esclusivamente per frammenti e decidere di dare alle
stampe ogni proprio progetto narrativo, anche se allo stato di abbozzo
(si pensi al caso di La divina mimesis), i romanzi licenziati
dall’autore non sono corredati di inediti (dato che non ne esistono).
Paradossalmente, il lettore dei "Meridiani"
potrebbe ricavarne l’errata sensazione che Pasolini abbia
improvvisamente imparato a costruire romanzi finiti, autonomi
l’uno rispetto all’altro e costituiti di parti non disaggregabili
proprio quando, invece, è vero che egli rinuncia del tutto a scriverne.
Se una critica va mossa ai curatori dei "Meridiani", non è
quindi quella di aver pubblicato troppo Pasolini e persino il
Pasolini più brutto, ma quella di aver esteso a tutta la
narrativa pasoliniana le caratteristiche di un unico testo. Petrolio,
infatti, nasceva per essere sovrabbondante e sgradevole, ma "il
sistema gravitazionale" costruito nei "Meridiani" ne
ridimensiona la novità estetica, fino a rimuoverla.
recensioni di Tricomi, A. L'Indice del 1999, n. 04
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