| TABLEAUX
(Quadri) di Elisa Ghirardi
Il
rosa.
Le trasparenze del rosa
festeggiano un ventilare d'oleandri.
Possibile stilare un elenco di gradazioni emotive?
E' un flusso di archi e intervalli, ovvio,
di tattili arcobaleni.
L'indaco e Il
viola
Si allineano sui
picchi dei monti,
cupi, cupe le parole dei giorni, artiglianti.
Il senso del nulla davanti ad un televisore spento.
Eppure una
volta, tanto tempo fa, fioriva
il chiacchiericcio sull'uscio di casa
nel rosa delle sere d'estate, e qualche tiepida
primavera era la più confortevole placenta.
L'azzurro.
"Où sont les neiges d'antan?" ripete l'esitazione
di un ricordo, la memoria diventa cristallo,
incessante ripetizione di luci,
neve che rinchiude nei suoi miracoli il silenzio.
Scrollando la tela, piccoli fiocchi cadevano,
l'immagine diventava immaginario,
impercettibile ronzio di galassie.
Verde.
Rimbalzano sul prato le stelle.
Tra fili d'erba e crocchi di trifogli:
la falce, con il suo sorriso lunare.
Cespugli, il coro polifonico del vento e delle foglie.
Poi l'orchestrazione a scacchiera dei grilli.
Riprendono, tra le pause, la battuta successiva in levare,
non considerano il tempo, lo respirano.
E questo loro può bastare.
Giallo.
Solo color di ginestre. Ovunque. Sempre un castello,
un campanile dalle nebbie, dall'acqua risorge.
Io col fiato mozzo.
L'ombra reale si intuisce. Ma nulla di più.
Straripa un torrente di sole e l'estate, ridendo,
galleggia a pancia in su.
Arancio.
Banale parlare di tramonti. Ma un tramonto non sempre
scompare. Restano appunti, virgole sospese su sferiche
autostrade: lì noi vaghiamo correndo,
con un tramonto da urlo alle spalle, che ci insegue,
immemori d'un principio del tutto meraviglioso e casuale.
Rosso
magenta.
Il limite tra il silenzio e un grido.
L'aria febbricitante di rose. Tralci e maggio
che si trattiene nella perfezione del sonno,
di ciliegie dolci, dolci...
La mia brughiera è un affresco della memoria,
l'attraversa un vento di betulle.
Lì crescono radici verso il cielo.
Non si muore mai del tutto, lì.
Rouge.
Se parlo di papaveri? Osserviamoli fiorire
con qualche ondeggiante carezza alla Monet.
Il sangue? Non è un discorso per principianti.
Indispensabile il sangue:
immaginarlo come un fiume nel cosmo e noi,
invisibili globuli gettati a casaccio, qua e là,
nell’universo.
et Noir.
L'ossidiana, io cercatrice di lucifavole
tra i ciottoli lungo il mare.
Il vulcano dormiva con gli occhi socchiusi.
Disegnavo con un carboncino sul muro:
paperi alla Walt Disney, macchie nere,
l'allegria originaria del silenzio.
Una mano di gesso et
voila il
BIANCO
LA TELA HA PIU' SPESSORE ORA. |