|
|
 |
"Uccellacci e uccellini"
Regia: Pier Paolo
Pasolini
Attori: Totò, Ninetto
Davoli, Femi Benussi
Durata: h 1.28
Nazionalità: Italia 1966
Genere: commedia
|
|
|
Il film più
povero e più bello della sua filmografia a detta dello stesso Pasolini.
Uccellacci e Uccellini è una favola surrealista-metaforica in cui risulta
affascinante ricercare i significati ed i contenuti. Una favola che vede tre
personaggi impegnati in un lungo tragitto in cui gli eventi, le storie, le
persone e i luoghi via via incrociati, sono maschere simboliche di temi
delicati e cari all'autore. Il regista volle due protagonisti presi tra la
"brava gente" e scelse Totò e Ninetto Davoli per
affidare loro la parte di padre e figlio impegnati nello sfrattare la povera
gente dalle baracche abusive. Il loro lungo e complesso errare tra le
campagne romane traccia, anche, il perimetro del film in cui i due
rappresentano due facce differenti della Borghesia, l'uno impegnato
spasmodicamente nel suo compito (gli sfratti), l'altro immaturo e curioso,
cui piace trastullarsi con la musica ei giochi. Totò e Ninetto si trovano a
metà perfetta tra i Signori (vedi l'Ingegnere creditore) ed il Proletariato
(le diverse famiglie senza nulla da mangiare senno un nido di rondini
bollito) ed al loro fianco si unisce lungo il cammino un Corvo,
intellettuale di sinistra, filomarxista dall'accento romagnolo che
intrattiene padre e figlio con interminabili congetture politiche. Il
cammino di Totò, Ninetto e del Corvo è quello della società, società che
è strutturata verticalmente in una piramide classista in cui il pesce
grande mangia quello piccolo e dove ci sono Uccellacci e Uccellini.
Il pensiero-Pasolini entra nelle "spoglie" del Corvo, è lui
l'intellettuale petulante che parla, parla e parla, stufando una borghesia
che non ha troppa voglia d'ascoltare. E' significativa a tal proposito la
frase che il pennuto dirà dopo l'ennesima ripartenza del viaggio: "Ed
io che sto a parlare di chissà che cosa a uomini che vanno chissà
dove". Ed è sempre il Corvo-Pasolini che racconterà la parabola
di frate Ciccillo e frate Ninetto (Totò e Ninetto Davoli): il procedere del
film s'interrompe per essere incalzato dalla storia di questi frati, scelti
da San Francesco per "parlare" con gli uccelli ed evangelizzarli.
Dopo anni d'attesa e di preghiere, Frate Ciccillo riuscirà nell'intento di
portare la parola di Dio sia tra i falchi che tra i passerotti.
Ma, ennesima metafora della pellicola, non riuscirà a portare l'armonia tra
le due specie che, fratricide, si attaccano. La parabola di Fra Ciccillo e
Fra Ninetto serve al Corvo-Pasolini per esprimere l'inefficacia della Chiesa
che riesce si a portare i suoi dettami in tutti gli uomini, ma che non è
neanche capace di diffondere la pace tra questi. Il camminare incerto di Totò,
Ninetto e del Corvo riprende incrociando tanti altri elementi di forza
metaforica. Lungo le vie sterrate, ad esempio, scivolano via impossibili
segnali stradali che recitano Istambul km 4.253 o Cuba km 13.257. E' il
terzo mondo che fa sentire la sua presenza anche in sterili e ruvide sciare
laziali. O ancora i funerali di Almiro Togliatti (realizzati con una tecnica
documentaristica) che servono a dettare la fine di un periodo politico. La
fine del marxismo forse. Il concetto centrale del film, però, è
sicuramente quello del ruolo dell'intellettuale nella società moderna (di
allora). Il Corvo-Pasolini è un rompiscatole. La sua voce è un sibilo
fastidioso per Totò e Ninetto che hanno ben altro cui pensare. Le sue
parole risultano ai due inutili e sterili. Ridondanti lamentele ed effimeri
romanticismi di maniera. E cosa se ne fa la società di questi intellettuali
così scomodi? Se li mangia perché: ”tanto se non lo mangiamo noi se
lo mangia qualcun altro”. Questa è l'amara considerazione
dell'intellettuale marxista Pier Paolo Pasolini che ha scritto un film sul
pessimismo politico, religioso e sociale. E' lui che dice: "Io vengo
da lontano, il mio paese si chiama ideologia, vivo nella capitale, la città
del futuro, in via Carlo Marx al numero settanta volte sette!". E'
lui, il Corvo, che si ritrova stecchito e bruciato tra la polvere e la
terra. “Uccellacci e Uccellini” è forse il film più maturo del regista
bolognese. La forma è quella di una lunga parabola simbolica caratterizzata
dall'accelerazione delle immagini e da alcuni fermi immagine pirotecnici. La
scelta di Totò fu molto criticata agli esordi per uno come Pasolini che
aveva abituato il pubblico ad attori non professionisti, comparse e
ragazzetti di borgata. Ma motivò la sua decisione descrivendo l'attore
napoletano come il miglior personaggio possibile per quella parte: uomo
buono, semplice-sempliciotto e autentico. E’ suggestiva la scelta di una
location così surreale (campagne crude ed anonime) proprio per
proporre una storia surreale e metaforica. Così quel posto non ha
una sua particolarità ma può racchiudere in se qualsiasi luogo in Italia e
non solo.
A cura di
Riccardo Marra
|
|
|
|
|