|
Wim Wenders è un maestro delle
immagini. Chi è abituato ai suoi film è consapevole di essere disarmato
dinanzi alla sua creativa imprevedibilità. A chi non ha mai visto un suo
film o documentario basterà vedere la prima sequenza de "La terra
dell’abbondanza" per rendersi conto di come il regista tedesco
riesca, con le sue immagini, a comunicare a tutti e cinque i sensi dei
suoi spettatori.
Con "La terra dell’abbondanza" torna
a presentarci l’America (gli Stati Uniti d’America) vista da dentro.
Questa volta, però, l’anima resta sul fondo, mentre in primo piano sono
il suo sistema nervoso, i muscoli ed i tendini, le viscere di questo paese
colpito al cuore e nell’orgoglio.
Traballa "il sogno americano",
stereotipo esportato nel resto del mondo e convinzione di gran parte degli
americani, anche di quelli che vivono in condizioni poco agiate, comunque
lontani dalle centinaia di migliaia di homeless che quel sogno lo
raccolgono tra i rifiuti per rivenderlo a pochi cents.
Ad accompagnarci in questo viaggio è
Paul,
veterano di una guerra in Vietnam i cui spettri non ha mai abbandonato né
lui né la coscienza americana, ora sergente dell’esercito sempre in
allerta, alla ricerca di potenziali minacce terroristiche, e Lana, sua
nipote, da poco rientrata dalla Palestina, dopo aver girato il mondo, a
soli 20 anni, le zone più povere con i sui genitori missionari.
Wenders smonta l’apparenza, ribalta stereotipi,
sollecita l’autocritica ad una società il cui vero problema è l’inquinamento
delle coscienze dovuto a dipendenza da illusioni.
Un film assolutamente da non perdere.
recensione di Raffaele Niro
|