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Nel corso della lavorazione
del Decameron, alla fine delle riprese effettuate nello Yemen,
Pasolini girò il film-documentario Le mura di Sana'a.
“Era l'ultima
domenica che passavamo a Sana'a, capitale dello Yemen del Nord”, disse
Pasolini. “Avevo un po' di pellicola avanzata dalle riprese del film.
Teoricamente non avrei dovuto possedere l'energia per mettermi a fare anche
questo documentario; e neanche la forza fisica, che è il requisito minimo.
Invece energia e forza fisica mi son bastate, o perlomeno le ho fatte
bastare. Ci tenevo troppo a girare questo documento.
“Si tratterà forse di una deformazione professionale, ma
i problemi di Sana'a li sentivo come problemi miei. La deturpazione che come
una lebbra la sta invadendo, mi feriva come un dolore, una rabbia, un senso
di impotenza e nel tempo stesso un febbrile desiderio di far qualcosa, da
cui sono stato perentoriamente costretto a filmare […] Ma è chiaro che se
volessi veramente ottenere qualcosa, dovrei dedicare a questo scopo la mia
intera vita. Son cose che qualche volta si pensano ma poi non si fanno.
Frustrazione terribile, ma consolata dal pensiero che ci sono persone che,
in realtà, per mestiere dovrebbero occuparsi di questi problemi e che
dunque la responsabilità è dovuta a loro […]
“Ma intanto ogni giorno che passa è un pezzo delle mura
di Sana'a che crolla o vien nascosto da una catapecchia 'moderna'. […] È
uno dei miei sogni occuparmi di salvare Sana'a ed altre città, i loro
centri storici: per questo sogno mi batterò, cercherò che intervenga l'Unesco”.
Solo nel 1986 la capitale
dello Yemen è stata dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'umanità.
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