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Dicembre 2005

"Nel settantesimo ottobre della rivoluzione" di Giancarlo Micheli 

 

Freddo sulla piazza rossa

Il cielo cupo in bianco e nero

Soffia il vento a mulinello

Centomila sfilano in drappello

Messi in riga dalle morti già vissute

Anche più numerosi di quante se ne contino

E la piazza rossa di passi risuona

Come di tonfi di corpi

Che cadano dal cielo

Non per la prima volta

Dietrofront!

Applausi al passaggio del numinoso dio

Nella gabbia di Faraday rinchiuso

Che trasporta un affusto di cannone

Chi va là!?

Cadaveri rimessi sulle gambe

Come la dialettica materialistica li resuscita

Così il materialismo dialettico li ha concepiti

Dietrofront!

Si chiudono i circoli dialettici

Dall’alto della difesa aerea solo forme algebriche

Rombi trapezî differenziali esatti

Che nessuno ha la statura né ali per non scorgere

Chi va là!?

Sulla plumbea piazza enormi cazzi sfilano d’acciaio

E l’orgasmo di cinquant’anni fa è tuttora immenso

Nei petti in climaterio blasonati

Di stelle al valore militare

Dietrofront!

È morto l’epos della guerra fredda

Di tecnologiche poche rivoluzioni bastano

Perché si eterni lo spirito d’impresa

Sono passati pochi anni alla velocità della luce

E si è fatto buio attorno

Chi va là!?

Ha ottenebrato il cielo del capitale l’accumulazione

Le ragnatele crescono tra cervelli di nuova generazione

La speranza è la proiezione di un nuovo sperma.web

Da scaricare a tempo ermetico su evoluti microchip

Prima dell’autocoscienza della Microsoft

Dietrofront!

Pope Gapon guida al massacro i suoi diseredati

E trova ovunque complici rivali o seguaci

Nel mio piccolo non ho abbastanza spazio sulla piazza d’armi

Dove le fila si serrano sopra e sotto

Come nella chiusura lampo delle guerre

Dietrofront!

Ciò che è in alto è uguale a ciò che è in basso

Ridatemi tutte le mie sante russie

Saprò io che farne questa volta

Chi va là!?

Sulla piazza rossa del sangue da versare purché i conti tornino

Ancora e sempre

Impiccato alla manica di Esenin

Oscillo

Come il pendolo che misura le scadenze

Del tempo che mi manca e che vi avrei promesso

Trascinando il cadavere del mio amore enorme

Quando Majakovskij canta sonetti a Tiana

Dietrofront!

 

Se salvezza è un optional nel pacchetto finanziario del sopravvivere costi quel che costi

Se utopia è un itinerario turistico lungo il quale tutti si ritrovano

È tanto facile chinare il capo all’onda di piena e fare il verso del surf

È tanto facile sommergersi nei fanghi termali dello squallore

E uscirne con un’immagine migliore

È tanto facile nascondere la testa sotto la sabbia dell’ultima estetica qualunque

È tanto facile venire a capo di ciò che non ha senso

Togliere il suo coperchio – che non fa il diavolo – all’arte plastica

Quella fatta – come dio comanda o avrebbe potuto comandare –

Di corpi bionici eugenetica psicofarmaci

Chi va là?!

 

È tanto facile morire in questa vita

Ma vivere è di gran lunga preferibile!

(novembre 1997 - pubblicata in Canto senza preghiera,  Baroni ed. 2004)

 

 

 

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