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"Una
canna da pesca per mio nonno"
Gao
Xingjian
Rizzoli/BUR
Euro
6,80
recensione
di Massimo Citi
la
recensione è comparsa sul numero
numero 20 di LN-LibriNuovi - inverno 2001
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Esce
in edizione economica il primo dei libri di Gao
Xingjiang a suo tempo tradotti in lingua italiana.
Una raccolta di racconti, Una canna da pesca per mio
nonno, Rizzoli. Sei racconti scelti personalmente
dall'autore tra quelli pubblicati in due antologie,
datate rispettivamente 1989 e 1996.
La prima sensazione alla lettura è quella della
lentezza. Una lentezza che non appartiene allo stile o
alle storie raccontate, ma che fa parte di un
atteggiamento assorto, di apparente calcolata
disattenzione grazie alla quale cogliere minimi
particolari e sostare sulle parole. Le storie che
Xinjiang racconta sono minime, banali eventi quotidiani:
un viaggio di nozze, un incidente d'auto, un malore, un
incontro, un ricordo e la lettura di un libro; fatti
minuti che posseggono una risonanza profonda, quasi
un'eco. Dietro ogni gesto e parola si annidano i gesti
non fatti e le parole non dette, ciò a cui si rinuncia
e ciò che non arriva in tempo, le intenzioni inconsce e
le temute delusioni, l'ombra inafferrabile delle vite
possibili, delle situazioni che avrebbero potuto
prendere un'altra piega. I racconti di Xinjiang sono
ordinati cronologicamente e non è difficile cogliere
l'intenzione sempre più pressante di riuscire a
restituire nella pagina le infinite sfumature di un
attimo, rendere il lettore cosciente della coesistenza
delle realtà – plurali, non singolari – delle
partenze senza ritorno.
Difficile scegliere, tra questi racconti, quello dotato
di un profilo più marcato. Ho apprezzato, per motivi
poco più che personali, Il crampo e Un
incontro al parco. Il primo per l'indefinita
sensazione di smarrimento che racconta e che comunica al
lettore, il secondo per la meravigliosa tessitura grazie
alla quale un incontro mancato si rivela il riflesso di
un incontro fallito. Un dialogo nella sera che avanza
lentamente, trascinato per scongiurare l'incomprensione,
un dialogo drammaticamente immobile, stanco e logorato,
irto di equivoci e di frasi che non riescono a nascere.
Poche pagine di un'intensità quasi insostenibile,
davvero magistrali.
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