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"La terra vista dalla luna"
Regia: Pier Paolo
Pasolini
Attori: Totò, Ninetto
Davoli, Silvana Mangano
Durata: h 0.30
Nazionalità: Italia 1966
Genere: commedia
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Nell'ottobre 1966 Dino De
Laurentis propone a Pasolini di partecipare con un episodio a un film che
sta producendo, Le streghe: gli altri episodi sono affidati ai
registi Luchino Visconti, Francesco Rosi, Vittorio De Sica e Mauro
Bolognini.
Pasolini, per questa occasione, riprende una storia già scritta e non
ancora realizzata, Il buro e la bura. L'epigrafe del film porta la
seguente scritta del regista: "Visto dalla luna, questo film che
s'intitola appunto La Terra vista dalla Luna non è niente e
non è stato fatto da nessuno… ma poiché siamo sulla Terra, sarà
bene informare che si tratta di una fiaba scritta e diretta da un certo Pier
Pasolo Pasolini".
Nel film sono narrate le avventure donchisciottesche di un padre e un figlio
(Ciancicato Miao e Baciù) che, dopo aver pianto la morte della moglie-madre
Crisantema, deceduta per avere ingerito funghi avvelenati, partono alla
ricerca di una Donna ideale, che possa diventare l'anima femminile della
loro baracca, sperduta in una radura piena di altre catapecchie.
I due incontrano dapprima una vedova isterica che li prende a ombrellate,
poi una prostituta; a un certo punto pare che, infine, dopo tanto
girovagare, abbiano trovato la donna perfetta, ma si accorgono che si tratta
solo di un manichino. Disperati, padre e figlio continuano un viaggio senza
più alcun senso, finché incontrano una donna bellissima (Assurdina Caì,
nel film interpretata da Silvana Mangano) che appare ai due come una vera e
propria dea. La donna non risponde ad alcuna domanda e Ciancicato pensa che
sia sordomuta. Alla fine, Ciancicato le rivolge una richiesta di matrimonio
alla quale Assuntina acconsente.
Tornati tutti nella baracca, in breve, grazie alle "virtù
femminili" della donna, tutto si trasforma e in breve la baracca appare
come una ordinata e graziosa casetta. Cedendo alla logica consumistica, però,
Ciancicato e Baciù architettano un "lavoro" che consentirà loro
di farsi una bella casa. Tale lavoro consisterà in questo: Assurdina,
dall'alto del Colosseo, minaccerà di suicidarsi se non verrà aiutata a
sopravvivere. Padre e figlio, intanto, raccoglieranno quattrini fra coloro
che stanno assistendo alla scena. Tutto procederà in questo modo, fino a
quando la donna, scivolando su una buccia di banana, precipiterà nel vuoto.
Ancora disperazione per Ciancicato e Baciù che, dopo aver sepolto la donna,
tornano alla loro bicocca: in essa ritrovano Assuntina, muta e sorridente,
che li aspetta. I due, felicissimi, constatano che Assurdina, anche da
morta, può così continuare a svolgere tutte le funzioni che già
assolveva, e gioiscono: "È la felicità, è la felicità!" Appare
a quel punto la didascalia finale: "Essere morti o essere vivi è la
stessa cosa".
"La morale del film", scrive Serafino Murri (Pier Paolo
Pasolini, Il Castoro, Milano), "che l'autore ci dice essere tratta
dalla filosofia indiana, non è, come parte delle critica militante fu
portata a scrivere, 'rinunciataria o nichilistica', poiché non c'è nessun
accenno di pessimistico consenso con quella affermazione: semmai, con fin
troppa ironia, vi si ritrova un malcelato invito a non accettare la logica
imperante, ad essere lunari quel tanto che basta per prendere le distanze
dai tentacoli mostruosi del nonsenso sociale e dei suoi schematismi da
marionette. La forma fiabesca stigmatizza dunque la falsità della vita, una
vita perduta, sepolta in un mare di grotteschi comportamenti e necessità
secondarie […]"
Nel gennaio del 1967, scrivendo a Garzanti, in quel momento editore dei suoi
libri, Pasolini gli annuncia: "Infine c'è il progetto di un libro
molto strano. Si tratta di questo: ho in mente una dozzina di episodi
comici, che vorrei girare ancora con Totò e Ninetto [i due interpreti di Uccellacci
e uccellini], ma forse non potrò farlo per i troppi impegni. Ora, la
sceneggiatura dell'ultimo episodio La terra vista dalla luna, l'ho
stesa sotto forma di fumetto a colori (ripescando certe mie rozze qualità
di pittore abbandonate). Stando così la cosa, mi piacerebbe, piano piano,
di mettere insieme un grosso libro di fumetti – molto colorati e
espressionistici – in cui raccogliere tutte queste storie che ho in mente,
sia che le giri, sia che non le giri".
In effetti Pasolini non scrisse una vera e propria sceneggiatura
dell'episodio La terra vista dalla luna: elaborò le scene del film,
girato verso la fine del 1966, disegnandole in forma di fumetti.
[Scheda tratta da
"Pier Paolo Pasolini" di Serafino Murri, ed. Il Castoro].
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