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«Io
non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che
mi proviene paradossalmente dal non averla voluta; dall'essermi
messo in condizione di non avere niente da perdere, e quindi di
non esser fedele a nessun patto che non sia quello con un
lettore che io del resto considero degno di ogni più scandalosa
ricerca».
Il patto che Pasolini strinse con il lettore e con sé stesso si
rivela, a distanza di vent'anni, più che mai saldo e severo. La
«scandalosa ricerca» sui temi dell'aborto e della pubblicità,
dell'etica politica e della religione è ora il nostro scandalo,
perché si riaccende in un clima di conflitti sopiti, occultati
o rimossi, in un contesto sociale e intellettuale che sembra
essersi dimenticato del «sogno di una cosa». Questi scritti «d'occasione»
- duri colpi di sonda mossi dallo sdegno e dalla pietà -
appartengono certamente al lascito più duraturo di Pasolini.
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