| "Nel
settantesimo ottobre della rivoluzione" di Giancarlo
Micheli
Freddo
sulla piazza rossa
Il cielo cupo in bianco e nero
Soffia il vento a mulinello
Centomila sfilano in drappello
Messi in riga dalle morti già
vissute
Anche più numerosi di quante se ne
contino
E la piazza rossa di passi risuona
Come di tonfi di corpi
Che cadano dal cielo
Non per la prima volta
Dietrofront!
Applausi al passaggio del numinoso
dio
Nella gabbia di Faraday rinchiuso
Che trasporta un affusto di cannone
Chi va là!?
Cadaveri rimessi sulle gambe
Come la dialettica materialistica li
resuscita
Così il materialismo dialettico li
ha concepiti
Dietrofront!
Si chiudono i circoli dialettici
Dall’alto della difesa aerea solo
forme algebriche
Rombi trapezî differenziali esatti
Che nessuno ha la statura né ali per
non scorgere
Chi va là!?
Sulla plumbea piazza enormi cazzi
sfilano d’acciaio
E l’orgasmo di cinquant’anni fa
è tuttora immenso
Nei petti in climaterio blasonati
Di stelle al valore militare
Dietrofront!
È morto l’epos della guerra fredda
Di tecnologiche poche rivoluzioni
bastano
Perché si eterni lo spirito
d’impresa
Sono passati pochi anni alla velocità
della luce
E si è fatto buio attorno
Chi va là!?
Ha ottenebrato il cielo del capitale
l’accumulazione
Le ragnatele crescono tra cervelli di
nuova generazione
La speranza è la proiezione di un
nuovo sperma.web
Da scaricare a tempo ermetico su
evoluti microchip
Prima dell’autocoscienza della
Microsoft
Dietrofront!
Pope Gapon guida al massacro i suoi
diseredati
E trova ovunque complici rivali o
seguaci
Nel mio piccolo non ho abbastanza
spazio sulla piazza d’armi
Dove le fila si serrano sopra e sotto
Come nella chiusura lampo delle
guerre
Dietrofront!
Ciò che è in alto è uguale a ciò
che è in basso
Ridatemi tutte le mie sante russie
Saprò io che farne questa volta
Chi va là!?
Sulla piazza rossa del sangue da
versare purché i conti tornino
Ancora e sempre
Impiccato alla manica di Esenin
Oscillo
Come il pendolo che misura le
scadenze
Del tempo che mi manca e che vi avrei
promesso
Trascinando il cadavere del mio amore
enorme
Quando Majakovskij canta sonetti
a Tiana
Dietrofront!
Se salvezza è un optional nel
pacchetto finanziario del sopravvivere costi quel che costi
Se utopia è un itinerario turistico
lungo il quale tutti si ritrovano
È tanto facile chinare il capo
all’onda di piena e fare il verso del surf
È tanto facile sommergersi nei
fanghi termali dello squallore
E uscirne con un’immagine migliore
È tanto facile nascondere la testa
sotto la sabbia dell’ultima estetica qualunque
È tanto facile venire a capo di ciò
che non ha senso
Togliere il suo coperchio – che non
fa il diavolo – all’arte plastica
Quella fatta – come dio comanda o
avrebbe potuto comandare –
Di corpi bionici eugenetica
psicofarmaci
Chi va là?!
È tanto facile morire in questa vita
Ma vivere è di gran lunga
preferibile!
(novembre 1997 - pubblicata in Canto
senza preghiera, Baroni
ed. 2004)
|