Scritto
e realizzato un mese prima delle elezioni politiche italiane del 21
aprile 1996, Rumors è la storia di un Paese in lotta con sé stesso e
con il suo immobilismo per crescere, per rinnovarsi, per cambiare. Il
duello di valori che il testo rappresenta: tra vecchio e nuovo, tra
giustizia e arroganza del potere, tra vero e falso, tra onestà e
corruzione, non è solo italiano ma internazionale, non di mera
attualità ma affacciato sulla Storia.
I
duellanti sono Tommaso Gorresio, pubblico ministero dell'inchiesta
"Coscienze di Stato", e il suo più autorevole inquisito,
l'ex presidente Valerio, riparato ai Caraibi per sfuggire all'arresto
per corruzione e collusione mafiosa. Nel primo è facile ravvisare
alcuni caratteri del giudice più famoso d'Italia, Antonio Di Pietro,
il magistrato dell'inchiesta "Mani pulite". Più sfumata
l'identificazione del secondo, che, se per analogia sembra rimandare
all'esilio africano dell'onorevole Bettino Craxi, per altri aspetti ne
prende le distanze, assumendo connotati più inquietanti perché
internazionalmente condivisibili, vizi "senza passaporto",
che l'avvicinano di più, per le caratteristiche della vicenda, ad
esempio, al Ted Kennedy dello scandalo Chappaquiddick.
Lo
scontro finale tra Gorresio e Valerio, tra le due Italie in conflitto,
si consuma, non a caso, ai Tropici. I duellanti sono costretti
all'esilio. Il Paese li ha spurgati entrambi: vive ormai al di sotto
del Bene e del Male.
L'architrave
che sostiene le insinuazioni, i depistaggi, gli avvertimenti mafiosi
che attraversano in lungo e in largo la trama di Rumors sono proprio
le impalpabili "voci incontrollate" del sottotitolo del
radiodramma: il potere satellitare delle notizie fuori controllo,
quasi impazzito.
Una
curiosità: si è prestato amichevolmente e con autoironia a
interpretare il direttore del telegiornale "Accadrà oggi"
Enrico Mentana, nella realtà il telegiornalista più famoso d'Italia,
nonché direttore del Tg5 della Fininvest, soprannominato
"Mitraglia" per il suo personalissimo modo di sparare le
notizie. Nel ruolo del presidente Valerio, del patriarca di Stato
ferito a morte e perciò più minaccioso che mai, Gastone Moschin, uno
dei più grandi attori italiani, Nastro d'argento del 1967 per Signore
e signori di Pietro Germi, noto al pubblico cinematografico
soprattutto per Amici miei di Mario Monicelli. Il personaggio che
riscatta il cupo Paese dei Rumors, i suoi comprimari e figuranti, gli
industriali delle tangenti, i nani e le ballerine del gran circo di
Stato, insomma le mezze tacche della notorietà, è un uomo con
l'orgoglio della memoria: un anziano artigiano di soldatini di piombo.
Come in un sogno, catartico e rigeneratore, il "Maestro"
entra in scena per raccontare la sua favola "a un mondo dal quale
sembra siano scomparsi i bambini". L'artigiano allinea sul palco
i soldatini delle guerre per l'Indipendenza, ricuce pazientemente la
memoria storica di un Paese allo sbando, poi, eseguito il suo compito,
svanisce in un vento di sabbia, la materia di cui sono fatti i sogni.
Non a caso è stato chiamato a interpretarlo Sergio Graziani, un
attore che, nei film sulla Bibbia e sui Vangeli, è il doppiatore
principe del Cristo o di Abramo, o "semplicemente" di Dio.
L'antico artigiano dei soldatini di piombo, in Rumors, è il nostro
Redentore laico, il narratore della coscienza nazionale perduta, la
bussola per non smarrirsi: la Storia. Tutto il resto, anche se cronaca
dolente, è vanità. (tratto dal sito www.diegocugia.com)